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giovedì 22 maggio 2014

“Lost Citizens”, un cortometraggio racconta la drammatica crisi del Sulcis

“Lost Citizens”, un cortometraggio racconta la drammatica crisi del Sulcis

Lost Citizens (web)
La crisi economica del Sulcis, la chiusura delle miniere e la fermata delle industrie di Portovesme diventano un film. “Lost Citizens“, questo il titolo del cortometraggio realizzato con la regia di Sebastiana e Carla Etzo, la cui prima visione è prevista per venerdì 23 maggio alle ore 21 al Cine Teatro Centrale di Carbonia, ingresso gratuito.
Il documentario è la storia della crisi economica del Sulcis Iglesiente raccontata attraverso le testimonianze dei diretti interessati, operai che stanno perdendo il lavoro e i loro figli a cui avrebbero voluto lasciare un’eredità che non esiste più. In particolare il film racconta come due diverse generazioni (padri e figli) vivono e affrontano la brutalità della perdita del lavoro, la cassa integrazione, il lavoro stagionale e precario, e la competizione per l’occupazione.
Il sistema di reciprocità famiglia si è rotto. I protagonisti raccontano delle loro lotte e dei loro sogni di una “vita normale”; del loro senso di appartenenza e del forte attaccamento a questa terra bella e sfruttata che paga un prezzo elevatissimo a livello umano, sociale e ambientale. Un patto generazionale tra padri e figli che viene meno, lacerandosi, mentre la politica si dimostra miope e inadeguata a trovare soluzioni a breve termine. Le immagini sono di Vincenzo Rodi e le musiche di Marco Messina e Marco Della Monica.
“Il Sulcis Iglesiente”, spiega Sebastiana Etzo, autrice e regista insieme alla sorella Carla, “col suo passato minerario rappresenta la culla della più antica working class isolana. Nonostante ciò è diventato uno dei territori più poveri d’Italia. Vivendo all’estero, dove mi sono rifugiata per realizzare le mie aspirazioni professionali (Africanista e ricercatrice per lo sviluppo internazionale) mi sono resa anche conto di quanta poca attenzione avevo prestato a questo problema e di quanto la crisi in Sardegna fosse diventata profonda e generalizzata, con un livello di precarietà altissimo e senza protezioni sociali adeguate. Da qui la volontà di capire perché nel Sulcis, e in Sardegna, la crisi economica mondiale aveva avuto un impatto così forte. Ma ancora di più – prosegue Etzo –  abbiamo voluto approfondire – attraverso le storie individuali – come i cambiamenti del mercato del lavoro, la precarizzazione e i fenomeni legati alla globalizzazione, combinati a politiche miopi e opportuniste, stanno avendo un impatto immenso sulla società, sul futuro delle nuove generazioni e sulle famiglie, cercando di evidenziare come il dramma economico accomuna ormai padri e i figli. Ma soprattutto riteniamo fondamentale continuare a parlare della crisi che è più presente che mai. Le proteste di questi giorni, peraltro mai sopite, ne sono la dimostrazione. Negare il lavoro significa violare i diritti sociali e economici di ogni cittadino e questo inevitabilmente coincide con l’indebolimento della democrazia e delle sue istituzioni. Lost Citizens, quindi, fa riferimento a una cittadinanza mancata, privata di una parte fondamentale dei suoi elementi costitutivi. Da qui il titolo (Cittadini smarriti) volutamente in inglese perché pensato per un pubblico internazionale, perché la crisi travalica i confini geografici”.
“Per finanziare la parte successiva alle riprese – spiega Carla Etzo, giornalista professionista – abbiamo attivato una campagna di crowdfunding su una piattaforma on line specializzata che ci ha permesso di raccogliere circa 2.700 euro che hanno coperto quasi integralmente i costi di post- produzione. Dobbiamo però ringraziare anche i tanti professionisti, come Marco Messina del gruppo musicale napoletano “99 Posse”, che hanno donato la loro collaborazione per esprimere la loro solidarietà ai lavoratori del Sulcis. Per il futuro, conclude Carla Etzo, abbiamo un sogno: raccontare la crisi delle zone interne della Sardegna, meno evidente, anzi silenziosa, ma altrettanto impattante e devastante con un progressivo spopolamento dei centri minori e delle campagne. Ma al momento è solo un sogno”.
Carlo Martinelli
fonte Sardinia post

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