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venerdì 30 marzo 2012

Bianchi: "Troppi scrittori creativi e pochi lettori, il sistema libri si avvia al collasso"


Bianchi: "Troppi scrittori creativi e pochi lettori, il sistema libri si avvia al collasso"

di Andrea Curreli
Altro che santi, poeti e navigatori, gli italiani sono sempre di più un popolo di grafomani. Tutti gli abitanti del Belpaese vogliono scrivere e tanti lo fanno, ma paradossalmente hanno poca voglia di leggere. Per questo, a causa di uno strano meccanismo, le iniziative editoriali si moltiplicano, le fascette pubblicitarie esaltano le copertine, gli addetti stampa delle case editrici martellano i media per ottenere un po' di visibilità per prodotti che molto probabilmente non diventeranno bestseller o “casi editoriali”. E se la casa editrice, grande o piccola che sia, non vuole credere nell’aspirante autore dell’anno e nelle sue pagine, ecco le società che in cambio di un po’ di euro rendono possibile l’autoproduzione. Tutto questo senza dimenticare i corsi di scrittura creativa profumatamente pagati. Il risultato finale è una selva fittissima di libri dove i poco numerosi lettori si trovano spesso disorientati. In questo strano “mercatino del libro nuovo” salta fuori Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti editore). Un testo critico, ricco di dati, a tratti ironico ma nella sostanza feroce, firmato dalla penna di Paolo Bianchi. Il giornalista di Libero denuncia un sistema nel quale, scrive, “è il libro che cerca il lettore” e non viceversa come avveniva nell’antichità. I dati e gli episodi che vengono snocciolati nella pagine di Bianchi possono trovare una sintesi in una analisi: “se da questo momento in poi non venisse più pubblicato niente, un lettore che legga quattro libri alla settimana impiegherebbe 250 mila anni per affrontare tutti i libri già scritti”.
Bianchi, lei invita gli altri a non scrivere libri ma lo fa attraverso un libro.
"Ho fatto questo libro perché non c’era un’inchiesta di questo genere. Mi occupo da diversi anni di editoria libraria, faccio il giornalista, lo scrittore e ho fatto anche l’editore. Quindi conosco l’argomento di cui tratto. In questi anni ho incamerato molti dati che poi ho utilizzato per scrivere Inchiostro antipatico".
I dati che lei riporta lasciano senza parole: nel 2008 sono usciti 65mila libri in un anno, nel 2009 c’erano in Italia quasi 9.700 case editrici. Qual è la situazione nel 2012?
"Lo sapremo presto, a maggio. Ma c’è una grande novità: tutti oggi tramite Amazon hanno la possibilità di pubblicare i loro libri in formato elettronico. Con un costo tra i 90 centesimi e i 2,99 euro puoi mettere in Rete il tuo libro. Con questi prezzi ridicoli il numero di scrittori e libri è destinato a crescere. Quasi tutti quelli che oggi mandano i loro scritti alle case editrici, si riverseranno in Rete puntando sull’auto pubblicazione del proprio e book".
Esibizionismo, vanità, in alcuni casi mitomania. Lei non è tenero nei confronti dell’aspirante scrittore.
"Ci troviamo davanti a una disfunzione narcisistica della società. Si scrive per dire al mondo che si esiste. Ma quelli che hanno veramente qualcosa da dire e lo mettono per iscritto sono un numero risibile. Forse solo uno su mille. Anche quelli che scrivono buone cose affogano in questo mare d’inchiostro".
Questo conduce a un abbassamento del livello e, come dice lei, alla mediocrità.
"Anche il pubblicato non ha un livello molto alto perché tende a seguire le ricerche di marketing. Le case editrici, soprattutto le più importanti, sono alla continua ricerca del bestseller. La qualità media della scrittura precipita in libreria e poi scatta un meccanismo di emulazione. L'aspirante lettore è portato a pensare: 'Se ce l’ha fatta lui, lo posso fare anche io'. In questo modo ovviamente si scade nel trash. Siamo davanti a una intercambiabilità non solo dei testi, ma anche degli autori. Non ci sono autori dotati di una personalità, in molti casi il lettore non sa chi ha scritto il libro da 9,90 comprato nel centro commerciale. Non sappiamo nemmeno se questi autori sono umani, potrebbero anche essere dei software".
Ma c’è un ritorno economico concreto dalla pubblicazione di un libro?
"Molti di questi autori vengono reclutati per quattro soldi e gli anticipi sono spesso bassi se non inesistenti. Ci sarà qualcosa sul venduto, ma è veramente poco. Quando un libro al lettore costa 9,90 euro all’autore resta al massimo l’8-10 per cento. Quindi stiamo parlando di 80-90 centesimi a copia e quasi sicuramente meno sulla prima tiratura di diecimila copie. Bisogna vedere qual è il venduto e il ricavo corrisposto all’autore. Le cifre alte vengono investite solo sugli autori di fama".
Dal suo libro emerge  il fatto che spesso l'autore non è conscio dei propri limiti.
"Sono stato contattato tramite Facebook da un uomo che aveva autopubblicato il suo libro in Rete. Voleva che condividessi le sue pagine per ottenere una visibilità mediatica tramite internet. Ha voluto a tutti i costi che leggessi il suo testo e gli ho detto di inviarmi qualche pagina perché dall’incipit comprendi subito il livello. Mi ha mandato oltre 300 pagine di un libro pieno di difetti, luoghi comuni e goffaggini. Gli ho fatto notare queste cose e lui si è offeso e mi ha cancellato dagli amici del social network. E’ l’esempio del fatto che tutti vogliono essere riconosciuti costi quel che costi. Ma nessuno vuole accettare il giudizio altrui o la critica. C’è questa volontà di essere chiamati scrittori senza avere merito e qualità e senza accettare un parere diverso dal proprio. Questo è un caso classico".
Ma questo sistema è destinato a crescere oppure ad implodere?
"Siamo già in una fase implosiva perché le grosse case editrici perdono soldi e quelle che pubblicano i libri a pagamento non vendono. Gli unici che ormai ci guadagnano sono piccoli furbacchioni che fanno finta di essere veri editori. Il sistema sta implodendo, ma in tutto questo caos ogni tanto emerge qualcosa di bello. Ma spesso avviene in maniera quasi casuale che un buon libro arrivi al vasto pubblico. Il sistema è talmente pasticciato e frenetico che si avvia al collasso con tantissima carta destinata al macero senza essere stata letta da nessuno”.

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