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mercoledì 21 marzo 2012

Tanti auguri Diabolik: cinquant'anni sotto il dominio del "Re del terrore"


Tanti auguri Diabolik: cinquant'anni sotto il dominio del "Re del terrore"

di Andrea Curreli
Il 1 novembre del 1962 è una data storica per il fumetto italiano. Esce infatti il primo numero dell'albo tascabile di Diabolik, personaggio creato da due sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani e disegnato allora da Luigi Marchesi. Il "genio del male" si prepara a festeggiare i cinquant'anni di attività criminale e si moltiplicano le manifestazioni per celebrare degnamente l'evento. Per il popolare anti-eroe e il microcosmo che ruota intorno a lui, la compagna di sempre Eva Kant e l'ispettore Ginko su tutti, è stata allestita Cinquant’anni vissuti diabolikamente, una mostra itinerante che è partita da Milano per poi approdare a Napoli, Cremona e Lucca ed infine concludersi nuovamente nella città della Madonnina a novembre. A questa si uniranno diverse mostre a tema collegate ai mille volti del personaggio (Diabolik tra scienza e fantascienza, Diabolik al muro etc). Ma l'evento più atteso è l'appuntamento in edicola ad aprile con lo speciale  "Il grande Diabolik" intitolato L’arresto di Diabolik: il remake.
Tornare indietro per guardare avanti - La casa editrice Astorina pubblicherà un albo con 160 tavole nuove che ripropongono, ovviamente aggiornate, due puntate del celebre fumetto: L'arresto di Diabolik e il seguito Atroce vendetta. Il progetto è stato curato dal trio formato da Mario Gomboli, Tito Faraci e Giuseppe Palumbo.  "Abbiamo fatto un’operazione un po’ insolita quantomeno per un fumetto popolare italiano - spiega Tito Faraci che ha curato soggetto e sceneggiatura -. L'arresto di Diabolik e Atroce vendetta per alcuni sono il vero inizio della storia perché entra in scena Eva Kant. L’inizio della saga, per come la intendiamo oggi, è sicuramente rappresentato dai numeri 3 e 4 perché la costruzione di tutte le storie successive prevede la presenza della compagna d'avventura. Noi abbiamo deciso di raccontare le stesse cose, pensate dalle sorelle Giussani, con mezzi e soprattutto con uno stile diverso. C’erano poi da occupare degli spazi e rivelare dei particolari che si ricollegano al precedente speciale curato da Alfredo Castelli una decina di anni fa (Il Re del Terrore: Il remake del 2001). E’ stata un ‘operazione molto importante perché quando dai un passato a un personaggio, gli dai anche un futuro. Tornare indietro è servito anche a noi per andare avanti. Abbiamo allungato la vita a un personaggio che oggi è più vivo che mai".
Eva Kant e il capovolgimento dei ruoli - Mario Gomboli ribadisce il concetto: "E' il vero inizio perché nel terzo numero Diabolik ed Eva si incontrano, mentre nel quarto rafforzano la loro complicità". "In questi numeri appare Eva Kant che è il personaggio più originale della serie - prosegue Gomboli -. Infatti Diabolik è figlio di Fantomas, di Rocambole e del feuilleton francese dell'inzio del secolo scorso, al contrario Eva Kant è un personaggio del tutto inedito perché in quel periodo quasi tutte le eroine del fumetto e del cinema, pensiamo a James Bond, erano delle stupidette che si mettevano nei guai per permettere all'eroe di salvarle. Eva Kant invece salva Diabolik mentre sta per essere ghigliottinato e quindi c'è un capovolgimento totale dei ruoli che solo due donne potevano immaginare. E stiamo parlando del 1962 quando il femminismo era ancora agli inizi. La sua figura è un segno dei tempi o meglio una premonizione dei tempi che sarebbero arrivati con la rivoluzione femminista".        
Il remake come valorizzazione della storia originale - "Un fumetto innovativo come Diabolik, deve restare tale - aggiunge Faraci -. Raccontare una storia con strumenti nuovi avviene molto spesso nel cinema. Quando uno fa un remake non nega l’esistenza dell’originale tanto è vero che spesso il pubblico riscopre il primo film che viene rieditato in Dvd. Il remake non è mai la sua negazione ma la sua glorificazione. Nessun bel remake tende a cancellare l’originale al contrario è una maniera di sottolineare l’importanza del precedente. Quindi fare il remake di una storia a fumetti non significa cancellare degli eventuali errori che non ci sono, ma celebrarlo. Vuol dire che il meccanismo della storia è sempre valido ma c’è un modo di raccontarlo diverso e più vicino ai nostri tempi e alla nostra concezione del racconto a fumetti che ovviamente è cresciuta. Non c’è quindi una sostituzione per cui si prende il remake e si butta via l’originale. E’ un’operazione del tutto analoga a quella che si fa con il cinema".
Un mito sospeso tra tradizione e modernità - Una delle rare critiche che il fumetto riceve da anni è quella di essere "vecchio". In realtà la semplice formula di Diabolik ed Eva Kant che cercano di realizzare qualche colpo ed evitare il pressing serrato di Ginko non smette mai di funzionare. "Anche se vive in un mondo di fantasia perché Clerville non esiste, Diabolik si muove in una città tremendamente simile alle nostre. Potrebbe essere Milano o Parigi - spiega Gomboli -. Anche le situazioni nelle quali viene a trovarsi sono quelle che noi affrontiamo tutti i giorni. Se negli anni Sessanta i suoi obiettivi erano ricchi eredi di grandi dinastie, oggi sono i trafficanti di droga perché sono gli unici ad avere ancora molto denaro. Visto quello che sta succedendo in questo periodo con le banche non si può non citare Altan quando dice che 'più si gira attorno, più Daibolik gli sembra un bravo ragazzo'.
Anche a Clerville è arrivato l'euro -  “Diabolik non ha negato i cambiamenti sociali ma ha preferito assecondarli - aggiunge Faraci -. Come si evolveva la società italiana, anche Diabolik cambiava. Arriva l’euro e a Clerville nel 2002 viene adottata la nuova moneta. Arriva il cellulare e lui lo utilizza. Ma cambiano anche i cattivi: ieri c’erano la bande criminali che rapinavano le banche e oggi invece ci sono le banche che rapinano le persone. Il segreto è stato quello di crescere e senza negare i cambiamenti della società".
Il fascino della sfida - La caratteristica di Diabolik è quella di rubare ai ricchi senza donare ai poveri e accumulare le immense ricchezze nei suoi rifugi segreti. "Ma Diabolik non ruba per diventare ricco - precisa Gomboli - perché con tutti i frutti dei suoi furti si sarebbe già ritirato da tempo. Non è il furto, ma il fascino della sfida. Se uno ha una marea di diamanti in casa e vuole che Diabolik non li rubi, basta che li metta sul tavolo e lasci aperta la finestra. E' sicuro che lui non li toccherà perché non gli interessano i diamanti. Per Diabolik è necessario superare le guardie del corpo, aprire una cassaforte, eludere gli allarmi e i sistemi di sicurezza che difendono i preziosi".

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