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sabato 14 gennaio 2012

I luoghi della cultura non vanno spenti


da Sardegna24 IL FATTO

I luoghi della cultura non vanno spenti

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cugusi
Coinvolgono i lettori abituali, attirano lettori potenziali, organizzano gli eventi, grandi e piccoli, e creano nell’opinione pubblica, intorno al libro, attenzione, conoscenza e socializzazione. Sono le biblioteche disseminate nei piccoli comuni sardi. Il dimezzamento dei finanziamenti da parte della Regione, è un pugno allo stomaco, soprattutto per quei paesi, dove la piccola biblioteca, è l’unico lumicino che tiene accesa la fiamma della cultura. Una testimonianza autorevole di queste realtà territoriali, è quella di Tonino Cugusi, direttore del Consorzio per la pubblica lettura Sebastiano Satta diNuoro, il sistema bibliotecario più ampio (gestito da ente locale) e antico della Sardegna.

Un consorzio che coordina una rete bibliotecaria di 30 Comuni, con 63 operatori, tra dipendenti diretti e quelli privati delle cooperative che sostengono l’attività. «Chi pensa di fare un taglio di queste dimensioni alle nostre biblioteche - attacca Cugusi - non sa quanta vita passa all’interno di esse. Sono piccoli baluardi di frontiera, i luoghi della conoscenza e dell'aggregrazione sociale. Spesso gli unici, dove i cittadini di posti anche sperduti, hanno un minimo di opportunità di conoscenza. Dimezzare i contribuiti regionali significa ridurre l'offerta informativa e quindi la qualità dei servizi, che mano a mano, se non si interviene, provocherà lo smantellamento dello stesso servizio». Prendiamo la biblioteca Satta di Nuoro, per esempio, lo scorso anno hanno sfilato all’interno del suo auditoriumcentinaia dinomidella letteratura e del giornalismo nazionale: «È il luogo dove i cittadini di Nuoro e dei paesi della provincia, possono toccare con manoil lavoro dei grandi autori della letteratura o del giornalismo - prosegue Cugusi -. Dove si possono interfacciare direttamente con i grandi temi nazionali e internazionali.

Lo scorso anno gli incontri con Padellaro, Castellina, Severgnini, Floris, Englaro, tanto per citarne alcuni, hannoaffollatto la grande sala della biblioteca e il dibattito su quei temi ha tenuto banco per giorni nelle scuole, sui giornali, nelle nostre sedi periferiche. Perché il lavoro di ogni bibiloteca moltiplica il numero delle persone coinvolte, anche indirettamente ». D’altronde l’Isola delle Storie, il festival letterario che si svolge ogni anno a Gavoi, è la testimonianza diretta del miracolo della «moltiplicazione della cultura».E Tonino Cugusi gavoese d’hoc è unodei promotori: «I grandi eventi letterari non sono solo il risultato dell’attività che si svolge nell’ultimo mese prima della manifestazione, sono anche il frutto del lavoro svolto quotidianamente nel territorio. Questo permette la promozione dei libri e attira “curiosi” interessati a quel lavoro».

La provincia sarda maggiormente colpita dallo spopolamento, conta 52 paesi e 56 biblioteche. Anche le frazioni de La Caletta e di Calagonone ne hanno una.E nel capoluogo barbaricino ce ne sono tre. Persino Lodine, un paesello di 300 anime ha la sua:«Un’impegata a tempo determinato serve la “fame” di cultura del borgo - spiega Cugusi -.Vi si possono fare le attività di ogni biblioteca: di pubblica lettura, di accesso a internet e persino all’Euro-desk per le informazioni sulle opportunità euroropee. Si organizzano attività, si promuovono spettacoli e inizative per la lettura rivolte a bambini adulti e anziani. Sentinelle di cultura che non possono essere spente in questi posti dove ormai chiude tutto». Nel concreto i tagli della Regione toccano le spese per arredi, libri, documenti multimediali e attrezzature informatiche. «Per ora sono salvi i fondi di gestione - conclude il direttore della “Satta” -. Ma se l’offerta di qualità cala, in pochi anni ci sarà il deperimento e quindi la morte del servizio». (M. GIovanna Fossati)

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