La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

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martedì 31 gennaio 2012

Dubai non dorme mai. Il villaggio diventato metropoli

IL    GIRA MONDO A CURA DI FEDERICO CUGURULLO
Dubai non dorme mai
Il villaggio diventato metropoli


 

E' notte fonda quando esci dall'aeroporto. Dubai International Airport: maggiore centro di collegamento di tutto il Medio Oriente e principale porta tra Ovest ed Est. Nel momento in cui le porte di cristallo si chiudono alle tue spalle, i polmoni vengono invasi da aria bollente. Il sole è un ricordo immerso nelle tenebre, ma la temperatura percepita supera comunque i quaranta gradi. Fatichi a respirare e arranchi verso il taxi più vicino. Un ragazzo dalla pelle color terracotta ti apre la portiera con reverenza, facen¬doti sentire più importante e ricco di quando la tua carta di cre¬dito suggerirebbe. La macchina parte, e Shahzad, questo è il suo nome, si apre in un sorriso che nasconde troppe notti insonni. E arrivato a Dubai sei mesi fa, ed ignora quando lascerà il deserto per tornare in Pakistan. Non possiede più il suo passaporto, e il suo futuro è nelle mani della compagnia per cui lavora. Secondo la legge dello sceicco, lui, così come tutti i suoi compatrioti e migliaia di espatriati provenienti da piccoli stati senza nome, potrà ritenersi libero solo quando il suo datore di lavoro lo vorrà. Shahzad è rela¬tivamente fortunato. Ha sentito diverse storie di giovani filippine, assunte come maid, e tenute prigioniere per anni nelle ville dei loro padroni. Già, Shahzad è fortunato. Lavora dodici ore al giorno, mettendo tutto da parte per finanziare gli studi della sorella, e i bisogni di una moglie che non ha mai visto.
Il taxi sfreccia nella notte, confluendo in un serpente di luce che taglia in un due la città. Sheikh Zayed Road, nominata in onore dell'uomo che appena cinquant'anni prima ha trasformato quello che era un piccolo villaggio di pescatori in una metropoli di im¬patto mondiale. Fatichi a tenere gli occhi aperti. Ambo i lati, file di skyscraper tagliano il cielo elettrizzando il buio. Non c'è nessun ordine. Nessun rigore estetico. Piramidi affilate, torri che sembrano essere state strozzate da un gigante, grattacieli di stampo moderni¬sta, ed edifici le cui forme sfidano la geometria euclidea. Moderno e postmoderno hanno perso valore. L'unica cosa che conta è creare un'icona che rimanga impressa nella retina dello spettatore. Arrivi in albergo. Shahzad ti accompagna sino alla porta, regalan¬doti uno dei pochi sorrisi sinceri che troverai in città. Ti augura buona fortuna, e sparisce nella notte. Una volta dentro, brividi di gelo ti scorrono nella pelle. Nella hall domina un sistema di aria condizionata che ha creato un piccolo microclima all'interno del deserto. Centinaia di condizionatori soffiano puro freddo, alimen¬tati da elettricità prodotta dalla combustione di petrolio e gas natu¬rali. È stato calcolato che Dubai e i suoi colleghi Emirati hanno il più alto Carbón Footprint al mondo. Nessuno inquina più di loro. Secondo II WWF, un solo pianeta non basterebbe a supportare lo stile di vita locale. Ne sarebbero necessari ben sei. Ti chiudi in stanza ma non riesci a prendere sonno. Nonostante abbia spento il condizionatore, la camera rimane una bara di ghiac¬cio. Senti la città pulsare intorno a te. È viva, chiassosa. Ti richiama in una sorta di versione cacofonica del canto delle sirene di Ulis¬se. Cedi, e ti rivesti in fretta, raggiungendo in pochi minuti il bar dell'hotel. Non esiste un quartiere dedicato alla vita notturna. A Dubai tutto di svolge all'interno degli alberghi, disegnati per com¬piacere l'immaginario occidentale. Hai fortuna, e riesci ad entrare. Il buttafuori, un colosso russo, ti fa passare, ricordandoti che la prossima volta ti servirà un invito, o una mancia generosa. Tempo un paio di secondi, e gli ultimi barlumi di esotismo mediorientale svaniscono, cancellati dalla ritmo soft della musica house e dal pro¬fumo dell'alcol. Ti avvicini al bancone ed ordini un drink. Per strada bere è proibito, così come è proibito vendere alcolici nei negozi. È la legge islamica. Legge inesistente nei locali, dove è permesso bere qualsiasi cosa sino a quando il portafoglio lo consente. Sorseg¬gi il tuo cocktail e ti guardi attorno. L'ambiente è misto. Giovani professionisti che vivono il sogno di ogni capitalista, guadagnando molti più soldi di quanti possano riuscire a spenderne. Vecchi di¬rettori di compagnie e mega-corporazioni, che i loro sogni li hanno già realizzati da tempo. E donne. Tantissime donne, una più bella dell'altra. Di svariate etnie, ma accumulate tutte dalla medesima professione. Alcune di loro hanno scelto questa strada di loro spon¬tanea volontà. Altre, la maggior parte, sono state trascinate da false promesse e obbligate a prostituirsi. Un'altra eccezione alla parola di Allah in nome di una divinità molto più potente: business. Per la seconda volta nel giro di poche ore non riesci a respirare e ti avvicini alla finestra in cerca di aria fresca. È tutto sigillato, non c'è un solo spiraglio tra te e il vuoto. Il tuo sguardo vorrebbe perdersi in lontananza, ma è catturato dalle mie follie che brillano nella notte. The Palm, un'addizione costiera a forma di palma, sede dei divertimenti più sfrenati. Le luci di The World, un arcipelago arti¬ficiale composto da isole che riproducono in miniatura ogni terra emersa dei cinque continenti. E infine, sopra qualsiasi cosa, il Burj Khalifa, l'edificio più alto del mondo. Una stalagmite di cristallo e cemento che si conficca senza pietà nel cielo dopo una corsa di ottocento metri. Ti senti infinitamente piccolo e stanco. Chiudi gli occhi, ma la luce sconfigge le tue palpebre. È tutta intorno a te, e non si spegnerà. Dubai non dorme mai.
da Sardinews

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