La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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lunedì 23 aprile 2012

Muoiono le librerie: esistono ancora persone che leggono libri?

Muoiono le librerie: esistono ancora persone che leggono libri?

di Marco Lodoli
Trent’anni, spilungone, aria intelligente anche se un po’ assonnata, una birra in mano e in tasca una quasi laurea in filosofia, gli mancano pochi esami: di colpo, mentre gli racconto qualcosa del nuovo romanzo che sto scrivendo, mi guarda e mi dice: “Ma perché, esiste ancora gente che si legge i libri?” Capisco che è una provocazione, di sicuro è un ragazzo che ha letto tanto e leggerà ancora, è solo voglia di stupire, di contraddire, è il giovane leone che rifila una zampata al vecchio leone, anche se forse è solo una storia di gattacci da cortile, eppure quella domanda mi ronza nella testa come un’ape che sì è infilata sotto la camicia e non riesce a venirne fuori. “Esiste ancora gente che legge i libri?”

Ovviamente sì, ci sono best seller che moltiplicano le ristampe, dunque qualcuno se li coprerà, qualcuno li terrà sul comodino e la sera, prima di azzerarsi, ci butterà sopra un’occhiata, leggerà qualche pagina… Però è vero che la situazione è difficile, il malato peggiora, il medico sta lasciando il posto al prete. “Ci sono pomeriggi interi in cui non entra un’anima – mi dice il libraio sotto casa – mi sento come il custode del museo etrusco, seduto nella penombra a fare la guardia ad anfore antiche, inutili.” Ogni settimana in Italia chiudono due librerie: certo, ci sono i supermercati con le novità allineate accanto ai detersivi e alle scatolette del tonno, ma forse non è la stessa cosa. “Stiamo agonizzando – continua il buon libraio – ci tengono in vita solo le donne, e sole quelle tra i quaranta e i settant’anni, vecchie professoresse, zitelle infelici, madri che cercano un momento di fuga fuori dallo stress quotidiano, mogli scontente, anime belle che nei libri cercano altre anime belle: se non fosse per loro, se non ci fossero le donne, qui avremmo tirato già la saracinesca.”

E i ragazzi, gli under trenta, o i TQ, cioè i trenta-quarantenni che pure hanno una loro rappresentanza culturale, una rabbia intellettuale che arde e chiede mutamenti, i ragazzi non varcano la soglia delle librerie? “Qui non si vedono, forse navigano su internet, forse scaricano i testi, non so, comunque qui entra un ragazzo a settimana, gira uno sguardo distratto sui banconi ed esce.” E’ una tendenza europea, è così ovunque, purtroppo, mal comune mezzo gaudio, mi dico: ma non è vero, mi corregge il libraio, in Francia e in Germania, ad esempio, le librerie sono aumentate, ogni quartiere ha la sua, e ogni libreria è un luogo di incontro, di scambio, una centrale spirituale che diffonde energia. “Siamo noi che proprio non ci crediamo più, che abbiamo chiuso le pagine dei libri come cancelli di ferro. Se non ci fossero le donne, le meno giovani, saremo in un deserto senza palme.” E allora mi domando: una democrazia può resistere senza che i cittadini crescano nella consapevolezza, senza una costante spinta alla comprensione?

Aggiungo una poesia di Emily Dickinson, che mi pare abbia qualche attinenza.

L’acqua è insegnata dalla sete.

La terra, dagli oceani traversati.

La gioia, dal dolore.

La pace, dai racconti di battaglie.

L’amore, da un’impronta di memoria.

Gli uccelli, dalla neve.

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