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venerdì 13 aprile 2012

"Tu sei male", Costantini: "Il giallo è solo un mezzo per raccontare un'Italia piena di inquietudini"

Roberto Costantini e la copertina del suo libro Roberto Costantini e la copertina del suo libro 

"Tu sei male", Costantini: "Il giallo è solo un mezzo per raccontare un'Italia piena di inquietudini"

di Andrea Curreli
Mentre mezza Europa veniva attaccata dalla febbre del giallo nordico, Roberto Costantini si dedicava con passione alla realizzazione del suo primo romanzo. Avendo tante cose da dire e da scrivere ha riempito 669 pagine per raccontare attraverso una serie di misteriosi omicidi 25 anni di storia patria. Così il suo libro d’esordio Tu sei il male (Marsilio editore, 2011), titolo da manuale perché breve e facilmente memorizzabile, è divenuto un caso letterario nel panorama italiano. Primo capitolo di una trilogia, base di una sceneggiatura di un film, diritti venduti per le edizioni straniere e tanti plausi della critica per Costantini che senza falsa modestia afferma: “Ho quasi sessant’anni e non ho problemi a dire che non sono sorpreso del successo. E’ un giallo straordinario”. La storia è ambientata nella Roma dei primi anni Ottanta e si sviluppa sino ai Duemila. Il personaggio centrale si chiama Michele Balistreri, un ex neofascista idealista poi commissario di polizia, costretto a inseguire un misterioso serial killer per 24 lunghissimi anni.
Costantini Roma è al centro di continui episodi di cronaca nera, era doveroso ambientare il suo giallo nella capitale?
"Roma esaspera tutte le cose buone e quelle cattive dell’Italia e le condensa. Ma i problemi che attraversano il libro però non solo romani ma italiani. Riguardano l’evoluzione di un Paese che, come il protagonista Michele Balistreri, da giovane è stato un po’ troppo ottimista e fiducioso su un futuro radioso come se il presente dovesse durare in eterno. Un Paese che era convinto di poter spendere, spandere e crescere sempre di più. Un po’ come faceva in quegli anni Balistreri divertendosi tra donne, whisky e sigarette come se la sua vita non dovesse mai avere fine".
La fine degli anni Ottanta e di quel modo di vivere all'insegna del divertimento ha rappresentato per molti un brusco risveglio.
"Certo, il conto da pagare arriva sempre, soprattutto se tu vivi al di fuori delle tue possibilità reali e questo discorso vale sia per la persona fisica del romanzo che per il Paese Italia. Così il commissario si ritrova nella metà degli anni Duemila a essere diventato più vecchio sia anagraficamente che nell’anima. Lo stesso discorso vale per l’Italia, invecchiata anagraficamente, ma anche nell’anima perché economicamente più debole. Oggi tutti gli italiani hanno una consapevolezza del futuro molto più limitata e più difficile. Viviamo in un Paese dove ormai si ha paura per il proprio lavoro e per quello dei propri figli, per i propri soldi in mano a banche che potrebbero fallire. Paura per l’immigrazione".
Quindi lei utilizza i suoi personaggi per raccontare la società italiana?
"Tutti i personaggi del mio libro sono funzionali a un disegno complessivo che è quello di voler raccontare 25 anni di storia italiana. Sono reali perché non sono totalmente buoni né viceversa cattivi. Dal politico al proletario, dal cardinale all’impiegato statale, tutti hanno aspetti contrastanti. Ovviamente chi ha più potere e lo gestisce ha maggiori responsabilità perché i suoi aspetti negativi finiscono per coinvolgere più gente. Il politico disonesto è peggio del maestro elementare disonesto perché il comportamento del primo, con la cattiva gestione dei soldi dei cittadini, si riflette su una grande quantità di persone. Il principio della disonestà rimane tale, cambia solo l’entità del danno sociale. Ma questo è solo uno dei due fini del libro. Ovviamente i personaggi sono finalizzati al giallo e quindi legati in qualche modo al serial killer che uccide le donne per 25 anni".
Perché ha scelto di sviluppare la storia in un periodo delimitato tra l’11 luglio 1982 e il 6 luglio 2006 ovvero le date delle vittorie azzurre ai Mondiali di calcio?
"Volevo raccontare l’Italia spumeggiante e a colori degli anni Ottanta e quella dei Duemila con le sue inquietudini. E’ un arco temporale interessante che si apre con un giovane commissario e si chiude con un signore di mezza età ingrigito e con molte preoccupazioni forse anche più di quelle necessarie. Ho scelto le due date delle vittorie nei Mondiali perché agevolano il lettore nell’ambientazione".
In modo?
"Se tu chiedi a una persona dov’era il 9 luglio del 1978 probabilmente non ti saprà rispondere, ma se gli domandi dove si trovava l’11 luglio 1982 si ricorderà tutto a partire da come era fatto lui, i suoi amori di allora, le sue emozioni e anche la sua pettinatura. Un fatto così eclatante permette di dare al lettore un’ambientazione di un intero periodo". Quelle due date sono così forti ed evocative per il 90 per cento degli italiani dato che sono tutti calciofili. La prima data è poi un elemento indispensabile perché avvenga il primo delitto perché sessanta milioni di italiani sono distratti davanti al televisore incluse le forze dell’ordine. Quindi l’omicidio di Elisa Sordi non poteva avvenire né il giorno prima né quello dopo perché sarebbe stato scoperto subito l’assassino".
Perché ha deciso di scrivere un romanzo giallo?
"Il giallo è un grande strumento di comunicazione. Se è scritto bene diventa un accorgimento bizzarro che permette allo scrittore di agganciare il lettore con la curiosità di scoprire chi è l’assassino. Al tempo stesso consente allo scrittore di raccontare una serie di cose non direttamente legate alla storia. Ti permette ad esempio di affrontare tematiche sociali e descrivere il modo in cui gli uomini trattano le donne, il rapporto tra la religione cattolica e la giustizia laica, come gestire il tema dell’immigrazione. Sono temi che potresti analizzare attraverso un saggio ma avrebbero ovviamente meno lettori".
A chi si è ispirato per i personaggi del suo libro?
"Roma è una città che ha avuto un forte estremismo politico di entrambi i colori, sia di sinistra che di destra. Questo forte contrasto si è riversato nella cronaca nera con morti da entrambe le parti. L’ispirazione dei miei personaggi non nasce però dalla conoscenza con persone reali ma semplicemente dalla lettura dei giornali. L’Italia è fatta da persone simili ai miei personaggi: c’è la giovane impiegata con il suo fidanzatino, c’è il cardinale, c’è l’uomo politico e c'è l’industriale. Ma soprattutto in Italia esistono persone come i due principali protagonisti del libro: la giornalista Linda Nardi che cerca sempre e a qualsiasi costo la verità non accontentandosi di risposte superficiali e il commissario Michele Balistreri che, con un passato da ribelle e un presente da adulto integrato, racchiude le contraddizioni di questo Paese".
Qualche anticipazione sul secondo libro della trilogia?
"Bisogna premettere che Tu sei il male ha una conclusione, quindi la storia si esaurisce in questo libro. Nel secondo c’è il prequel sulla giovinezza di Michele Balistreri dove si comprende perché lui sia così maschilista e violento. Intanto su Facebook tra i lettori del libro si è sviluppato un acceso dibattito se fosse meglio il Balistreri da giovane con i suoi eccessi oppure da giovane con questa sorta di grigiore". 

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