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venerdì 31 maggio 2013

Domani sera a Cagliari Roberto Gatto e il suo PerfecTrio con Gaetano Partipilo chiudono la sedicesima edizione della rassegna "Forma e poesia nel jazz"


 
 
Forma e poesia nel jazz
XVI edizione
Cagliari, 19 aprile > 1 giugno 2013





Domani sera a Cagliari Roberto Gatto e il suo PerfecTrio con Gaetano Partipilo
chiudono la sedicesima edizione della rassegna "Forma e poesia nel jazz"
(Teatro delle Saline, ore 21).
*
Spetta a uno dei batteristi più rappresentativi della scena jazzistica italiana il compito di chiudere, a Cagliari, la sedicesima edizione della rassegna Forma e Poesia nel Jazz: domani sera (sabato primo giugno), al Teatro delle Saline, riflettori puntati su Roberto Gatto e il suo PerfecTrio, formazione che accanto ai piatti e ai tamburi del musicista romano schiera Pierpaolo Ranieri al basso elettrico e Alfonso Santimone al piano e al Fender Rhodes. Al terzetto base si aggiunge per l'occasione - ed è la prima volta - Gaetano Partipilo, sassofonista che si è affermato sulla scena internazionale per il suo sound originale e sofisticato.

Si comincia alle 21; il biglietto d'ingresso costa quindici euro.

Nel corso di una lunga e fortunata carriera che l'ha portato al vertice del jazz italiano, Roberto Gatto ha dato vita a una serie di gruppi che hanno sempre raccolto un meritato successo, senza peraltro smettere di arricchire il suo personale curriculum attraverso collaborazioni con musicisti del calibro di Johnny Griffin, George Coleman, Curtis Fuller, Joe Zawinul, Pat Metheny, oltre che dei principali jazzisti Italiani.

Dopo una serie di esperienze legate alla tradizione jazzistica (come gli omaggi in quintetto a Miles Davis e Shelly Manne), con questo PerfecTrio il batterista romano si rivolge ora a esplorare nuove sonorità, richiamando alla memoria un suo altro progetto recente che ripercorreva il repertorio del progressive rock. Senza dimenticare il legame con la tradizione, questo trio, con il suo sound connotato dal piano Fender, dai synth analogici, dai loops e dall'utilizzo di live electronics, si muove all'insegna della sperimentazione legata alle nuove sonorità, e conduce il pubblico nel mondo dell'elettronica e dell'improvvisazione con una performance multiforme che alterna atmosfere di grande energia e groove a momenti di lirismo e sonorità progressive.

Con il Roberto Gatto PerfecTrio va dunque in archivio la stagione di concerti che, inaugurata il 19 aprile dalla Brass Bang! di Paolo Fresu, Steven Bernstein, Gianluca Petrella e Marcus Roja, ha avuto per protagonisti, nelle settimane successive, il chitarrista Fabio Zeppetella con il suo progetto "Jobim Variations", il duo della cantante Simona Bandino con il pianista Peter Waters, il P.O.V. Quintet del batterista Alessandro Paternesi e l'Enchantment Quartet del trombettista Fabrizio Bosso. E mentre scorrono i titoli di coda della rassegna primaverile, Forma e Poesia nel Jazz ha già in cantiere i suoi programmi per l'estate in arrivo.

* * *

FPJ - Forma e poesia nel jazz - soc. coop. soc.
via Brigata Sassari, 31 – 09045 Quartu Sant'Elena (CA)
tel. 070 45 13 104 - fax 070 45 15 238

Ufficio stampa:
Riccardo Sgualdini
tel.: 070 34 95 415


 
  • Roberto Gatto
Con quasi quarant'anni di carriera alle spalle, protagonista di tanti progetti, dischi e prestigiose collaborazioni, Roberto Gatto è giustamente considerato tra i migliori batteristi del panorama internazionale. Classe 1958, attivo fin da giovanissimo, lo troviamo sulle scene del jazz già a metà degli anni Settanta, quando dà vita, con Danilo Rea e Enzo Pietropaoli, al Trio di Roma. Il percorso intrapreso così presto gli permette oggi di vantare un ragguardevole bagaglio di esperienze, sia alla testa di gruppi propri, sia come sideman, in concerto o in studio di registrazione, accanto a musicisti del calibro di Enrico Rava, Chet Baker, Paolo Fresu, Lee Konitz, Gato Barbieri, Bob Berg, Steve Lacy, Johnny Griffin, George Coleman, Dave Liebman, Phil Woods, Michael Brecker, Joe Lovano, Mal Waldron, Enrico Pieranunzi, Franco D'Andrea, John Scofield, Richard Galliano, Joe Zawinul e Pat Metheny, tanto per citarne alcuni.

Le sue formazioni si caratterizzano per un calore tutto mediterraneo, oltre che per ricerca timbrica e tecnica esecutiva. Sedici gli album da leader (il più recente è "Replay", in trio con il pianista Alessandro Lanzoni e Gabriele Evangelista al contrabbasso, uscito lo scorso settembre), un centinaio quelli in cui figura nelle vesti di sideman. Tanti i riconoscimenti da parte della stampa specializzata, come il titolo di miglior strumentista al referendum della rivista Musica Jazz nel 1983, nel 2008 e nel 2010, e quelli di miglior gruppo a Lingomania nel 1985 e nell'87.

Autore di colonne sonore per il cinema, Roberto Gatto firma con Maurizio Giammarco le musiche del film "Nudo di donna" (regia di Nino Manfredi), con Battista Lena, invece, quelle di tre pellicole di Francesca Archibugi: "Mignon è partita", "Verso sera" e "Il grande cocomero". La sua biografia compare nella prestigiosa "Biographical Encyclopedia of Jazz" di Leonard Feather e Ira Gitler.


  • Alfonso Santimone
Nato a Ferrara, Alfonso Santimone è stato membro stabile del quintetto di Giulio Capiozzo durante gli anni Novanta e ha suonato e collaborato in Italia e in Europa con, tra gli altri, Harold Land, Robert Wyatt, Gorge Cables, Jimmy Owens, Tony Scott, Bruce Forman, John Clark, Ares Tavolazzi e Claudio Fasoli. Come compositore e arrangiatore scrive musica per opere teatrali, video e multimediali. Collabora da anni a molteplici progetti di musica sperimentale, elettronica e improvvisata, e ha partecipato a diversi lavori discografici come compositore e performer.


  • Pierpaolo Ranieri
Bassista e contrabbassista, Pierpaolo Ranieri ha collaborato o collabora attualmente in ambito jazz e pop con musicisti e artisti come Paola Turci, Marina Rei, Carmen Consoli, Massimo Ranieri, Giorgia, Teresa De Sio, Bungaro, Paolo Di Sabatino trio con Antonella Ruggiero, Mike Stern, Kurt Rosenwinkel, Greg Howe, Bop Mintzer, Bob Franceschini, Paul Gilbert, Robin Eubkans, Joy Garrison, Bruno Marinucci trio (nel disco in collaborazione con Randy Brecker e Bill Evans), Walter Martino, Giovanni Amato, Stefano Sabatini, Bass Instinct (con Luca Pirozzi, Marco Siniscalco e Cristiano Micalizzi).


  • Gaetano Partipilo
Gaetano Partipilo è attivo come sassofonista di jazz da oltre un decennio. La personalità e una avanzata concezione dell'improvvisazione lo hanno reso un musicista molto apprezzato sia dagli appassionati jazzofili sia dalla critica. Attualmente collabora nelle band di Roberto Gatto, Nicola Conte, Simona Bencini, Nelson Faria, Pietro Lussu, Livio Minafra. In ambito internazionale ha collaborato sia in concerto che in studio di registrazione con Greg Osby, Dave Liebman, Robin Eubanks, Logan Richardson, Mike Moreno, Nasheet Waits, Matt Brewer e Dave Binney. Il suo ultimo CD, Besides (Schema Records) è uscito lo scorso febbraio.









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Roberto Gatto (4) (foto Claudio Rosselli) s.jpgRoberto Gatto (4) (foto Claudio Rosselli) s
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Roberto Gatto PerfecTrio (2) (foto Angela Bartolo) (s).jpgRoberto Gatto PerfecTrio (2) (foto Angela Bartolo) (s)

"E se noi domani. L'Italia e la sinistra che vorrei": il nuovo libro di Walter Veltroni

Il 3 giugno all'Eliseo presentazione del libro di Veltroni
Partecipano con l'autore Boldrini, Chiamparino, Epifani, Scalfari. Coordina Greco
 
 
| Partecipano con l'autore Boldrini, Chiamparino, Epifani, Scalfari. Coordina Greco

"E se noi domani. L'Italia e la sinistra che vorrei": il nuovo libro di Walter Veltroni verrà presentato a Roma lunedì 3 giugno al Teatro Eliseo. Il libro (edito da Rizzoli) è un appassionato pamphlet sulla politica e sulle possibilità dell'Italia di superare la drammatica crisi che sta vivendo in cui si intrecciano la crisi economica, sociale, politica e istituzionale. E' una analisi dei problemi e degli errorri commessi anche dalla sinistra e contiene una serie di proposte per uscire dall'impasse e spingere al cambiamento del Paese.
Alla presentazione romana del 3 giugno alle ore 18.00 presso il Teatro Eliseo (via Nazionale 183) parteciperanno:
Walter Veltroni
Laura Boldrini
Sergio Chiamparino
Guglielmo Epifani
Eugenio Scalfari
Coordina:
Gerardo Greco 

Il 3 giugno all'Eliseo presentazione del libro di Veltroni

Tra gli apparati del corpo umano, di Gianni Zanata


Tra gli apparati del corpo umano.
C’è chi si ristruttura l’appartamento, qualche piano sopra il mio. E da un po’ di tempo a questa parte la mattina non è proprio un bel risvegliarsi.
Tum tum tum. Drrrr drrrr. Grat grat grat. Drrrr drrrr. Tu-dum tu-dum. Drrrr drrrr. Bam! Bam! Bam! Tu-dum tu-dum. Tum Tum. Drrrr drrrr. Drrrr drrrr. Bzzz. Drrrr. Tum tum tum. Bzzz. Grat grat grat. Grat grat grat. Bzzz. Tum tum. Tu-dum tu-dum. Bam! Bam! Drrrr drrrr. Drrrr drrrr. Bzzz. Tum tum tum. Tum tum tum. Tum tum tum. Drrrr drrrr. Drrrr drrrr. Bam! Tum tum tum. Drrrr Drrr. Grat grat. Bzzz. Grat grat. Bam! Tum tum tum. Tum tum tum. Grat. Bzzz. Tum tum tum. Drrrr.
Che poi forse non c’entra nulla con il discorso dei lavori al piano di sopra ma poco fa m’è venuto in mente il film di Sorrentino, La Grande Bellezza, il tunza-tunza-tunza-tunza-tunza-tunza che pompa nelle scene dei rave e delle feste e dei trenini girate sulle terrazze dei palazzi di Roma, con i bassi così bassi ma così bassi che a un certo punto mentre ero seduto in sala e cercavo di concentrarmi sulle immagini ho pensato Cazzo da un momento all’altro il mio cuore salterà fuori dal costato. Invece per fortuna il tunza-tunza-tunza è finito e il cuore non s’è mosso da dove sta. Giusto in tempo. Ché dopo un po’ è arrivata la scena in cui Jep Gambardella, il protagonista, un giornalista dandy e affermato che si aggira e si muove tra cultura, vip e mondanità, visita la mostra fotografica di un uomo ritratto giorno per giorno, dalla nascita sino all’età adulta, una cosa che mi ha colpito, e non lo so, non saprei spiegarlo ma quando è arrivata questa scena, una scena molto bella, m’è salito in gola un groppo di commozione, quasi m’è venuto da piangere. Poi però un istante dopo il regista ha cambiato inquadratura, la cinepresa s’è soffermata sul primo piano del faccione rugoso di Toni Servillo, lui che strizzava gli occhi, quasi in lacrime, e alla fine non mi sono commosso più, nemmeno quando è arrivata la scena dei fenicotteri, nessuna commozione. La scena della giraffa che scompare, invece, m’è sembrata una delle migliori. Ma io di cinema non ne capisco nulla, quindi è inutile che lo vada a raccontare in giro. Al massimo potrei parlarne con la tizia che era seduta tre quattro file sopra, che proprio durante la proiezione s’è sentito il trillo di un telefonino e io per un attimo ho pensato che fosse il trillo del telefonino del protagonista del film, invece era il telefonino della tizia seduta tre quattro file sopra che non s’è affatto scomposta, anzi, ha risposto e s’è messa a parlare a voce alta, come se fosse una cosa normale, come se fosse seduta sul divano di casa e stesse sgranocchiando salatini davanti alla tv, e c’è mancato poco che qualcuno s’alzasse per strapparle di mano il telefonino o cose ben peggiori, c’è mancato poco davvero, e comunque la tizia è andata avanti a parlare per un po’ finché qualcuno non ha urlato E basta! Finiscila! e allora lei forse s’è resa conto e ha messo via il telefonino. Che poi, a ripensarci, nel contesto del film secondo me ci stava pure bene, la tizia del telefonino, dico.

buster
nella foto: Joseph Francis Keaton

Lancillotto, spunta la prima versione in italiano "E' il testo che lessero Petrarca e Boccaccio"





Lancillotto, spunta la prima versione in italiano
"E' il testo che lessero Petrarca e Boccaccio"

Potrebbe essere il codice medioevale tradotto del "Lancelot en prose", il più noto romanzo del ciclo di re Artù risalente al XIII secolo. Forse lo sfogliò anche Dante. Finora erano conosciute solo copie in lingua originale. Cinquantasei fogli e un mistero. Scoperto per caso in una villa in Liguria. La storia e la donazione alla Fondazione Franceschini di Firenze


E' stato donato alla Fondazione Franceschini di Firenze un manoscritto medievale, contenente l'unica traduzione in italiano antico conosciuta ad oggi del "Lancelot en prose", il più noto romanzo arturiano risalente al XIII secolo. Secondo gli studiosi, potrebbe trattarsi dello stesso testo letto da Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, tutti appassionati della grande storia d'amore tra Ginevra e Lancillotto. Il manoscritto, un frammento trecentesco di 56 fogli di un codice allestito a Firenze, è stato scoperto per caso in una villa in Liguria e affidato dai proprietari al ricercatore Luca Cadioli, che ne ha fatto oggetto della sua tesi di dottorato all'Università di Siena.

Il manoscritto ritrovato

"Ho capito subito che si trattava di qualcosa di speciale - racconta lo studioso - Ho cercato di stabilire se si trattasse di una copia di testi già noti, ma in breve ho scoperto che era una traduzione letterale. E' un ritrovamento molto importante, in sostanza si mette fine ad un'anomalia visto che finora erano conosciute solo copie in lingua originale. Si può dire che questo manoscritto entra di diritto nella storia della letteratura italiana del XIV secolo". Il codice è composto da otto quaderni non rilegati, in pergamena di riuso. La numerazione dei fogli arriva fino a pagina 296, segno che il codice doveva contenere il romanzo fin dal suo inizio. I copisti impegnati nella scrittura sono due, entrambi toscani, uno dei quali risultato più competente dell'altro. Il testo è disposto su due colonne e intervallato da ampi spazi bianchi dedicati ad accogliere miniature, che non furono però mai realizzate. Grazie a una serie di complesse ricerche è stato possibile localizzare l'opera proprio a Firenze, e datarla intorno alla metà del 1300.

Il manoscritto sarà presentato al pubblico domani alle 15,30 nella sede della Fondazione, a Firenze, alla presenza dei massimi esperti della letteratura cortese tra cui il professore Lino Leonardi, docente di filologia romanza all'Università di Siena. Ulteriori informazioni: www.fefonlus.it e la presentazione in streaming: http://www.youtube.com/user/fefonlus


Come se volessi dirmi qualcosa By Gianni Zanata

– L’amore. Ah l’amore.
– L’amore cosa?
– L’amore vero, quello che ti manda in visibilio.
– Già.
– L’amore vero, quello che ti manda in paradiso.
– Già.
– L’amore vero, quello che ti manda in estasi.
– Già.
– L’amore vero, quello che ti manda.
– Quello che ti manda dove?
– Quello che ti manda.
– E basta?
– E basta.
– Già.
– …
– …
– Stavi per dire qualcosa?
– No, no.
– Hai fatto uno sguardo. Come se volessi dirmi qualcosa. Qualcosa di brutto.
– No, ti sbagli.
– Mah. Non so. Mi era sembrato.
– Ti era sembrato male.
– Eppure.
– Eppure un cazzo.
Gianni Zanata
 

Come se volessi dirmi qualcosa

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mercoledì 29 maggio 2013

Personaggi in cerca d’autore Schizzi e riflessioni sulla sclerosi multipla di Clemente Raniero Franco

È uscito il libro

Personaggi in cerca d’autore

Schizzi e riflessioni sulla sclerosi multipla

di Clemente Raniero Franco · Scheda del Libro
Lo potete acquistare sul nostro sito, nelle librerie e bookshop.
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L’uccisione del giudice Guido Galli: ‘Aula 309′ di Renzo Agasso

Il Fatto Quotidiano > Blog di Giovanni Ziccardi

L’uccisione del giudice Guido Galli: ‘Aula 309′ di Renzo Agasso

È in libreria da pochi giorni, edito da Sironi, un saggio di Renzo Agasso, ‘Aula 309 dedicato alla tragica e toccante storia del giudice bergamasco Guido Galli, ucciso da “Prima Linea” il 29 marzo 1980 proprio di fronte all’Aula 309 della Statale di Milano.
Siamo in presenza di un libro molto denso. Unisce, infatti, un’attenzione biografica certosina a una puntuale analisi politico/storica e, soprattutto, a testimonianze/interviste di persone che hanno conosciuto il giudice. Il quadro che ne esce è davvero completo: il lettore “assorbe” sia la tensione politica di quegli anni sia molte sfaccettature della vita di un magistrato che è diventato un simbolo non solo umano ma anche professionale e d’impegno civile.
La prefazione è, significativamente, di Umberto Ambrosoli, il quale non solo ricorda, da avvocato, le suggestive parole incise sulla targa commemorativa in Tribunale a Milano (“Avete semplicemente annientato il suo corpo, ma non riuscirete mai a distruggere quello che lui ha ormai dato per il lavoro, la famiglia, la società. La luce del suo spirito brillerà sempre annientando le tenebre nelle quali vi dibattete”) ma accenna, sottovoce, a una sorta di legame silenzioso che unisce persone che hanno visto i genitori o i propri cari morire, spesso inspiegabilmente, nel più violento periodo della nostra storia recente.
Il libro muove dalle ‘basi’: il 19 marzo 1980 Guido Galli, giudice istruttore al Tribunale di Milano e docente universitario di criminologia, viene ucciso in Università Statale, da un commando armato, nel pomeriggio. Poco dopo le 17, l’attentato viene rivendicato all’Ansa da “Prima Linea” e dal “Nucleo di fuoco Valerio Tognini”. Da quel momento in avanti lo scritto, come accennavo, prende tante direzioni diverse, capitolo dopo capitolo, che, però, terminata l’ultima pagina, riportano il tutto a unità e, soprattutto, non disorientano il lettore.
Una prima “direzione” analizza il Guido Galli magistrato, il suo importante incarico da giudice istruttore tra il 1978 e il 1979, le indagini su Corrado Alunni e la gestione magistrale e innovativa di una maxi-inchiesta sulle formazioni eversive e combattenti (in particolare “Formazioni Comuniste Combattenti” e “Prima Linea”) che non aveva eguali in Italia. Il volume scende nel dettaglio, e parla di strategie moderne, di approcci processuali originali ed efficaci, di nuove forme di collaborazione e cooperazione tra i giudici che portarono a risultati tangibili.
Vi è, poi, l’attenzione al Guido Galli accademico, alla sua passione (e rigore) per lo studio del diritto penale, della procedura penale e della criminologia, ai suoi libri, al suo periodo di studio in Germania e al suo fine intelletto, alla sensibilità per la legislazione penitenziaria di quegli anni e per la dignità e i diritti del detenuto.
Alternati ai capitoli dedicati al magistrato vi sono alcune parti più “di cronaca” che illustrano, invece, al lettore il contesto storico e politico di quegli anni, le attività di “Prima Linea” e di altri gruppi, le 429 persone uccise in due decenni, le circa 2.000 persone ferite e i 15.000 atti di violenza “politicamente motivata” in quelli che furono definiti ‘anni di piombo’.
In un certo senso, l’autore del libro cerca di far comprendere al lettore le possibili motivazioni politiche (se di “motivazioni” si può parlare!) di un simile gesto che colpì un magistrato esemplare, e lo fa scavando nelle origini di quei movimenti (sin dal 1976) che sfociarono nella violenza e negli attentati, sino a generare una vera e propria guerra contro gli organi dello Stato. Nonostante Agasso allarghi la visuale, al centro della sua analisi politica c’è soprattutto “Prima Linea”, fenomeno durato meno di cinque anni ma che portò un numero di morti inferiore solo a quello delle Brigate Rosse, e l’attenzione muove dalla cosiddetta “disillusione” della “sinistra rivoluzionaria” e il risentimento furioso alla base del movimento del 1977.
Il 29 gennaio 1979, ricorda l’autore, a Milano fu giustiziato anche il sostituto procuratore Emilio Alessandrini, magistrato trentasettenne che stava indagando con grande cura (e nuove prospettive) sulla bomba in Piazza Fontana e sul fallimento del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi: un omicidio che, in un certo senso, “anticipò” quello di Guido Galli e che aveva destato allarme nella magistratura milanese.
Le parti più toccanti e “umane” del libro sono, però, i numerosi ricordi di Guido Galli narrati dai familiari, dai colleghi, da avvocati milanesi e dal parroco della sua Val Brembana (che frequentava soprattutto d’estate). Sono ricordi che evidenziano non solo il valore dell’uomo ma anche la dedizione alla famiglia e al lavoro, il carattere equilibrato, i numerosi interessi per le piccole cose (dai fumetti al disegno, sino alle lunghe camminate in montagna) e la capacità di trasmettere anche ai figli valori importanti e la passione per il diritto (due figlie sono, oggi, magistrati a Milano).
Nel libro c’è anche molto spazio per il diritto, per il processo e per le strategie di indagine: quegli anni richiesero a Guido Galli e ai magistrati che operavano nel terrore uno sforzo enorme per adattare il codice, le tecniche d’indagine e il loro modo di lavorare a un fenomeno mutevole quale quello del terrorismo e delle bande armate, senza contare il delicato rapporto con i pentiti. Fu un periodo di nuovi e grandi processi e di cambiamento dell’intero sistema giuridico: gli stralci di atti processuali a volte citati nelle pagine evidenziamento chiaramente questo nuovo clima.
Si tratta, in conclusione, di un libro più complesso di quello che appare. Non è una semplice biografia, o un insieme di ricordi toccanti (soprattutto quelli dei familiari, dei figli, degli amici e dei colleghi di lavoro), ma è uno spaccato molto suggestivo di un periodo storico che ha raggiunto livelli di violenza e di ingiustizie enormi. In tempi in cui tutto si dimentica troppo in fretta, leggere libri simili è sicuramente benefico e riporta l’attenzione ad episodi che non si dovrebbero, invece, scordare mai.