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sabato 10 marzo 2012

"Oltre il respiro", Rosaria Troisi e Lilly Ippoliti ricordano Massimo "il bambino che amava la vita"


"Oltre il respiro", Rosaria Troisi e Lilly Ippoliti ricordano Massimo "il bambino che amava la vita"

di Andrea Curreli
"Sono appena terminate le riprese de Il Postino, Massimo è stanco e duramente provato dalla malattia che lo porterà a breve a una morte prematura. Alza il bicchiere e dice semplicemente: 'Ricordatevi di me"". A quasi diciotto anni dalla scomparsa del grande attore napoletano Massimo Troisi - avvenuta a Roma il 4 giugno 1994 -, sua sorella Rosaria condivide con Tiscali un ricordo lucido e commovente. “Voleva che restasse una traccia di lui e questo sta succedendo grazie a me, a Lilly Ippoliti e a tutte quelle persone che gli volevano bene” dice Rosaria Troisi. Il frutto della collaborazione tra Troisi e Ippoliti è il libro Oltre il respiro. Massimo Troisi, mio fratello (Iacobelli editore, 2011). Un testo che si concentra sull’aspetto più intimo e personale dell’attore e regista di capolavori come Non ci resta che piangere e Le vie del Signore sono finite, lasciando il suo percorso artistico sullo sfondo. A integrare il libro c'è una cartella contenente dieci incisioni tratte da foto di scena realizzate dal fumettista Rancho. “Io e Massimo abbiamo deciso di destinare i proventi di Oltre il respiro a Italia Solidale, un’associazione che si occupa di adozioni a distanza”, precisa Rosaria prima di iniziare l’intervista.
Troisi-Ippoliti, come è nata l’idea di realizzare questo libro-omaggio per suo fratello?
Lilly Ippolity: “Di lui si è sempre parlato come di un artista e un attore, ma questa sua abilità nel rendere così vivo tutto quello che raccontava veniva da una esperienza di vita familiare molto forte. Spesso ci si ferma ai film ma basta leggere i suoi pensieri per comprendere lo spessore da un punto di vista politico, etico e sociale. Scoprire quest’uomo del Sud dotato di sensibilità, capacità e discrezione mi sembrava un patrimonio da condividere e diffondere. Con Rosaria volevamo dare un’immagine di lui che non fosse quella tradizionale da rotocalco”.
Rosaria Troisi: “Le motivazioni sono tante. Il tempo che passa ti mette in una condizione emotiva di libertà perché sgombra il campo dal peso e dalla fatica del ricordo. Si dice che il tempo è galantuomo, ma al tempo stesso è spietato perché cancella tutto. In questo libro c’è il mio vissuto, la mia storia, e tutto un mondo che porto dentro e che non voglio vada perduto. Mi sono capitate delle cose straordinarie e vorrei che non andassero disperse, ma restassero vive per le nuove generazioni. Volevo lasciare qualcosa che potesse testimoniare questa grande avventura e il privilegio di aver avuto in famiglia una persona sorprendente e così speciale. Era un sentimento incontrollabile che provavo dentro di me e che doveva trovare una sua espressione. Volevo evitare l’implosione".
Quindi ha sentito il dovere di creare un ponte tra lei e i numerosi fan di Massimo?
Rosaria Troisi: "Anche questa è una forte motivazione perché in questi 17 anni ho avuto tante testimonianze d’affetto per Massimo. Tra loro c'è Lilly Ippoliti che non è napoletana e non ha conosciuto Massimo, ma provava una forte voglia di ritrovarlo. Anche lei ha sentito la spinta per avvicinarsi a lui e trattenerlo qui con noi in mezzo al calore e ai colori della vita".
C’è un ricordo particolare che è rimasto impresso nel suo cuore?
Rosaria Troisi: "Massimo era un bambino che ha amato la vita in modo straordinario e che sino alla fine non si è lasciato andare. Lui, che era così esuberante, ha dovuto convivere con una malattia che l’ha colpito nell’adolescenza. Sembrerò banale, ma voglio parlare di quel ragazzo che sino all’ultimo momento ha voluto lavorare anche se sa che la vita gli sta sfuggendo di mano. Poi voi potete chiamarlo eroe oppure esempio positivo".
Massimo è stato un grande artista che ha lasciato film memorabili. Qual è il suo preferito?
Rosaria Trosi: "Di Massimo mi piace tutto, per questo sono del tutto inattendibile quando parlo del suo percorso artistico preferisco soffermarmi su quello umano. Ma il film che ho amato e continuo ad amare è Che ora è? diretto da Ettore Scola. Massimo e Marcello Mastroianni hanno lasciato un segno straordinario nel panorama della cinematografia e più in generale della cultura. Un film introspettivo che ti fa crescere".
Ippoliti, in che modo Troisi dismette i panni dell’attore per diventare un esempio positivo e di riscatto?
Lilly Ippolity: "La cosa più eclatante sono i suoi film perché arrivano a tutti con un linguaggio semplice e immediato. Poi diventa un esempio attraverso i suoi scritti. E ancora attraverso i suoi rapporti interpersonali con quel suo modo di avvicinarsi all’amore e alle donne così diverso da quello che veniva sbandierato dai giornali. Ma soprattutto la sua esperienza con la malattia. Lui era pienamente consapevole del suo male, ma sino alla fine ha cercato di lottare ben sapendo di avere i minuti contati. Sapeva benissimo che cosa aveva passato e che cosa lo attendeva. Quell’ansia di finire Il Postino che è il suo testamento artistico e non solo era dovuta all’angoscia di avere la morte dietro la soglia".
Oggi si parla tanto dell’Unità d’Italia. Tra i meriti riconosciuti a Massimo Troisi c’è quello di aver fatto amare la "meridionalità" o la "napoletanità" a tutto il Paese
Rosaria Trosi: "Sì, Massimo ha avuto questa capacità. Ma anche se i suoi film erano ambientati a Napoli lui ha sempre messo in primo piano i sentimenti che sono per loro natura universali. Non hanno barriere o confini perché non c’è un modo di amare diverso per un napoletano e per un altro italiano. Massimo odiava gli stereotipi di ogni genere e anche in famiglia non sopportava le regole. Scherzando diceva che non si poteva permettere di avere figli perché sarebbero stati scostumati sino al midollo".
A quasi 18 anni di distanza dalla morte, che cosa rimane di Massimo Troisi?
Lilly Ippoliti: "Ancora oggi basta andare a San Giorgio a Cremano o a Napoli e parlare con i ragazzini che hanno 17 e 20 anni e che quindi non hanno conosciuto Massimo. Questi ragazzi hanno un ricordo vivissimo e presente di questo artista divenuto icona. Nonostante venisse da San Giorgio e da una provincia disastrata e grazie alla sua semplicità e umiltà, Massimo è uno che ce l’ha fatta. Per questo ancora oggi è uno sprone per tanti ragazzi. Abbiamo deciso di  presentare il libro nelle scuole perché  partendo dalle interviste o da qualche spezzone di film siamo arrivati a parlare di questa sua grande sensibilità sociale in una società che vede sempre meno valori".
Sebbene in contesti diversi possiamo azzardare una continuità con quello che poi ha fatto Saviano denunciando i soprusi della camorra?
Lilly Ippoliti: “Erri De Luca con un fotogramma luminoso descrive Massimo come l’esatto opposto della camorra. Troisi rappresenta quello che un napoletano per bene dovrebbe e potrebbe essere. Noi nel libro abbiamo avvicinato questo pensiero con la dedica a Saviano in una sorta di continuità nella lotta per la legalità in questa terra così disgraziata. Nonostante Massimo Troisi fosse un uomo timido e introverso, avrebbe sostenuto questo percorso per raggiungere questo obiettivo. Non lo dico io, ma emerge chiaramente da quanto sostengono Rosaria e i suoi familiari".

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