La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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giovedì 12 gennaio 2012

Libri in scena


CULTURA

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abate

Pare quasi una caratteristica tutta sarda, un modo di superare la parola scritta per offrirla alla drammatizzazione della stessa o a forme molto prossime alla “mise en space”. Non è raro che le opere narrative degli autori locali contemporanei diventino rappresentazioni teatrali portate in scena da compagnie locali (e non solo), e che sempre più di frequente la presentazione canonica di un’opera letteraria lasci spazio a un reading o a una performance più complessa nella quale confluiscono musica, recitazione e altre forme d’arte. A voler seguire i passi degli scrittori nostrani, appare sottile la linea che demarca lo spazio narrativo da quello scenico.

E’ il caso di Paola Alcioni e di “Totu sa vida”, melologo coprodotto da Il Crogiuolo e dal Teatro del Sottosuolo, portato in scena nei giorni scorsi dall’attrice Rita Atzeri. «Volevo parlare di una donna che - invece di restare cristallizzata nel proprio passato subendolo come una croce - accetta attraverso una narrazione continua di dare spazio alla possibilità nella sua vita» racconta l’autrice. “Totu sa vida” nasce più che come testo teatrale, come racconto «È un registro che mi è pù congeniale, contiguo alla poesia. Rita Atzeri ha aggiunto la sua straordinaria interpretazione e ha veicolato le emozioni come la sola parola forse non riesce a fare». Sul ruolo fondamentale svolto dall’attore anche e qualora ci si muova nel territorio dell’adattamento scenico di opere di narrativa, concorda Marcello Fois, che ai romanzi e alla poesia affianca l’attività di scrittore per il teatro e di sceneggiatore. Si fatica a tenere la conta delle trasposizioni teatrali dei suoi romanzi, da “Tamburini”, messo in scena dalla compagnia Mab Teatro, a “Nani e giganti”, ispirato a “Dura madre” e con “Picta”, opera d’esordio che gli valse nel ’92 il Premio Calvino. Per la regia di Guido De Monticelli arriva sulle scene anche “Sangue dal cielo”, noir in salsa nuorese che vede protagonista l’avvocato poeta “Bustianu” Sebastiano Satta.

Ma è nel 2010 che su richiesta della regista Serena Sinigaglia, Marcello Fois traduce e dà vita tutta nuova alle “Nozze di Sangue” di Federico García Lorca. Portata in scena dal Teatro Stabile della Sardegna e dall’ATIR della Sinigaglia, la traduzione dello scrittore nuorese regala al pubblico uno straordinario pastiche linguistico grazie al quale le “Nozze” lorchiane rivivono nella Barbagia dei primi del ‘900. «La narrativa e il teatro sono sistemi diversi che hanno alla base la scrittura. Il testo narrativo racchiude anche il palcoscenico, è frutto del merito o demerito dello scrittore». Sistemi diversi quindi, la cui responsabilità è da attribuirsi all’autore nel caso della narrativa, una responsabilità che può però essere condivisa con l’attore quando l’esito è anche scenico, «il potere è in questo caso nelle mani dell’attore che può rendere bello anche un testo in sé debole».

Secondo Fois, quando si parla di teatro, l’autore deve possedere le giuste competenze: «Scrivere per il teatro presuppone una scelta consapevole dello scrittore che deve essere cosciente dell’esigenze di una messa in scena. Enfatizzare è la parola chiave. Quando un attore beve in scena, la sua non è una semplice bevuta. E’ una bevuta universale». Narrativa e teatro si rincorrono anche nell’opera di Giorgio Todde. Sono i Cada die teatro a portare in scena l’imbalsamatore Efisio Marini in “Anime”, tratto dal romanzo “Lo stato delle anime”, e poi “E quale amore non cambia” e “Paura e carne”. Dall’incontro tra Todde e Fabio Marceddu nasce nel 2011 “Sottosuoli” spettacolo teatrale che denuncia gli abusi e le brutture perpetrate a Cagliari da palazzinari senza scrupoli: «Un’esperienza molto divertente» racconta l’autore «mi piacerebbe vederlo ancora in scena. Ma considerata la situazione nella quale versa la cultura nel nostro paese chissà se sarà possibile». Spostandoci idealmente verso nord, la “vedova scalza” di Salvatore Niffoi è stata portata in scena dalla nostrana Caterina Murino nella trasposizione firmata da Ciro Ippolito e Franco Ferrini, già sceneggiatore di “C’era una volta in America”.

Il romanzo targato Campiello è stato premiato nella sua versione teatrale al concorso Giovani Realtà del Teatro nel 2008. Sviluppo scenico l’ha avuto anche “La leggenda di Redenta Tiria” grazie alla Compagnia dei Teatri Possibili, mentre c’è solo da attendere per una trasposizione di “Ritorno a Baraule”, i cui diritti sono stati da tempo acquistati da Michele Placido. «L’opera letteraria nasce come un quadro, un film. Ha una sua musica, i suoi personaggi. Io ho sempre ben chiaro una sorta di canovaccio teatrale dell’opera che sto scrivendo. Quando poi questa viene affidata a un regista, sarà lui a decidere su quale elemento far soffermare la macchina da presa» spiega Niffoi. Un’autonomia della quale il regista può godere fino a un limite che è stabilito dallo scrittore, la cui supervisione secondo l’autore de “La vedova scalza” è elemento dal quale non è possibile prescindere. (Tania Murenu)
da Sardegna24

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