La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

IN TERRITORIO NEMICO
Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

Dettagli di un sorriso
romanzo di Gianni Zanata

Informazione Contro!

Informazione Contro!
Blog di controinformazione di Pier Luigi Zanata

NON STO TANTO MALE

NON STO TANTO MALE
romanzo di Gianni Zanata

sabato 28 gennaio 2012

Pollock e Nivola nel segno di Pablo


da SARDEGNA24 CULTURA

Pollock e Nivola nel segno di Pablo

  •  
pollocknivola

Orani, Sardegna, 5 luglio 1911; Cody, Wyoming, 27 gennaio 1912. Un solo anno di differenza per due centenari illustri come Costantino Nivola e Jackson Pollock. Tra il padre dell’action painting e del sand painting di cui venerdì 27 si celebra l’anniversario (due grandi mostre sulle avanguardie del `900 lo coinvolgono, una inaugurata da pochi giorni alla Guggenheim Collection di Venezia, l’altra in programma dal 7 febbraio a Palazzo delle Esposizioni di Roma) e lo scultore sardo inventore del sand casting c’era più di una semplice conoscenza, fatta nel 1949 negli Usa a Springs, dove Nivola aveva casa e studio. Uno era nato ad Orani, nella selvaggia Sardegna; l’altro a Cody, nel selvaggio Wyoming. Uno cercò nella terra dei cowboy quei «paesaggi al minimo di parsimonia cromatica» (ipse dixit) e quell’essenzialità primitiva che sostanziava l’arte sarda; l’altro, cresciuto in Arizona e California, entrò in contatto con la cultura popolare indiana e pellerossa, che resterà leitmotiv e pedale insistito della sua ricerca artistica. In entrambi i casi il Primitivo ritorna, ha come trait d’union la lezione cubista e astrattista di Pablo Picasso.

Ed è un primitivo «dionisiaco in Pollock, apollineo in Nivola», come spiega Vittorio Sgarbi: «Per entrambi il fil rouge è il Picasso degli anni Trenta e Quaranta - continua il critico d’arte -: le loro opere di quel periodo rappresentano la traduzione, rispettivamente di un americano e di un sardo, della lezione picassiana. Poi quando Nivola arriva in America l’accostamento diventa meno libresco: sia lui che Pollock si muovono nei territori dell’astrazione, razionale quella di Nivola, emotiva quella di Pollock. Artisti diversi ma entrambi da leggere alla luce del Picasso degli anni Trenta e Quaranta. Dopodiché, tolto il Picasso comune, la ricerca di Nivola va in una direzione di sintesi e selezione, di astrazione nel senso più rarefatto della parola; quella di Pollock verso un coinvolgimento drammatico e violento. L’uno è apollineo, l’altro dionisiaco; l’uno è razionale, l’altro drammatico. Le posizioni si divaricheranno ma Pollock rimane nell’immaginario di Nivola un artista che ha una parabola tale da far diventare Picasso americano: il mito che Picasso è stato in Europa è rappresentato da Pollock in America».

Essenzialità di una grazia apollinea in Nivola, erotico furore e impeto dionisiaco in Pollock: la comune assimilazione del linguaggio delle avanguardie europee surrealiste, cubiste, primitiviste si divarica per divenire in Pollock carica segnica e gestuale, in Nivola astrazione aggiogata non dal kaos come in Pollock ma dal kosmos. Due sentieri di indagine accomunati da una tensione archetipica, junghiana ricerca dell’archetipo che si cela nelle forme primarie, essenziali, comuni ad un inconscio collettivo: «È necessario - spiega la storica dell’arte Margherita Coppola - contestualizzare il rapporto tra Pollock e Nivola nella fitta rete di amicizie newyorkesi dello scultore sardo, dove sono maturati gli scambi sui rispettivi linguaggi espressivi. Nivola arriva a New York nel ‘39, epoca in cui la temperie della scena artistica newyorkese sta cambiando rapidamente con l’arrivo degli artisti europei rifugiati. Nascono allora le nuove sperientazioni formali: in un clima post bellico, terreno fertile per le nuove avanguardie». Sodalizi umani prima che professionali: «Se c’è un aspetto che colpisce nella biografia di Nivola - continua Coppola - è proprio la ricchezza di rapporti umani: le amicizie americane dell’artista furono numerose, l’unico scambio professionale privilegiato è stato con Le Corbusier mentre con Pollock, De Kooning, Calder il trait d’union fu meno forte perché diversi i linguaggi espressivi».

Del ‘49 è l’adozione, da parte di Pollock, della tecnica del "dripping": colore gocciolato dal pennello o direttamente dai barattoli su superfici, con la creazione di grovigli di segni, macchie, spruzzi, aloni; tutto è governato dalla gestualità del braccio. Compaiono poi sabbia (che piacque anche a Nivola), ciottoli, filo metallico, vetro. «Nivola - aggiunge Coppola - era ancorato ad un segno molto diverso da quello di Pollock e della action painting. La sua ricerca, seppur immersa nel fertile terreno delle influenze americane, mantenne sempre una certa autonomia rispetto alle linee portanti della scuola newyorkese. Del resto, la sua casa di Springs fu per lui una seconda Sardegna, dove trascorreva la vita secondo ritmi pausati, fra arcaici e arcadici, accogliendo una fitta rete di amicizie nelle sue consuetudini di vita». Che non smisero mai di essere sarde. (Giambernardo Piroddi)

Nessun commento:

Posta un commento