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lunedì 20 febbraio 2012

"Il complotto": in un misterioso libro-inchiesta l'altra verità sulla morte di JFK

da Tiscali Libri 

"Il complotto": in un misterioso libro-inchiesta l'altra verità sulla morte di JFK

di Andrea Curreli
"Qualcuno sa chi era Lee Harvey Oswald? Dove ha imparato a sparare? Nei marines. Questo dimostra cosa possono fare un marine motivato e il suo fucile" afferma il sergente Hartman in una celebre sequenza del film di Stanley Kubrick Full Metal Jacket. Lee Harvey Oswald è passato alla storia come l’esecutore materiale dell’uccisione di John Fitzgerald Kennedy nell'attentato del 22 novembre 1963 a Dallas in Texas. Per la commissione Warren l’ex marine fu l’unico responsabile del delitto. Ma la versione ufficiale della morte del 35esimo presidente degli Stati Uniti faceva acqua da tutte le parti e per questo la famiglia Kennedy ordinò una controinchiesta. La popolare famiglia democratica e cattolica attendeva l’ascesa alla Casa Bianca di Bobby Kennedy per poter avere la forza politica per riaprire il caso sull’omicidio di JFK. Ma un altro assassinio, quello di Bobby, fermò tutto e i Kennedy diventarono reticenti.
L'inchiesta diventa un libro misterioso - A questo punto, in un ormai lontano 1968, fa la sua comparsa un libro inchiesta intitolato negli Stati Uniti The Plot e in Francia L'Amérique brûle a firma di un imprecisato e mai identificato James Hepburn. Il testo riprende sostanzialmente la controinchiesta della famiglia Kennedy, ma non trova spazio né diffusione. Per aggiungere ancora un po’ di mistero alla vicenda, in Italia il libro esce edito da una piccola casa editrice scolastica torinese, L’Albra, e dopo una breve parentesi scompare senza le tradizionali ristampe. Ora che sono passati tanti anni quel libro torna in libreria con il titolo di Il Complotto edito da Nutrimenti. Il testo è stato ovviamente ripulito degli aspetti meno importanti ed arricchito da una lunga prefazione di Stefania Limiti che ricostruisce la strana vita di quella inchiesta divenuta libro. La giornalista inoltre intervista anche William Turner, ex agente dell’Fbi ma soprattutto uomo di quel giudice Jim Garrison che istruì il processo della morte di JFK.
La "palla gettata in campo" - Ma andiamo con ordine partendo dal misterioso libro. “Venne tradotto, fatto stampare e poi più nulla: più che un lancio editoriale – scrive Limiti – viene da pensare a una palla gettata in un campo da gioco e forse nessuno ha avuto l’interesse a raccoglierla. Oppure a qualcuno non piaceva l’idea che il libro sull’assassinio di Kennedy fosse apprezzato in giro”. Partendo dal parallelo della palla in gioco resta da chiarire chi erano i giocatori e le squadre in campo. Da un lato c’erano i nemici dei Kennedy divisi in varie lobby potenti che per motivi diversi pianificarono l’omicidio del primo presidente cattolico degli Stati Uniti. In questo gruppo anti-Kennedy c'era il partito dei militari, che nel libro vengono definiti semplicemente "i guerrieri", preoccupato della svolta a sinistra della nazione e soprattutto dell'abbandono di una decisa poltica bellica nucleare. JFK in realtà rafforzò le spese militari ma contemporaneamente e attraverso McNamara mise sotto ferreo controllo i vertici dell'esercito. Ma erano soprattutto i potentati economici a volere la testa del presidente. Da un lato si temeva una nuova politica nei confronti dell'America Latina, colonizzata da anni dalle multinazionali a stelle e strisce, e dall'altro i petrolieri erano ansiosi di mantenere i loro privilegi.  
Il "Comitato" ordina la morte di JFK - Braccio armato e terminale di queste forze era una lobby definita da Hepburn il "Comitato". Questo piccolo gruppo era formato da esponenti dei grandi monopoli industriali, essenzialmente petrolieri texani. Questa lobby avrebbe coordinato gruppi anticastristi, mafiosi e uomini legati alla Cia per organizzare l'attentato di Dallas e far ricadere le colpe su Lee Harvey Oswald che però probabilmente non sapeva neanche di dover uccidere il presidente. Il Comitato e tutte le altre forze in gioco avevano anche una copertura politica di altissimo livello: l'allora vicepresidente Lindon Johnson.
De Gaulle e gli amici di JFK e Bobby Kennedy - C'era anche un'altra squadra in gioco, uscita inevitabilmente sconfitta, che progettò la diffusione della controinchiesta tramite il libro. Tra questi i francesi. I servizi di Charles de Gaulle furono i primi ad occuparsi dell'uccisione di JFK accogliendo la richiesta indiretta di Bob Kennedy. Ma perché Parigi si sarebbe fatta coinvolgere in una questione interna così spinosa? Secondo il libro, De Gaulle temeva l'ascesa negli Usa di un governo legato all'Oas, il gruppo terroristico francese che mirava ad ucciderlo. Oltre ai francesi c'erano i sovietici anche loro impegnati in un lavoro di spionaggio per evitare di prendersi la colpa dell'omicidio. Infine secondo Saverio Tutino dietro l'operazione del libro in Italia e dietro L'Albra ci sarebbe stato Gianni Agnelli.

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