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domenica 19 maggio 2013

La fuga dalle violenze dell'Africa impone "Il sacrificio di Sanela"


La fuga dalle violenze dell'Africa impone "Il sacrificio di Sanela"

di Andrea Curreli
"Ho preso un abito da suora dall’armadio, uno solo, poi sono uscita e sono andata verso la macchina senza farmi vedere e qui ho convinto il soldato che era alla guida a farmi salire, ho detto che Fargas mi voleva ammazzare e che tu, sorella, eri d’accordo con me a scappare". La voce narrante è quella di Sanela, giovane ragazza africana costretta a fuggire da una terra che ancora oggi produce in quantità industriale solo guerra e povertà. Il mezzo per questa fuga è una missionaria, suor Caterina, anch’essa vittima delle condizioni estreme in cui è costretta ad operare. Infine, con un ruolo solo apparentemente secondario, c’è il mercenario Fargas, un uomo di dubbia morale che sfrutta a suo vantaggio il contesto di caos sociopolitico nel quale versa il Sud Sudan e gran parte dell’Africa. Le vite, ma sarebbe più corretto scrivere “tragedie”, di questo trio di protagonisti, si intrecciano in un viaggio che parte da un piccolo villaggio centroafricano e si conclude in Italia. Un viaggio lungo oltre cinquecento pagine che compongono il nuovo libro di Giovanni Firinu intitolato Il sacrificio di Sanela (Delfino editore, 2013). L’autore di L’Ombra Chiara (premio Garcia Lorca nel 2001) ancora una volta mescola miserie umane all’interno di un quadro più ampio in questo caso caratterizzato da miseria e violenze di ogni genere. Nel doppio piano narrativo si inseriscono richiami alla divina Provvidenza e al pragmatismo o ambiguità di certe gerarchie religiose e di alcune figure politiche. “I personaggi e la storia sono frutto della mia fantasia – spiega Firinu -. Come è capitato anche nei miei libri precedenti, sono incastonati in una realtà geografica e ambientale abbastanza reale o almeno molto verosimile. Contesti diversi tra loro per le loro peculiarità, che mi hanno colpito e mi hanno permesso di scrivere i miei libri, spero che la vena non si inaridisca”.
Partiamo dal titolo del libro: in che cosa consiste il “sacrificio” di Sanela?
"In realtà dovremmo parlare di sacrifici di Sanela. Questa ragazza assiste inerme al rapimento dei suoi fratelli, alla mutilazione del padre cui vengono amputate entrambe le braccia e quando riesce a lasciare la sua terra e grazie a suor Caterina a giungere a Roma, finisce sotto l’ala protettrice di un onorevole. Ma questo aiuto si trasforma presto in un ricatto morale non esplicito. Si viene a creare un meccanismo per cui mentre il sottosegretario esalta il suo ruolo di salvatore, la ragazza subisce il suo potere e ritiene di doversi in qualche modo sdebitare. Il primo sacrificio consiste nel concedersi volontariamente a un uomo il quale però ha esercitato su di lei una forte pressione".
E il secondo sacrificio?
"Anche in questo caso c’è una figura maschile, il fratello di Caterina. E’ un giovane sardo costretto alla latitanza per un fatto di sangue. Lei prima gli salva la vita e poi cerca di redimerlo e sostenerlo davanti ai numerosi anni di carcere che lo attendono. Il suo sacrificio consiste in questo sostegno che non è frutto di un innamoramento ma anche in questo caso di uno sdebita mento".
L’altra figura principale del libro è Caterina, una suora violentata che sceglie di tenere il frutto dello stupro.
"Suor Caterina si trova ad operare in una realtà molto complessa ma soprattutto molto violenta. E’ un personaggio con un carattere forte ma deve misurarsi con un contesto tragico perché la guerra imperversa, ci sono violazioni di qualsiasi natura. Lei resiste finché può, poi viene violata da Fargas, un mercenario senza scrupoli che incarna il male, e rimane incinta. La sua maternità e la scelta di tenere il bambino si trasformano in un dramma".
Questa sua scelta coraggiosa non viene accettata.
"Sì, è così. Il delegato del vescovo per non inimicarsi determinati potentati mantiene una posizione ondivaga. Anche se prova compassione per Suor Caterina al tempo stesso decide di non incrinare i rapporti con Fargas. Anche al ritorno in Italia la madre superiore del suo ordine religioso pur provando una forte ammirazione per il coraggio di questa donna, resta ferma sull’idea che una suora non può essere madre. La situazione non è migliore nel contesto familiare in Sardegna. Il fratello è un uomo legato a una mentalità chiusa e non accetta questa realtà. In sintesi suor Caterina trova davanti a se solo ostacoli ma riesce a trovare la forza necessaria per andare avanti nel rapporto con Sanela, alla quale è legata da un rapporto indissolubile".
Dal punto di vista strutturale il suo romanzo si avvicina molto a una sceneggiatura. E' una scelta volontaria?
"No, ma è vero che il testo si presta a un adattamento per un lungometraggio o una fiction".

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