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sabato 28 gennaio 2012

L'escursionismo diventa pret-à-porter: la Sardegna sfida la Corsica e lancia gli itinerari dei vulcani


L'escursionismo diventa pret-à-porter: la Sardegna sfida la Corsica e lancia gli itinerari dei vulcani

di Antonella Loi
La Sardegna lancia la sfida alla Corsica. Competere con la bellezza delle montagne che sfiorano i tremila, i laghetti ghiacciati e le valli verdi attorniate da boschi di larici giganti sembra impresa effimera. E in effetti replicare l'efficente macchina turistica, qual è la "Grand Randonnée 20", fiore all'occhiello dell'escursionismo franco-corso, richiede quanto meno una visione rivoluzionaria del turismo di montagna. E allora la sfida alla portata di un'isola, quale la Sardegna, ancora poco consapevole delle sue immense potenzialità laddove il turismo va a intersecarsi con l'ambiente e lo sport, è giocare in un campo più adatto ai propri mezzi. Non grandi e impegnativi percorsi a tappe di più giorni ma escursioni anche brevi, giornaliere. Fruibili facilmente da chiunque, anche da chi non ha un curriculum da trekker. E allora il segreto è andare oltre il Supramonte, meritoriamente battuto da esigenti cercatori di emozioni naturalistiche.
Per intenderci, non più solo Tiscali (Oliena) e Gorroppu (Urzulei) o Codula Elune, il monumentale letto calcareo che da Baunei segue il fiume che si tuffa nell'incantata baia di Cala Luna: i paesaggi mozzafiato del Supramonte hanno già la loro fetta di affezionati camminatori nelle decine di sentieri di trekking tra mare e montagna. "La sfida vera sta nello scoprire gli angoli nascosti ancora sconosciuti di zone inedite della Sardegna", sintetizza Corrado Conca, guida escursionistica "di razza" che da trent'anni a questa parte batte in lungo e in largo i territori dell'Isola. L'ultima delle sue innumerevoli pubblicazioni va proprio in questa direzione. I sentieri dei vulcani, pubblicato da Edizioni Segnavia, svela una delle porzioni di territorio meno conosciute dagli escursionisti: il Meilogu-Logudoro, che ospita i "Monumenti naturali della Sardegna", tutelati da una legge regionale, e raggruppati sotto la voce "Crateri vulcanici del Meilogu". Una serie di monti, un tempo crateri, legati dai sentieri che, tra i comuni di Siligo, Banari, Bessude, Bonnanaro, Thiesi, Cheremule, Borutta e Torralba, per citarne alcuni, raccontano di luoghi nati da eruzioni sovrapposte in epoche lontane, precedenti alla presenza umana.
Conca, accettiamo la sfida: perché il Meilogu?
"Tra i luoghi meno conosciuti della Sardegna è tra i più belli, ricco di particolarità morfologiche e varietà naturalistiche. L'ho scoperto anch'io un po' tardi e garantisco che il Logudoro non è un luogo di second'ordine come eccellenza escursionistica. Le forme vulcaniche sono numerose: dal Colle Santu Bainzu, Monte Pelao, Monte Pubena, Monte Ruju e così via. Il paradosso è che è più difficile convincere chi ci abita che non il turista. Quindi iniziamo da noi e quando abbiamo preso consapevolezza lo possiamo proporre seriamente ad un mercato turistico più vasto". 
Il territorio vulcanico cosa offre?
"Che ci siano i vulcani in Sardegna lo sanno tutti, quello che non si sa è che ci siano delle manifestazioni lampanti, elementari nella loro osservazione, pur non essendo geologi, davvero poco conosciute. E questo vale anche per gli escursionisti esperti, per chi gira. Una cosa che sto scoprendo è che il vulcano nell'immaginario collettivo è arrivato ben prima della presenza dell'uomo nel pianeta e questo affascina tantissimo".
Un'immagine?
"Già il fatto di camminare intorno all'orlo del cratere vulcanico, per quanto oramai invisibile dal punto di vista roccioso, è estremamente affascinante e dà emozioni particolari. E questo giustifica anche escursioni molto brevi, di mezz'ora o un'ora".
Il Logudoro-Meilogu, tra l'altro, è ricco di archeologia.
"Nella mia guida ho solo sfiorato il lato archeologico, perché richiederebbero un approfondimento specifico. Ma è stato necessario anche perché i siti archeologici più belli e importanti non coincidevano con gli itinerari a seguito dell'osservazione dei vulcanismi. Sarebbe stata una forzatura. A volte però le due cose coincidono: a monte Torru per esempio, a Ittiri, si va su una montagna che ospita un nuraghe e non è l'unico caso. E' frequente qui incappare in un nuraghe o in una tomba dei giganti, del resto questa è la zona della Sardegna con la più alta concentrazione di siti archeologici".
Facciamo l'identikit dell'escursionista che viene in Sardegna.
"Chi viene da noi cerca quello che noi proponiamo. Il Logudoro è una delle zone meno battute, forse perché non è mai stata molto promossa. Mi spiego: il mercato al quale ci siamo proposti fino ad oggi è quello puramente escursionistico e il motivo è che abbiamo fatto passare la linea che da noi c'è la terra più selvaggia, ed è vero se pensiamo al Supramonte che è un'eccellenza. Però non abbiamo mai investito parole per dire che c'è anche dell'altro. Quindi il problema è che fino ad oggi il mercato turistico che ha frequentato le nostre montagne è quello più classico, da escursione di una sola giornata. Invece non abbiamo mai dedicato energie agli altri due segmenti più caratteristici dell'escursionismo.
Cioè?
"Da una parte il modello Corsica, per escursionisti molto esigenti e dall'altra l'escursionista che non vuole escursioni estremamente impegnative. La nostra guida si rivolge a questi ultimi e prende in esame un nucleo di centri abitati nel Logudoro che ruotano intorno al Gennargentu. Abbiamo parlato tanto di Gennargentu dimenticandoci di quelle bellissime valli boscate che ci sono ai suoi piedi. Ecco dobbiamo andare in quella direzione e colmare questo vuoto. Questa guida vuole essere un primo passo".
Trekking che vuol dire anche tutela dell'ambiente.
"Sì però non possiamo parlare né al pastore né al proprietario terriero di tutela del territorio, se lui non vede che quel posto è interessante per altri. Cioè non possiamo parlare di tutela di certe aree se non si mostra già in Sardegna, a fronte di realtà analoghe, una crescita dell'occupazione in quel segmento. E c'è tantissmo da fare: a testa alta andiamo a parlare di tutela del territorio a persone che non ci hanno mai creduto, ma facciamolo con argomenti. Abbiamo una bellissima terra che dobbiamo cominciare a proporre".
La Sardegna ha gli elementi per diventare il centro dell'escursionismo nel Mediterraneo?
"Credo che li abbia per posizione, per clima e per le potenzialità che non abbiamo ancora espresso: territori eccellenti. Come quelli del Trentino. Loro sono in saturazione, noi abbiamo ampi margini di crescita. E gli investimenti qui sarebbero assolutamente redditizi, lo dico perché in prima persona lo provo attraverso il settore editoriale. La Sardegna può cambiare e diventare un centro mediterraneo d'eccellenza nell'escursionismo. Scippando un po' di mercato anche alla Corsica che ha scoperto di poter vivere solo di quello e non ha di certo le nostre pianure e la nostra natura. Attenti però alla parola valorizzazione: perché per molti vuol dire asfalto, parcheggi, costruzioni e noi non stiamo parlando di questo".

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