La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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mercoledì 22 maggio 2013

Sei quello che leggi. E in Italia non è un granché


Più di 31 milioni di italiani non leggono nemmeno un libro all’anno. Perché stupirsi allora se il 5 per cento dei cittadini non sa decifrare singole cifre o lettere, il 33 per cento non è in grado di capire una breve frase e un numero ancora maggiore non riesce a decodificare un messaggio orale?

I NUMERI DELLA LETTURA
L’Associazione italiana editori pubblica periodicamente dati assai interessanti sulla situazione italiana.
Si tratta di una fotografia impietosa, tuttavia assai utile, di una dimensione spesso sulla bocca di tutti, ma nell’agenda di quasi nessuno: la cultura.
Due dati sono qui al centro dell’analisi: la percentuale di lettori, variamente definiti, e il numero di pubblicazioni annuali stampate in Italia.
Partiamo con la prima informazione, evidenziata in tabella 1 per il periodo 1998-2011.
Tabella 1
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A noi interessa il numero di persone che, in Italia, al 2011, e al netto della popolazione sotto i sei anni di età, non legge nemmeno un libro: è una cifra importante, poiché si tratta di 31milioni 483mila persone, il 54,7 per cento della popolazione di potenziali lettori. (1)
Per tredici anni, dal 1998, i cittadini che leggono almeno un libro all’anno sono sempre stati ben al di sotto della metà della popolazione. E nel 2011 si osserva addirittura un calo della percentuale di lettori rispetto all’anno precedente.
La tabella 2 mostra l’evoluzione dal 1965.
Tabella 2
canova2
In Italia, la diffusione dell’editoria di massa è coincisa, di fatto, con la nascita della televisione e, nonostante un progresso nelle percentuali, il numero di lettori non ha mai superato la metà della popolazione potenziale.

LA DUALITÀ DEL MERCATO DEI LETTORI
Un ulteriore problema riguarda la segmentazione del popolo di carta: una dicotomia secca, in cui non più del 15 per cento dell’intero campione rappresenta i cosiddetti lettori voraci, coloro i quali  leggono almeno un libro al mese.
Potremmo dire che esiste, anche per i lettori, un mercato profondamente duale.
Sul fronte, poi, dell’offerta editoriale, un dato mostra l’altra faccia della medaglia, quasi paradossale. Nel 2011, la miriade polverizzata di case editrici attive (2.225) ha dato alle stampe qualcosa come 63.800 libri, con un +10,8 per cento sui titoli del 2010. Si tratta di 175 libri al giorno.
Il tutto, si badi bene, senza alcun riferimento a ciò che viene pubblicato (vedi tabella 3 per i titoli più venduti del 2011):
Tabella 3
canova3
DEALFABETIZZAZIONE DEGLI ADULTI
Se la prospettiva di comunicazione è tanto desolante, dal punto di vista di chi veicola un messaggio, a rincarare la dose intervengono alcuni dati sul livello di dealfabetizzazione degli adulti scolarizzati, in attesa che escano, quest’anno, i risultati dello studio promosso dall’Ocse (Piaac, Programme for the international assessment of adult competencies).
In Italia, il 5 per cento dei nativi non è in grado di decifrare singole cifre o lettere (alfabetizzazione elementare); il 33 per cento non è in grado di capire o scrivere una breve frase e percentuali maggiori non riescono a decodificare un messaggio orale. (2)
Forse, queste informazioni avrebbero dovuto essere tenute in debito conto nel periodo della campagna elettorale infuocata, con tempeste di messaggi veicolati ogni giorno. Tuttavia, la riflessione finale è mesta: ci si sente un po’ soli nell’universo, ad affidare un messaggio all’etere con la ragionevole certezza che non verrà letto, se non da sparute schiere di minoranze alfabetizzate.
LA LETTURA DEI GIOVANISSIMI
E tuttavia il quadro negativo fin qui esposto è parzialmente mitigato dal recente studio dell’Associazione italiana editori sulla lettura infantile (3). Da esso emerge non solo che bambini e ragazzi leggono più degli adulti, ma che il delta tra i giovanissimi e gli adulti è in crescita. Se nel 1995 la percentuale di lettori adulti che leggevano più di un libro non scolastico in un anno era pari al 38,9 per cento contro il 46,7 per cento delle fascia di età 6-17 anni (+7,9 per cento a favore dei giovani), nel 2012 la distanza percentuale sale a 12 punti (46,0 per cento contro 57,9 per cento). Questi dati non devono comunque indurre ad un facile ottimismo per almeno due ragioni: in primo luogo, perché la percentuale di bambini e ragazzi la cui lettura si limita esclusivamente ai libri scolastici è ancora considerevole, pari al 42 per cento; in secondo luogo, perché se è vero che dagli anni ’90 ad oggi vi è stato un miglioramento dell’attitudine alla lettura dei giovanissimi, si tratta di un processo piuttosto lento: nei 18 anni dal 1995 al 2012, il numero di lettori giovanissimi che legge più di un libro è cresciuto di soli 8 punti percentuali.
Un aspetto interessante da sottolineare emerge dal confronto dei dati di dettaglio sulla lettura dei giovanissimi con quelli che si riferiscono all’uso di internet (vedi tabella 4)
Tabella 4
1
Fonte elaborazione da dati AIE 2013

Si può osservare come dai 14 anni in poi la diffusione della lettura diminuisca parallelamente alla crescita dell’utilizzo di internet. Se, per un verso, non è possibile affermare con certezza l’esistenza di un legame di causa ed effetto tra i due fenomeni, dall’altro occorre riconoscere che la correlazione inversa esiste e che il dato offre uno spunto di riflessione più generale. La progressiva flessione della lettura dopo l’adolescenza, ed il successivo crollo in età adulta, sembrano suggerire l’esistenza di forme di utilizzo del tempo competitive – internet è una di esse – rispetto alla lettura, man mano che l’età aumenta. Ciò è vero sia per gli uomini che per le donne, che leggono sensibilmente di più (nel 2012, la percentuale di donne che hanno letto più di libro negli ultimi 12 mesi era pari al 51,9% contro il 39,7% degli uomini) Ed è assai interessante osservare come il fenomeno della flessione della lettura all’avanzare dell’età non sia contrastato – come ci si potrebbe attendere – da una maggiore penetrazione della stessa nelle fasce di età adulte (over 65), quando le persone tornano in possesso di una maggiore disponibilità di tempo libero (vedi Tabella 5). Al contrario, dopo i 14 anni, l’andamento della lettura è inesorabilmente orientato alla decrescita.
Tabella 5 - Persone che hanno letto più di libro negli ultimi 12 mesi
2
Fonte Istat
In sintesi, la giovinezza sembra caratterizzarsi come l’età d’oro della lettura. E ciò sembra accadere per una sua forza intrinseca, nonostante tutto: nonostante la spesa per il funzionamento delle biblioteche scolastiche rappresenti solo lo 0,001% della spesa scolastica complessiva, nonostante la spesa media per alunno destinata all’accquisto di libri sia pari a soli 68 centesimi di euro all’anno (4).
(1) I minori di sei anni erano 2milioni 860mila nel 2011, www.istat.it. Si intendono libri che non siano manuali scolastici o di lavoro.
(2) http://www.internazionale.it/opinioni/tullio-de-mauro/2013/01/17/italia-francia-5-a-1/
(3) AIE 2013, L’editoria per ragazzi in sintesi, in www.aie.it
(4) Antonio Monaco, Il buco nero delle biblioteche scolastiche, AIE-Ediser 2003 (in www.aie.it)

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