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lunedì 27 febbraio 2012

I cellulari non provocano tumori? "Toglietevelo dalla testa"

Riccardo Staglianò, autore del libro Riccardo Staglianò, autore del libro 

I cellulari non provocano tumori? "Toglietevelo dalla testa"

di Cristiano Sanna
Dicembre 2009. Il tribunale di Brescia stabilisce, per la prima volta in Italia come nel resto del mondo, che l'uso eccessivo del telefonino è responsabile del tumore cresciuto nella testa di una persona, l'ex manager Innocente Marcolini. A maggio dell'anno scorso, la Iarc (International Agency For Resarch On Cancer) in pratica la cassazione internazionale in materia di cosa sia cancerogeno o no, decide che è arrivato il momento di andare oltre le ambiguità omertose e include i dispositivi telefonici portatili tra i cancerogeni di tipo 2B. Per intenderci, a metà strada fra i "probabili" (2A) e i "certi" 1 in una scala di valori fra 1 e 5. E' la svolta che fa piazza pulita di ricerche scientifiche astutamente fumose, di dichiarazioni evasive dei principali produttori di telefonia mobile (che però nei manuali d'uso, iPhone su tutti, raccomandano di tenere il cellulare-smartphone ad almeno 1 centimetro e mezzo di distanza da qualsiasi parte del corpo), dando un colpo di scopa a troppi dico-non-dico. Riccardo Staglianò, giornalista de La Repubblica, decide di approfondire il tema. Ne viene fuori Toglietevelo dalla testa, il libro inchiesta edito da Chiarelettere che accorpa dati aggiornati su test scientifici, studi internazionali, testimonianze, prove di come le lobby della fonia mobile abbiano dirottato le verifiche scientifiche sull'impatto che tali dispositivi hanno sulla salute di miliardi di persone in tutto il mondo. Ce n'è per tutti: dal più semplice dei cellulari agli evoluti smart-tab, dagli effetti collaterali del bluetooth fino al "rassicurante" cordless di casa.
Riccardo, cito a braccio dal decalogo di auto-tutela dagli effetti dei cellulari che apre il suo libro: prediligere gli sms, tenere i bambini alla larga dai dispositivi di telefonia mobile, usare l'auricolare, tener conto del rapporto "poche-barre-molte radiazioni", non mettere i cellulari a contatto con il corpo, sotto il cuscino, vicino alla testa mentre si dorme, e così via. Insomma, le paranoiche raccomandazioni dei primi anni Novanta tornano in auge e sono tutte buone.
"Sono buone sì, più che mai adesso che finalmente anche autorevoli enti scientifici indicano i cellulari come potenzialmente cancerogeni. Non è l'unico rischio connesso al loro uso, soprattutto all'uso continuato e intensivo. Nel marzo del 2011 Nora Volkow, del National Institute Of Health ha dimostrato che l'uso di questi dispositivi tende a modificare il metabolismo del glucosio nel cervello. Poi ci sono gli effetti sul nostro Dna, sulla fertilità e sulla barriera emato-encefalica".
Sarebbe a dire?
"Nel '75 lo scienziato Allan Frey, che aveva già fatto importanti scoperte sul "rumore" dei radar che solo il cervello riesce a sentire, cominciò a compiere esperimenti su cavie animali. Iniettò liquido fluorescente nell'arteria femorale di topolini successivamente esposti a onde di frequenza molto simile a quelle usate nella telefonia cellulare. Come effetto dell'esposizione a quelle onde, la barriera emato-encefalica (cioè quella che protegge l'integrità del tessuto cerebrale) cedeva, lasciando passare il liquido. Un altro esperimento compiuto da lui, per testare gli effetti delle radiazioni non ionizzanti del tipo di quelle emesse anche dai cellulari, ha avuto per oggetto le rane. Che finirono stecchite per via dell'esposizione a quella modulazione di frequenza".
Siamo dunque autorizzati a far scattare ufficialmente lo stato di panico?
"Siamo autorizzati da una buona parte della scienza a dire che mezz'ora di esposizione quotidiana all'uso del cellulare, moltiplicata per una decina d'anni, raddoppia i rischi di gliomi, i tumori maligni al cervello".
Insomma le emissioni dei cellulari danneggiano anche il nostro personale libro genetico?
"E' la scoperta di due ricercatori, il cinese Henry Lai e l'indiano Narendra P. Singh, i quali hanno esposto ratti da laboratorio a radiofrequenze simili a quelle utilizzate nella telefonia mobile. Come risultato dell'esperimento, le quattro sezioni di acido desossiribonucleico presentavano danni. In ognuna delle sezioni di Dna danneggiate, si formano amminoacidi diversi da quelli della sequenza originaria. Una chimica dell'organismo alterata non promette niente di buono e può aprire la strada, una volta di più, alla formazione dei tumori".
Da più parti, a intervalli regolari, si risolleva il sospetto che la tecnologia wi-fi, con ponti ripetitori sempre più potenti, possa essere responsabile del degrado neuro-cerebrale all'origine di malattie come Alzheimer e Parkinson. Ci può dire qualcosa in proposito?
"Ci sono sempre più studi anche sul wi-fi, ma è già stato abbastanza impegnativo concentrarmi su quelli riguardanti i cellulari. E su questi mi sento di parlare".
Torniamo ai nostri amici senza filo da usare con cautela. Che dire, in base ai dati disponibili, dei cordless domestici?
"Lo studio Interphone, in maniera incomprensibile, trascura di includere i dati sui cordless. Ma basterebbe citare i fondamentali studi di Lennart Hardell, della Örebro University, che dimostrano come un uso prolungato dei telefoni senza filo aumenti il rischio di tumori al cervello quasi quanto i cellulari. I Dect domestici usano tecnologia Gsm, adoperano frequenze simili a quelle dei telefonini ma la 'torre di ricezione' uno ce l'ha piantata in casa e in molti casi l'uso del cordless a diretto contatto con la scatola cranica è molto più intenso di quello dei cellulari. Traete voi le le debite conclusioni".
Dopo la denuncia televisiva fatta dal grande giornalista televisivo Larry King nel 1993, che portò alla perdita del 20% del valore di borsa dell'industria telefonica, con la sentenza sul caso Marcolini del dicembre 2009, la cortina di omertà circa gli effetti dell'uso dei cellulari ricomincia a mostrare le crepe. In attesa di maggiore divulgazione pubblica, come difendiamo la nostra salute?
"Cominciando a fare cose semplici ma efficaci e anche economiche. Usare l'auricolare, col filo, ogni volta che è possibile, oppure il vivavoce o gli sms. Un manuale su cui le imprese ragionavano a metà anni Novanta parlava addirittura di dieci centimetri di distanza prudenziale, ma allora le lobby dei telefoni lo bocciarono. La loro strategia era minare la credibilità degli studi che contenevano allarmi e prendere tempo per garantire il business. Ora le cose cominciano a cambiare".
 


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