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martedì 14 febbraio 2012

L’inizio di apparizione: i volti ed i paesaggi di Tullio Pericoli

Articolo 21 - Libri e Giornalismo
L’inizio di apparizione: i volti ed i paesaggi di Tullio Pericoli
L’inizio di apparizione: i volti ed i paesaggi di Tullio Pericoli
di Paolo Mirti
Dalle storiche copertine de l'Espresso alle strisce di Fulvia, Silvia Ballestra nel suo libro Le Colline di Fronte racconta Tullio Pericoli, uno dei più grandi artisti italiani
Forse davvero per accendere la creazione artistica bisogna ripetere la formula feticcio con la quale da bambini si da’ inizio al gioco:” Facciamo che ero..”.
E così che Silvia Ballestra nel suo bellissimo  le colline di fronte ( Rizzoli Editore) descrive il grande pittore e disegnatore Tullio Pericoli mentre si prepara a dipingere la Sala Garzanti nel prestigioso palazzo sede della casa editrice di Livio Garzanti:”facciamo che ero un pittore”.
Il libro racconta le vicende professionali ed umane del marchigiano ( di Colli del Tronto) Tullio Pericoli, uno dei più grandi artisti italiani, e del suo straordinario universo creativo popolato da volti e paesaggi. Il suo arrivo a Milano negli anni del boom economico su consiglio di Zavattini, la sua prima grande esperienza al “Giorno” illustrando la pagina domenicale dei racconti affidata a scrittori del calibro di Gadda, Pasolini,Calvino,Sciascia, Primo Levi.
L’incisività dei volti tratteggiati da Pericoli diventa ben presto negli anni ‘70 terreno fertile nel quale far rinascere i frutti di una satira che, attraverso le vignette su L’Espresso firmate da lui insieme all’amico Emanuele Pirella, ricominciò a colpire i potenti della prima repubblica: Craxi disegnato con i guantoni da boxe, Andreotti nerissimo e vampiresco, Berlinguer in perenne procinto di entrare in un tubo ignoto e buio simbolo del potere, Papa Paolo VI che guarda la TV e beve Jagermeister ( e spiega perché lo fa citando la nota pubblicità dell’amaro).
Sempre sull’Espresso di Livio Zanetti, una  copertina disegnata da Pericoli con Giovanni Leone vestito da marinaretto che annuncia di volersi riposare sulla barca dell’amico Lefebvre ( il rappresentante della Lockheed in Italia) gli provcurò una querela ( poi ritirata) ma fu una vera e propria bomba ,contribuendo, insieme agli articoli della Cederna, alle dimissioni di lì a poco del Presidente della Repubblica travolto dallo scandalo Lockheed.
E’ sempre in coppia con Emanuele Pirella che Pericoli realizzò prima sul Corriere e poi sulla Repubblica la famosa striscia di Fulvia, regina dei salotti intelletual mediatici milanesi, che continuò ad apparire fino alla morte di Pirella nel 2010.
Accanto alla sua attività di disegnatore per i giornali, Pericoli ha sempre voluto coltivare la sua passione di pittore, alternando varie esperienze e forme pittoriche convinto come Paul Klee che compito dell’arte non sia rendere il visibile ma piuttosto rendere visibile.
Ha conosciuto i più grandi scrittori ed intellettuali italiani.
Giovanni Testori, poco prima di morire, si innamorò dei suoi ritratti e gli insegnò a riconoscere l’inizio di apparizione, il momento emozionante in cui la matita coglie il centro di un volto, scoprendo i tratti  che faranno sì che quel volto sia riconoscibile.
Eppure il tratto più intimo ed universale dell’arte di Pericoli che Silvia Ballestra ( marchigiana anche lei) sa cogliere con divertita complicità sono le colline delle Marche, le colline di fronte, un mare di onde di terra che cambiano colore a seconda della stagione e delle coltivazioni.
“ E’ come una madre che ti ha insegnato una lingua- osserva Pericoli- una lingua che poi ho usato per parlare di tutto, una  cadenza un modo per raccontare il mondo”.

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