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martedì 28 febbraio 2012

Tintoretto: il maestro che 'velocemente' sapeva mettere insieme talento e colore

Tintoretto: il maestro che 'velocemente' sapeva mettere insieme talento e colore

di Melisa Garzonio
Era ombroso, facile all’ira, talmente iracondo che gli amici lo chiamavano “granelo de pevere”. Non era un sentimentale, e se c’era da guadagnarsi una raccomandazione si comportava da levantino, calando a piacere del committente sui suoi costi. Cosa che lo rendeva odioso ai colleghi della Serenissima, che si vedevano decimate le quotazioni. Non aveva nemmeno il phisique du rôle: Jacopo Robusti, diventato pittore col nome di Tintoretto (Venezia 1518, 1594), preso dal padre tintore, era alto appena un metro e mezzo; nemmeno aveva una faccia simpatica, come si evince dai suoi autoritratti. Tra i 40 capolavori riuniti in mostra alla Scuderie del Quirinale colpisce un quadro (vedi foto) che ne presenta il volto su fondo scuro (una tecnica usata da Tintoretto per far emergere la luce dei paesaggi e le figure) con barba e capelli grigi, gli occhi sporgenti, l’espressione insofferente.

Eppure, di fronte al maestoso “Miracolo di San Marco” (è il quadro che ci si trova di fronte all’ingresso della mostra), che il curatore Vittorio Sgarbi giudica in perfetta sintonia con la teatralità della mostra, perfino il fiorentino Vasari che ne aveva fustigato “le capricciose invenzioni e gli strani ghiribizzi” tirati giù troppo in fretta e senza preparazione, fu costretto a riconoscere il genio definendolo “il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura”. Anche Pietro Aretino, un penna al vetriolo, pur biasimando la poca pazienza nel fare, ammirava la suacapacità di mettere insieme il disegno, gli scorci e “i colori che son carne”. Il solo a non aver mai dubitato delle proprie capacità era lui, Tintoretto, che senza false modestie aveva appeso nel suo studio un cartiglio con il motto “il disegno di Michelangelo e il colore di Tiziano”. Un sfida ambiziosa, vinta al primo match.

“Tintoretto”, Le Scuderie del Quirinale, Roma, fino al 10 giugno
www.scuderiequirinale.it


Ci sono anche queste…

Cuerpos de dolor
Trenta sculture che raffigurano vergini, Cristi in croce, santi e martiri in preda agli spasmi delle torture, capolavori della pittura barocca spagnola tra il 1500 e il 1750. Dipinte e dorate, ricoperte di sete e broccati, le statue esposte a Lisbona Museo Nacional de Escultura di Valladolid, in Spagna. Tra gli artisti Berruguete, Leoni, Cano, Salzillo.
Dove: Museo Nazionale de Arte Antiga, Lisbona
Quando: fino al 25 marzo
Info: www.mnarteantiga-ipmuseus.pt
Opera cult: difficile scegliere tra il sofferente “Cristo crocefisso” di Francisco de Zurbarán (16279 e la “Crocifissione” quasi estatica di Francisco de Goya (1780)

“Tiziano e la nascita del paesaggio moderno”
Tiziano il grande innovatore che ha ‘illuminato’ la rappresentazione del paesaggio moderno dalla fine del Quattrocento ai primi decenni del Cinquecento. E’ il tema che la mostra milanese cavalca attraverso una cinquantina di opere del maestro veneto confrontandoli con i capolavori di altri compagni di percorso, quali Giorgione, Lotto, Tintoretto, Palma il Vecchio.
Dove: Palazzo Reale, Milano
Quando: fino al 20 maggio
Info: www.mostratiziano.it
Opera cult: l’interpretazione favolistica che Tiziano dà di una delle più celebri leggende dell’arte sacra, quella di “Tobiolo e l’arcangelo Raffaele”

“Vincenzo Gonzaga: il fasto del potere”
Vincenzo Gonzaga (1562-1612), uomo ambizioso e straordinario mecenate, amico di poeti (Torquato Tasso), musicisti (Claudio Monteverdi) e pittori (Pietre Paul Rubens) in auge nelle grandi corti europee. Al duca di Mantova di cui ricorre il quarto centenario della morte è dedicata una mostra che ne celebra la storia attraverso un centinaio di opere preziose, dai quadri alle oreficerie. 
Dove: Museo Diocesano di Mantova
Quando: fino al 10 giugno
Info: www.vincenzogonzaga.it
Opera cult: un prezioso monile in oro, smalti e gemme con il monogramma del nome di Gesù in lettere gotiche, del 1562

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