La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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sabato 21 giugno 2014

EtnoFilmFest ovvero scoprire perché gli altri siamo noi

da il manifesto

EtnoFilmFest ovvero scoprire perché gli altri siamo noi

Documentario. Un centro studi, un festival e nel 2015 una scuola di cinema per la manifestazione diretta da Fabio Gemo
Un cen­tro studi, un festi­val e pros­si­ma­mente (a par­tire dal 2015) una scuola di cinema docu­men­ta­rio etno­gra­fico: il tutto è nato dalle idee e dalla tena­cia appli­cata per rea­liz­zarle di Fabio Gemo, antro­po­logo visuale, che per oltre vent’anni ha lavo­rato nell’America Latina appren­dendo ciò che fuori dall’Italia è cono­sciuto sotto il nome di «antro­po­lo­gia appli­cata». Giunto alla set­tima edi­zione l’EtnoFilmFest, in corso fino a domani in vari luo­ghi a Mon­se­lice, cit­ta­dina in pro­vin­cia di Padova, può essere defi­nito un pic­colo grande successo.
Ben­ché, «i tempi non siano dei migliori, i tagli alla cul­tura e la crisi eco­no­mica impon­gono dra­sti­che revi­sioni di bilan­cio» -, come con­fessa Fabio Gemo — «Essere lun­gi­mi­ranti oggi signi­fica non soc­com­bere a que­sto dato e con­tra­starlo con idee forti che pos­sano costruire un futuro diverso». Un’ottica che piano piano sta dando i frutti, anche gra­zie a — più o meno — una serie di con­tri­buti di pro­vin­cia e comune.
Nono­stante le pres­santi dif­fi­coltà di bud­get, nei quat­tro giorni di festi­val, inau­gu­rato il 19 giu­gno con Ale­xian Group in con­certo, il cui lea­der Ale­xian San­tino Spi­nelli è un arti­sta rom ita­liano di fama inter­na­zio­nale inse­gnante di Lin­gue e pro­cessi inter­cul­tu­rali all’ Uni­ver­sità di Chieti — presso la sala alle­stita al Castello si può assi­stere a quat­tor­dici docu­men­tari in con­corso. Corti, medi e lun­ghi, per lo più fir­mati da regi­sti ita­liani, sono lavori carat­te­riz­zati da una ete­ro­ge­neità di stili e temi trat­tati. Sto­rie che rive­lano le con­trad­di­zioni di tipo cul­tu­rale nei paesi emer­genti a poi sociali al momento dell’arrivo nei paesi di desti­na­zione degli immi­grati. Con­trad­di­zioni, raz­zi­smo insieme alle dif­fi­coltà a inse­rirsi in nuovi spazi, emer­gono pre­po­tenti dalle vicende rac­con­tate sullo schermo.
L’edizione 2014 pre­vede inol­tre varie con­fe­renze sull’antropologia visuale per anti­ci­pare ciò che sarà appro­fon­dito sul piano teo­rico e pra­tico durante i corsi annuali della neo­nata Etno­Film­Scuola, le cui iscri­zioni al pros­simo Anno Uno par­ti­ranno a novem­bre (fino a mag­gio 2015), men­tre la fre­quenza delle lezioni fron­tali e non, impo­state secondo moduli semi­na­riali nei fine-settimana per faci­li­tare per­sone che già lavo­rano, avranno ini­zio a otto­bre 2015 per con­clu­dersi a giu­gno 2016. Le lezioni – per un totale di circa due­cento ore — avranno luogo nella sede del Cen­tro Studi sull’Etnodramma a Mon­se­lice, per­fet­ta­mente attrez­zata al riguardo, con antro­po­logi e tec­nici del cinema (foto­gra­fia, suono, mon­tag­gio, regia) per foca­liz­zare il punto cru­ciale spesso con­fuso nei docu­men­tari: qual’è il film e qual’è la realtà filmata?
Ossia, come si impara a cir­co­scri­vere il dato reale da inda­gare per al con­tempo dila­tarlo fino a far emer­gerne even­tuali con­te­nuti ideali? La for­ma­zione si svolge in aula e sul campo, allo scopo di far ben com­pren­dere anche da noi le altrove ben note meto­do­lo­gie appli­cate alla ricerca. Ci saranno moduli per l’educazione allo sguardo, ossia la visione dell’immagine e della realtà, con tutti i con­te­nuti per­ti­nenti teorico-pratici per chia­rire anche una ter­mi­no­lo­gia spesso con­fusa, come ad esem­pio: sono sino­nimi o no, le parole «etno­lo­gia», «etno­gra­fia» e «antro­po­lo­gia»? E per l’apprendimento di tec­ni­che pra­ti­che spa­zio al «lavoro in team», dove ascol­tare «il mondo dei suoni, assem­blare imma­gini e par­lato» secondo con­cetti non con­ven­zio­nali allo scopo di creare spazi di libertà dove fuo­riu­scire dai binari delle tec­ni­che clas­si­che, come aveva riba­dito Luigi Di Gianni, uno dei padrini dell’iniziativa.
Segna­liamo a que­sto pro­po­sito l’incontro odierno con tre antro­po­logi che si con­fron­tano pub­bli­ca­mente a Mon­se­lice per la prima volta dopo tanti anni:L’istruzione avvol­gente e con­ti­nua dei mass media con Gual­tiero Har­ri­son (libero docente con­fer­mato di antro­po­lo­gia cul­tu­rale all’università della Cala­bria), Anto­nio Marazzi (antro­po­logo visuale, rap­pre­sen­tante dell’Iuaes — Inter­na­tio­nal Union of Anth­ro­po­lo­gi­cal and Eth­no­lo­gi­cal Scien­ces) e Paolo Pal­meri, antro­po­logo, all’Università La Sapienza di Roma. «Tutto il sociale della nostra realtà cul­tu­rale, quella di noi autoc­toni del Vec­chio Occi­dente e degli Altri che si vanno a noi aggiun­gendo, sem­pre più pare desti­nato a degra­darsi a comu­ni­ca­zione», era scritto nell’edizione 1997 di Né leg­gere né scri­vere, a cura del trio, come a voler «pro­fe­tiz­zare la nuova infor­ma­zione degli anni a venire che dovrà riap­pro­priarsi di tutte le moda­lità e le pos­si­bi­lità già spe­ri­men­tate dagli uomini nelle loro ere pre-alfabetiche, alfa­be­ti­che e post-alfabetiche». Così è annun­ciato l’incontro sul pro­gramma del festival.
Nei pros­simi mesi, all’apertura della scuola si affian­cherà il pro­getto per la crea­zione di una media­teca: quasi mille titoli sono in attesa di un luogo che ne per­metta la frui­zione. Vi par­te­cipa il Cen­tro Studi e Ricer­che Liga­bue di Vene­zia, fon­dato nel 1971 da Anto­nio Liga­bue, un mer­cante illu­mi­nato vene­ziano che inve­ste da sem­pre gli utili rica­vati dal cate­ring inter­na­zio­nale per ricer­che antro­po­lo­gi­che. E, a «radi­ca­mento» avve­nuto con la Etno­film­Me­dia­teca, non è lon­tano un inte­resse che vada oltre quello che per ora è regio­nale e nazionale.


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