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sabato 7 gennaio 2012

Le piccole librerie


                                                      DIALOGHI - Flavio Soriga

Le piccole librerie


Si può vedere la cosa, il problema delle piccole librerie, sotto due punti di vista. La prima: le piccole librerie sono aziende, se vanno bene fanno profitti, quando vanno male è normale che chiudano. La seconda: i librai indipendenti offrono alla cittadinanza un servizio, e dunque sarebbe auspicabile che la società, amministratori e cittadini, li aiutassero a resistere. Entrambe le cose sono vere, e in fondo un ristoratore può benissimo sostenere che anche lui, con la sua trattoria a buon mercato, o il suo ristorante sperimentale e coraggioso, offre un punto d’incontro per la gente, promuove prodotti del territorio, resiste all’omologazione del gusto, fa in qualche modo cultura e impresa insieme. Si può pensare che il mercato decide tutto, e dunque se una trattoria non tiene la concorrenza, una libreria non riesce a tirare su uno stipendio, un alberghetto non ha clienti, chi se ne importa, che chiudano e i suoi proprietari si cerchino un altro lavoro.

Il problema è che questo discorso sta portando la Sardegna all’agonia. Il problema è che quest’isola sembra sempre di più un grande villaggio vacanze per due mesi l’anno,  e una landa piuttosto povera e depressa il resto dell’anno. Il problema è che senza strategie di sviluppo e progresso si può ragionevolmente temere che presto nella nostra terra non ci saranno più librerie indipendenti ma nemmeno piccole aziende familiari, se non le pochissime legate al turismo, e localizzate nei punti di maggior affollamento estivo. Il problema è che le comunità vivono anche di punti d’incontro, di luoghi in cui trovarsi, discutere, ospitare i forestieri. A Seneghe, quando abbiamo iniziato a organizzare il festival, sette anni fa, l’abbiamo fatto alla trattoria Il Bue Rosso, perché la sua proprietaria, Mattea Usai, lì aveva chiamato a raccolta scrittori, poeti, intellettuali del territorio. Organizzava incontri con i lettori, cercava di tenere aperto tutto l’anno in un paesino di poche migliaia di abitanti, di essere la vetrina dei produttori del Montiferru.

Il progetto non ha retto, Mattea ha chiuso il ristorante e ripreso la strada dell’emigrazione, Seneghe è un po’ più povera. Ora, a Gavoi, sta chiudendo la libreria che è stata, allo stesso modo, luogo di nascita del festival che ormai tutta Italia conosce e ama. I festival della Sardegna vanno benissimo, ma i paesi che li ospitano non troppo. E questo perché i grandi eventi fanno molto per quest’isola, ma certo non servono a nulla se non c’è un presidio costante del territorio, una pratica quotidiana di promozione della lettura, della musica, del buon mangiare. Qualche giorno fa, alla mostra del libro di Macomer, una competente funzionaria regionale raccontava di quanto spende la Regione, per fortuna e capacità di chi lavora al servizio beni librari, per sostenere le biblioteche, e di quanta fatica e capacità mettono i biliotecari sardi per presidiare i loro paesi. È evidente che le piccole librerie, sebbene siano anche aziende private, hanno bisogno a loro volta di un qualche aiuto, perché la tendenza del mercato, in tutti i campi, è di premiare i grandi e fare scomparire i piccoli. A Londra, nel quartiere di Islington, l’ultima libreria indipendente ha chiuso più di cinque anni fa. Non che le grandi catene di libri britanniche siano brutte, ma certo non si può dire che presidino il territorio. Sempre che si abbia a cuore il territorio, e la qualità della vita di chi ci vive.

da Sardegna24 di Flavio Soriga

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