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venerdì 13 aprile 2012

"L'uscita di sicurezza di Tremonti" per superare la crisi e la dittatura della finanza


"L'uscita di sicurezza di Tremonti" per superare la crisi e la dittatura della finanza

di Michael Pontrelli
Giulio Tremonti non ha bisogno di presentazioni. Per anni è stato il potente ministro dell’economia dei governi Berlusconi ed è stato parte integrante del gotha politico europeo e mondiale. Con la caduta, lo scorso autunno, dell’esecutivo guidato dal Cavaliere, Tremonti è temporaneamente uscito di scena per dedicarsi alla scrittura di Uscita di sicurezza il suo ultimo libro, edito da Rizzoli e pubblicato all’inizio dell’anno, nel quale fa il punto sulla terribile crisi economico-finanziaria in corso. Uscita di sicurezza è un libro che un lettore non si aspetta da un personaggio dell’establishment come l’ex ministro dell’economia perché è un durissimo atto di accusa contro il potere finanziario definito senza giri di parole un fascismo bianco. Una nuova forma di dittatura che calpesta i diritti dei cittadini e mina alle fondamenta la democrazia occidentale.

Tremonti mette a disposizione del lettore la sua nota competenza tecnica per spiegare in che modo la finanza ha preso il sopravvento sulla politica per diventare il potere dominante e cambiare di fatto il modello di capitalismo. Per l’ex ministro il sistema finanziario si presenta oggi come il centro del mercato, che a sua volta si presenta come il centro della vita umana. Il mercato finanziario, l’ideale campo di azione dell’homo homini lupus, ha messo il profitto al posto della giustizia ed ha ridotto il senso della morale e della politica. Ha fatto prevalere la forza impietosa di pochi nuovi padroni del pianeta sulla debolezza dei tanti, mettendo l’egoismo al posto dell’empatia, cancellando l’idea che si sopravvive perché si è sociali e non l’opposto. Per Tremonti alla base del mercato finanziario c’è dunque una ideologia potente e dominante che tende ad azzerare la parte migliore della natura umana, riducendo la vita nell’economia e l’economia nella finanza, un mostro che oggi si alimenta divorandoci e infine divorandosi.

Negli ultimi 20 anni, ovvero a partire dalla globalizzazione, si è sviluppato per l’autore un nuovo tipo di potere che manovrando il mercato finanziario e gli spread agisce sulla manopola del volume della paura. La paura di perdere tutto, dal lavoro al risparmio. Quando davanti alla crisi questo potere liberale costituito in nome del libero mercato chiede che per pericolo e necessità sia proclamato lo stato d’eccezione, quando per conservare i suoi interessi la finanza arriva all’ultimo stadio mettendosi a governare in presa diretta facendo uso di tecnici, quando arriva il Fondo Monetario Internazionale a ridurre la sovranità popolare, quando i deficit pubblici vengono curati imponendo deficit democratici, quando il crepitare degli spread fa vacillare la fiducia lo spirito dell’Unione Europea, tornare indietro diventa sempre più difficile e proprio a partire dalla civilissima Europa emergono i primi segni di un nuovo tipo di fascismo: il fascismo finanziario, il fascismo bianco.

Come uscire da questo incubo? Tremonti propone la sua exit strategy ovvero la sua via di uscita. Una soluzione fondata su tre chiare linee di azione. La prima ha come obiettivo quello di riportare lo Stato e quindi la politica sopra la finanza. Operativamente questo si traduce nell’abrogare le leggi vigenti in materia di mercato finanziario regolamentando l’utilizzo dei derivati per limitare la speculazione e ritornando alle vecchie leggi bancarie modellate sulla legge americana Glass-Steagall del 1933 per separare le banche che raccolgono risparmi e capitali per investirli a proprio rischio nell’economia reale e nelle famiglie, dalle banche che invece giocano d’azzardo privatizzando le vincite e socializzando le perdite.

La seconda linea di azione della exit strategy tremontiana è un nuovo patto politico europeo, una rifondazione dell’Unione Europea che alla disciplina di bilancio affianca una Bce trasformata in una vera banca centrale e l’emissione degli Eurobond. Uno scambio politico che da un lato impone ai singoli Stati una maggiore disciplina fiscale basata su di una governance comune con impegni, controlli e sanzioni, e dall’altro lato determina una più integrata e più mutualistica gestione della moneta con appunto l’emissione di comuni titoli pubblici nella forma degli Eurobond.

Infine, l’ultimo pilastro della uscita di sicurezza disegnata dall’ex ministro dell’economia è quello più ambizioso e difficile da realizzare: la ripetizione oggi, con una nuova alleanza tra popoli e Stati, della grande politica fatta contro la grande Depressione con il New Deal di Roosevelt. Operativamente, l’avvio di grandi progetti di investimento pubblico per il bene comune.

Per Tremonti l’exit strategy è una via obbligata. Pensare semplicemente di subire la crisi aspettando una stabilizzazione dei mercati finanziari, una salvifica inflazione o una guerra semplificatrice sarebbe un ultimo e fatale errore perché non farebbe altro che spianare la strada ad una crisi ancora più grave: la crisi finale. Però, nonostante la gravità del momento, la speranza rimane viva perché l’uscita di sicurezza esiste a patto però che si abbia il coraggio di lasciare la via sbagliata che Stati, governi e popoli stanno ancora seguendo, vittime del primo mito del XXI secolo: il mercatismo degenerato nell’assolutismo del mercato finanziario.

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