La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

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sabato 14 gennaio 2012

Non invidiatemi se i miei racconti hanno fatto l'Italia

CULTURA

Non invidiatemi se i miei racconti hanno fatto l'Italia

    deledda
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Grazie, Deledda. Per aver contribuito a creare l’immaginario dell’Italia post-unitaria e degli italiani, pubblicando i suoi racconti nel “Corriere dei Piccoli”. Questa, in sintesi, la “motivazione del premio” che Carlo Ossola, filologo e studioso di fama internazionale, ha voluto idealmente consegnare a Grazia Deledda inserendola nella antologia da lui curata Libri d’Italia (1861-2011), fresca di pubblicazione per i tipi di Treccani nella storica collana “Ricciardi”. Ponderoso volume già messo all’indice, se non al rogo, da giornalisti e critici letterari che alimentano in questi giorni le polemiche: giacché Ossola pare aver perso la bussola, avendo lasciato fuori dall’antologia pezzi da novanta come Pirandello e Montale che, come si vede nel disegno a fianco, rosicano e piangono, piangono e rosicano: “Perché al Nobel sardo sì e a noi no”?

Evidentemente non di sole pecore che giacciono coi pastori debbono andare orgogliosi i sardi, ma anche dei propri scrittori. Tutti sparano su Ossola, già docente di letteratura italiana nelle università di Ginevra, Padova, Torino, dal 2000 professore al Collège de France di Parigi e, tra le righe, accademico dei Lincei dal 1995. Dunque non un pivellino dell’italianistica. Mentre i sommi sacerdoti della critica letteraria italiana si stracciano le vesti e i giornalisti si sperticano a chiedergli le ragioni delle esclusioni, abbiamo girato in positivo la domanda: perché, Ossola, ha incluso la Deledda nella sua antologia? «Non rientrava nei miei intenti fare un canone degli scrittori italiani più o meno illustri: - spiega - a quello ho già provveduto pubblicando insieme a Cesare Segre l’Antologia della poesia italiana (tre volumi, cinquemila pagine ndr) nella “Bibliothèque de la Pléiade” di Einaudi-Gallimard. Scopo di Libri d’Italia è di esaminare, come accade anche nel libro di Suzanne Stewart-Steinberg L’effetto Pinocchio. Italia 1861-1922 uscito quasi insieme al mio, attraverso quali testi è cresciuta e si è formata una coscienza collettiva degli italiani nella pubblica lettura, che in Italia ha sostanzialmente coinciso con la scuola».

Deledda, Collodi, De Amicis, Pascoli, Artusi, Ghersi, Stoppani,Salgari, Primo Levi, Calvino, Ungaretti. «La memoria collettiva - aggiunge Ossola - non è il giudizio di un singolo intellettuale ma ciò che cresce lentamente, nel Paese, anche attraverso i libri di testo. Nell’antologizzare ho seguito una indicazione di Italo Calvino, che diceva: “Mi sono fatto una prima cultura visiva attraverso le bande dessinée”». Ovvero le prime strisce a fumetti pubblicate dal “Corriere dei piccoli” negli anni Venti del Novecento. «Il Corriere dei Piccoli” - continua Ossola - nei suoi primi cinque lustri - quelli che lo studioso ha passato in rassegna - è stato una preziosa antologia, raffinata e avveduta, degli autori che andavano formando il gusto degli italiani. Nulla da scandalizzarsi dunque, se la Deledda, che collaborava assiduamente al “Corriere dei Piccoli”, compare con tre racconti, peraltro molto belli». Deledda si prende dunque una “rivincita” postuma su Pirandello, che si era ispirato alla sua vicenda biografica nel romanzo Suo marito (1911, poi mutato in Giustino Roncella nato Boggiolo), in cui raccontava di una scrittrice di successo e del marito, personaggio tragicomico poiché si identificava totalmente con l’opera della moglie che gestiva come un qualsiasi prodotto commerciale. Pirandello, autore anche del romanzo L’esclusa, sperimenta ora L’Escluso (da Ossola): «Se gli intellettuali - dice Ossola - possono dispiacersi che un Nobel non sia presente in questa antologia, io rispondo che Grazia Deledda è stata altrettanto premio Nobel , la prima scrittrice italiana ad avere il Nobel. E può vantare una forza narrativa come pochi altri in Italia. Quella di inserirla è stata una scelta del tutto legittima. Non è stato possibile, per ragioni di spazio, includere i romanzi, ma i racconti pubblicati nel “Corriere dei piccoli” hanno trovato il loro posto. Degnissimo. Nella formazione della coscienza italiana Deledda ha avuto un ruolo importante». E Montale? A vedersi escluso è “stramazzato” come il cavallo di Spesso il male di vivere ho incontrato: «Ho letto dichiarazioni di dispiacere persino di alcuni assessori liguri - risponde Ossola - . Ora, la Liguria è rappresentata nell’antologia da De Amicis, da Calvino. Citatissimo ovviamente anche Montale, anche se non antologizzato».

Per restare alla Sardegna, «nell’Italia ideale che ciascuno di noi avrebbe voluto - continua Ossola - saremmo dovuti passare attraverso Gramsci. Il fatto che non compaia in Libri d’Italia è motivato dalla seguente ragione: la censura e il carcere fascista fecero sì che la sua figura e la sua opera divenissero note tardi, sostanzialmente dopo il 1945, quando cominciarono a circolare i Quaderni del carcere». Dulcis in fundo, Ossola chiude la sua introduzione all’antologia «con una bellissima citazione dal vostro Luigi Pintor, l’autore di Servabo. Il mio motto in Libri d’Italia è stato, modestamente s’intende rispetto alla profonda coscienza umana e politica di Pintor, lo stesso “servabo”: conservare la memoria per le nuove generazioni». Memoria fatta non solo di parole, ma anche di disegni: «Tutti i racconti del “Corriere dei piccoli” erano illustrati. Il che testimonia quale coscienza avessero quegli autori della comunicazione letteraria. Del resto l’exemplum lo forniva lo stesso Manzoni della Quarantana (terza ed ultima edizione dei Promessi Sposi illustrata capitolo per capitolo, ndr): il pubblico non si conquista solo con gli scritti ma anche con le illustrazioni. Anche in questo la Deledda è stata lungimirante. Purtroppo la grande tradizione della scrittura sarda è un po’ messa a tacere, oggi, in Italia. Potremmo andare avanti, e parlare di Salvatore Satta. Quello che mi preme dire, in sostanza, è che la letteratura degli autori sardi non cessa di fornire modelli. Questo significa che c’è una fecondità all’origine. Per la Deledda, poi, ci sarebbe da fare un discorso europeo: io la vedo molto bene accanto a Bernanos, a quegli scrittori che hanno prestato attenzione a una realtà del quotidiano permeata da un’antropologia direi quasi sacra, tanto era forte il legame con la terra, la famiglia, il paese, il vissuto. Ma mentre in Francia Bernanos è valutato, da noi per alcuni errori commessi dalla critica la Deledda è diventata una sorta di “scrittrice regionale”. Eppure è il Nobel a dimostrarne la caratura internazionale. La storia letteraria italiana andrebbe ripensata non solo dalla parte di Deledda, Verga, Alvaro, Silone, ma anche da quella di Nievo, Buzzati, Landolfi, Calvino». Nessuno escluso. (Giambernardo Piroddi)
da Sardegna24

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