La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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giovedì 26 giugno 2014

Lotte di bande nella giungla metropolitana

da il manifesto

Lotte di bande nella giungla metropolitana

Noir. «Le notti delle pantere» di Piergiorgio Pulixi per le edizioni e/o. Una guerra di bande per poliziotti corrotti e politici collusi con la criminalità organizzata

Il branco è tor­nato. A circa due anni dall’uscita di Una brutta sto­ria (edi­zioni e/o) – recen­sito sul «mani­fe­sto» del 31 mag­gio 2012 – Pier­gior­gio Pulixi riprende a nar­rare la sto­ria dell’ispettore della nar­co­tici Bia­gio Maz­zeo e della sua squa­dra di poli­ziotti cor­rotti e cri­mi­nali in La notte delle pan­tere (pp. 286, euro 16,50) pub­bli­cato di recente dalle edi­zioni e/o, sem­pre all’interno della col­lana «Sabot/age», diretta da Colomba Rossi e curata da Mas­simo Car­lotto. Il nuovo romanzo ini­zia pra­ti­ca­mente dove era finito il pre­ce­dente. Dopo lo scon­tro vit­to­rioso con il clan dei ceceni di Ivan­kov, il branco è entrato in pos­sesso di una par­tita di droga appar­te­nente alla mafia cala­brese, si è libe­rato degli oppo­si­tori – soprat­tutto di quello più peri­co­loso, il supe­riore di Maz­zeo, che cer­cava di inca­strarlo – e sem­brava ormai padrone delle strade della città, la «Giun­gla», come la chia­mano loro.
L’esordio del nuovo romanzo è ful­mi­nante e ribalta com­ple­ta­mente la situa­zione. Bia­gio Maz­zeo è in car­cere, accu­sato dell’omicidio del suo capo. Anche Clau­dia Braga, vice­capo della banda di sbirri, viene arre­stata. I cala­bresi, dopo aver ucciso il vec­chio men­tore di Maz­zeo, rivo­gliono la droga e minac­ciano i poli­ziotti appa­te­nenti alla banda e le loro fami­glie. E, per finire, un’avvenente diri­gente del Ser­vi­zio cen­trale ope­ra­tivo della poli­zia, Irene Pisci­telli, espres­sione dei poteri occulti che gui­dano e gover­nano lo stato, con­tatta il pro­ta­go­ni­sta, ricat­tan­dolo, affi­ché ese­gua una mis­sione sporca e soprat­tutto sui­cida: fer­mare la guerra di ‘ndran­gheta che vede con­trap­po­sti i clan cala­bresi a quelli inse­dia­tisi nel Nord.
Con il carat­te­ri­stico stile adre­na­li­nico di Pier­gior­gio Pulixi, la vicenda si svi­luppa, spie­tata e vio­lenta. Gli avve­ni­menti si sus­se­guono lasciando il let­tore quasi senza respiro. Certo, non manca, come nel romanzo pre­ce­dente, una carat­te­riz­za­zione appro­fon­dita della psi­co­lo­gia dei per­so­naggi che mette a nudo i loro dubbi, le loro incer­tezze, le loro pul­sioni, ren­den­doli effet­ti­va­menti umani. Capace, inol­tre, di far emer­gere le sfu­ma­ture, per cui pur usando tinte forti, la scrit­tura di Pulixi diventa in grado di mostrare la parte umana dei cor­rotti e la parte cor­rotta di quelli che sem­bre­reb­bero i buoni.
Ma, tra assalti, pestaggi, spa­ra­to­rie, quello che emerge è il ritratto di una città e di una società mar­cia e cor­rotta. Dove le mafie si legano alle isti­tu­zioni, i gover­na­tori ven­gono eletti pra­ti­ca­mente dai clan, gli intrecci tra cri­mi­na­lità orga­niz­zata, poli­tica, giu­sti­zia sono la regola. Dove, ancora una volta, la lotta è solo tra «cat­tivi». E anche chi vor­rebbe imporre la giu­sti­zia viene mani­po­lato o stri­to­lato oppure si piega alle esi­genze del potere. Que­sta volta, inol­tre, è come se la cor­ru­zione infet­tasse i mec­ca­ni­smi interni, le rela­zioni tra i com­po­nenti del branco. Se nel primo libro il guppo di poli­ziotti era una fami­glia, dove ognuno si fidava cie­ca­mente dll’altro, dove tutte le infor­ma­zioni erano con­di­vise così come le scelte da pren­dere, adesso emer­gono divi­sioni, con­tra­sti, tra­di­menti. E Maz­zeo ini­zia sem­pre più ad asso­mi­gliare al suo vec­chio nemico, Ivan­kov, assu­mendo i tratti del capo soli­ta­rio che decide da solo, non comu­nica agli altri ciò che sta avve­nendo, mani­pola i suoi stessi uomini. Una sepa­ra­zione e una somi­glianza quasi rap­pre­sen­tata con­cre­ta­mente dall’anello – anello del potere? – che Maz­zeo indossa sem­pre e che ha sot­tratto pro­prio al capo­clan ceceno.
Un avver­tenza finale: La notte delle pan­tere – come si usa dire – è un romanzo godi­bile anche se non si è letto Una brutta sto­ria, ma, mai come in que­sto caso, per coglierne appieno sfu­ma­ture, sot­to­trame, sot­ti­gliezze sarebbe con­si­glia­bile leg­gere anche il precedente.

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