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domenica 4 dicembre 2011

Savino: "Del Piero è una bandiera della Juve che non si ammainerà mai"

Alessandro Del Piero (foto Alex Itria/Marka) Alessandro Del Piero (foto Alex Itria/Marka) 

Savino: "Del Piero è una bandiera della Juve che non si ammainerà mai"

di Andrea Curreli
"Alessandro Del Piero è una bandiera e le bandiere non si ammainano mai". Roberto Savino vive un rapporto d’amore sincero e viscerale, ovviamente di natura calcistica, con il fantasista della Juventus che recentemente e dopo "un’avventura lunga 285 gol, gli scudetti, una Champions League, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale" è stato poco diplomaticamente messo alla porta dal patron Andrea Agnelli. Questa passione si è riversata come per magia nelle oltre 280 pagine che compongono il suo libro Alex Del Piero. Minuto per minuto (Ultra Sport-Castelvecchi editore, 2011). Un lavoro certosino per l’avvocato pugliese che racconta, attraverso un’infinità di statistiche, la carriera di un campione assoluto nel rettangolo verde. “E’ un lavoro molto particolare perché ho analizzato ogni singola presenza di Del Piero dalla numero 1 sino alla 677. Non credo che per nessun altro giocatore di calcio sia stato realizzato un'opera simile". Ma i numeri, nella loro freddezza, non sarebbero in grado di raccontare l’uomo e questo Savino l’ha capito benissimo. Per questo motivo le schede fanno da corollario a storie e aneddoti di questo ragazzo veneto, ribattezzato Pinturicchio, che ha reso grande la squadra che amava. "Del Piero è molto di più dei numeri raggiunti" scrive Savino, ed è veramente difficile, da amanti dello sport e del calcio, non dargli torto.
Savino partiamo dalle polemiche per il benservito virtuale di Andrea Agnelli a Del Piero. Gli juventini sono compatti: non si ammainano le bandiere così. Lei cosa ne pensa?
"Nella Juventus la bandiera Del Piero non si ammainerà mai, così come è accaduto con Giampiero Boniperti o come, ad esempio nel Cagliari, è successo con Gigi Riva. E' logico che nello sport come nella vita ci sono dei rapporti che nascono e poi finiscono anche perché l'età inevitabilmente avanza. Sinceramente Alex lo farei restare finché ne ha voglia perché per lui, in quanto bandiera, devrebbe essere fatta un'eccezione. Detto questo, ringrazio comunque che Del Piero sia arrivato alla sua età a militare ancora in una società di prestigio e per questo sempre esigente come la Juve. Molti fanno un parallelo con Francesco Totti, che è un grandissimo giocatore. Ma alla Roma nessuno gli chiedeva di vincere sempre, come invece accadeva con Del Piero alla Juve.  E poi come si può dimenticare che nel 2006 quando si era appena laureato campione del mondo decise di non andarsene dalla Juve e affrontare la serie B?".
Una scelta difficile in un mondo del calcio sempre più votato al business.
"Del Piero si è immedesimato con le sorti della Juve e ha capito che poteva scrivere una storia di calcio irripetibile. Tra lui, i tifosi e la società è stato sancito un legame indissolubile. E' giusto ricordare che in quella estate maledetta Trezeguet e Camoranesi firmarono contro voglia, mentre lui e Nedved accettarono senza esitazione. Gigi Buffon rimase a metà strada perché c'erano delle critiche feroci nei suoi confronti, era stato infangato con le storie sul calcioscommesse e poi era corteggiato dal Milan. La storia dice però che tutti e cinque questi samurai andarono in B con la Juventus".
E' così che è diventato un'icona della Juve?
"Del Piero non è una bandiera perché ha fatto 285 gol con la maglia bianconera, ma perché si è fatto amare dai tifosi nei grandi momenti di difficoltà che hanno condizionato la sua carriera.  Quando si è infortunato nel 1998, quando ha sbagliato un gol clamoroso nella finale degli Europei con la Francia , quando ha perso suo padre nel 2001 e quando ha accettato la retrocessione in serie B. Del Piero è un calciatore che gioca con il cuore e per questo quando il cuore è malato lui non riesce ad esprimersi. Ma quando il cuore è sano, lui tira fuori le magie. Il giocatore viene sempre riconosciuto e per questo quando è in difficoltà non puoi non amarlo e ovviamente tendi a giustificarlo".
Quali sono le magie di Pinturicchio che resteranno indelebili nella storia del calcio?
"I primi cinque anni alla Juve sono stati da fantascienza. Basta riguardare quattro perle: il gol del 3-2 in Juventus-Fiorentina del 1994, quello di Dortmund contro il Borussia  e quello a Torino nel 3-0 allo Steaua di Bucarest nella Champions League del 1995-96. E ancora il secondo dei suoi gol al Verona nella vittoria per 3-2 del campionato 1996-97. Fino alle accuse di doping avanzate da Zeman ma mai provate e all'infortunio dell'8 novembre 1998 in Udinese-Juventus abbiamo visto un giocatore spensierato dotato di una classe cristallina.
Dopo l'infortunio è tornato in campo un giocatore diverso.
"Dopo sei mesi di stop e un lento e soffertissimo recupero con un unico gol segnato di testa il 7 maggio 2000 in campionato contro il Parma, tutti lo davano per finito. Non consideravano il fatto che la rottura del ginocchio per un giocatore tecnico come lui impone dei tempi di recupero più lunghi rispetto a un calciatore di medio livello. Nella seconda 'Era Lippi' e poi in quella Capello è diventato un giocatore meno estemporaneo e molto più continuo. Del Piero ha iniziato a fare gol non solo appariscenti, come il colpo di tacco con il Siena o la rete al volo con il Piacenza dedicata all'avvocato Agnelli, ma anche in grande quantità. Di questo Del Piero è doveroso ricordare la standing ovation di tutto lo stadio Santiago Bernabeu dopo la doppietta nel 2-0 della Juve al Real Madrid in Champions League nel 2008".

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