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sabato 21 aprile 2012

"Respiro corto": Carlotto e la nuova specie criminale tra Marsiglia e l'Est

"Respiro corto": Carlotto e la nuova specie criminale tra Marsiglia e l'Est

di Cristiano Sanna
Si comincia in uno scenario da post-apocalisse nucleare. Un luna park che porta i segni del tempo, tra lupi che prosperano in un terreno avvelenato dalle radiazioni e invaso dall'erba che cresce, spontanea e inquietante. Una banda armata entra in azione, vomitata fuori dal ventre d'acciaio di tre fuoristrada. Di fronte a quella vista i lupi si irrigidiscono. E' la brevissima quiete prima della tempesta e stavolta la narrazione attorno ad un nuovo tipo di criminalità non ha come epicentro il Nordest noir che ha reso celebre Massimo Carlotto. In Respiro Corto (Einaudi) lo scrittore padovano porta il lettore alla scoperta di una Marsiglia che mette in vetrina una nuova specie di malavitosi. La trama si dipana tra la città mediterranea, Chernobyl, e i caveau delle banche svizzere. A illustrare una nuova specie di lupi con le gambe e i kalashnikov in mano. Gente con famiglie di peso alle spalle e la coscienza precisa di come si debba far correre il denaro per acquisire potere. Gente che compone la Dromos Gang. Ne parliamo con lo scrittore.
L'incipit di Respiro corto sembra quasi horror-fantascienza.
"Eppure è tutto assolutamente reale, dallo scontro militare in atto a Marsiglia per ridisegnare la mappa del potere criminale, fino ai personaggi armati di mitra e contatori Geiger che si muovono tra le terre dell'Est Europa segnate dall'incidente di Chernobyl. Compresa la scena dei lupi a Prjpiat, ispiratami da una foto vista nell'archivio di un amico avvocato americano".
Tornando a Marsiglia, è dunque vero che i Quartieri Nord sono uno dei fortini criminali meglio difesi dell'intera Europa?
"Eccome, solo negli ultimi dieci giorni ci sono stati attacchi armati alla brigata anticrimine francese, le forze speciali della polizia. Questa recrudescenza si nutre della crisi economica e riguarda traffici di ogni tipo, dagli esseri umani alla droga, fino alle scorie nucleari e ai residui industriali tossici che vengono usati per i materiali da costruzione edile. Questi ultimi però vengono dalle ex repubbliche sovietiche, non da Marsiglia".
Lo scenario sezionato nel suo libro ha connessioni anche con la criminalità organizzata italiana?
"Non in questo romanzo e direi nemmeno nella realtà. Queste sono nuove strutture criminali, l'evoluzione di ciò che esisteva in precedenza e che aggredisce anche la produzione del cibo e quella del legname da costruzione".
Recenti studi ci dicono che è in preoccupante aumento il numero di casi di turbe psicologiche dei giovani entro i 18 anni, un effetto collaterale della crisi su chi è cresciuto sul mito dell'avere, del possedere ad ogni costo. Questo disagio diventa parte del "carburante" della nuova criminalità?
"Non più, o forse questo tipo di dinamica riguarda gli strati più bassi della criminalità e piccoli narcotrafficanti. Questi nuovi criminali sono gente che viene da famiglie ricche e influenti, con entrature politiche, ragazzi che studiano nelle migliori università e che sanno perfettamente come muoversi al di fuori della legge tanto nell'alta finanza che nei traffici più rimunerativi. E' proprio una nuova 'razza' con cui dovremo fare i conti".

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