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sabato 24 dicembre 2011

Finale in jazz per il festival Spaziomusica: martedì a Cagliari (Cripta di San Domenico, ore 21) i "Sacred Concerts" di Duke Ellington eseguiti dall'Orchestra Jazz della Sardegna e la Polifonica Santa Cecilia di Sassari


 orchestra Jazz della Sardegna
                                                         Polifonica Santa Cecilila Sassari
 
Spaziomusica 2011 (XXX Edizione)



Finale in jazz per il festival Spaziomusica:
martedì a Cagliari (Cripta di San Domenico, ore 21)
i "Sacred Concerts" di Duke Ellington
eseguiti dall'Orchestra Jazz della Sardegna e la Polifonica Santa Cecilia di Sassari
con la voce solista di Marta Raviglia e la direzione di Bruno Tommaso.
Completa il programma il "Do Diesis Requiem" di Stefano Garau.
*

Ultimo appuntamento, martedì (27 dicembre) a Cagliari, con la trentesima edizione del festival Spaziomusica, che per il gran finale si allontana dai suoi territori più consueti, quelli della musica contemporanea, per aprirsi al jazz. A tenere banco, a partire dalle ore 21 (e con ingresso gratuito) nella Cripta di San Domenico, saranno infatti i "Sacred Concerts" di Duke Ellington: un’opera pienamente collocabile tra i grandi capolavori sinfonico - corali del Novecento, qui nell'esecuzione dell'Orchestra Jazz della Sardegna e della Polifonica Santa Cecilia di Sassari diretta da Gabriele Verdinelli, con la partecipazione di una delle più interessanti cantanti nel panorama nazionale, Marta Raviglia, e la direzione di un jazzista del calibro di Bruno Tommaso.

Coprodotto dall'ABNO (Associazione Blue Note Orchestra) e dall'Associazione Polifonica Santa. Cecilia, il progetto trae spunto dai tre concerti di musica sacra su cui Duke Ellington lavorò tra il 1962 e il 1973, l'anno in cui morì (il terzo "Sacred Concert" uscì appena sei mesi prima della sua scomparsa), e che rappresentano una sorta di testamento spirituale e artistico dell'autore. La presenza di tutti gli stili storici del jazz, dalle radici spiritual alle innovazioni dell'avant-garde degli anni Sessanta, costituisce infatti un interessante compendio della sfaccettata personalità del leggendario compositore, pianista e direttore d'orchestra afroamericano.
Duke Ellington non lasciò una versione definitiva o una partitura completa dei suoi "Sacred Concerts": quella proposta dell'Orchestra Jazz della Sardegna e della Polifonica Santa Cecilia si basa sulla selezione ricostruita e arrangiata nel 1993 da John Hoybye e Peder Pedersen sugli scritti e gli ultimi concerti ellingotniani, con una scrittura corale più elaborata e impegnativa rispetto alle prime esecuzioni.

Completa la scaletta della serata il "Do Diesis Requiem" del compositore sassarese Stefano Garau (classe 1961), basato su alcune parti della Missa pro defunctis.


* * *

Associazione Spaziomusica
via Liguria 60 - 09127 Cagliari
tel 070 40 08 44 - 339 65 54 314
E-mail: spaziomusica@gmail.com
www.spaziomusicaproject.com

Ufficio stampa:
RICCARDO SGUALDINI
tel.: 070 30 31 48; cell.: 347 83 29 583;
E-mail: x-press@fastwebnet.it






Spaziomusica 2011 (XXX Edizione)
Cagliari, Cripta di San Domenico
martedì 27 dicembre 2011, ore 21 (ingresso libero)




Orchestra Jazz della Sardegna
Luca Lanza sax contralto e soprano
Dante Casu sax contralto e clarinetto
Massimo Carboni sax tenore
Teodoro Ruzzettu sax tenore e clarinetto
Marco Maiore: sax baritono
Luca Uras, Emanuele Dau, Pietro Pilo, Giovanni Sanna Passino: tromba
Gavino Mele, Roberto Chelo: corno
Salvatore Moraccini, Emiliano Desole: trombone
Roberto Tola: chitarra
Mariano Tedde: pianoforte
Alessandro Zolo: contrabbasso
Luca Piana: batteria e percussioni


Polifonica Santa Cecilia
Direttore: Gabriele Verdinelli
Maestri sostituti: Laura Lambroni, Nino Cennamo, Matteo Desole


Marta Raviglia, voce solista
Direttore, Bruno Tommaso



Stefano Garau: (1961): Do Diesis Requiem

Duke Ellington (1899-1974): Music from Sacred Concerts
PRAISE GOD coro e orchestra
HEAVEN soprano solo, coro e orchestra
FREEDOM – SUITE
To be contended coro e orchestra
Freedom coro, sax alto e sezione ritmica
Word you heard coro e orchestra
Freedom is a word coro e recitato
Sweet, fat and that coro e sezione ritmica
Freedom – Svoboda recitato
To be contended coro e orchestra
THE SHEPHERD orchestra
THE MAJESTY OF GOD soprano solo, coro e orchestra
COME SUNDAY soprano solo e coro
DAVID DANCED BEFORE THE LORD percussioni, coro e orchestra
ALMIGHTY GOD coro e orchestra
T.G.T.T. soprano solo e piano
PRAISE GOD AND DANCE – FINALE soprano solo, coro e orchestra




  • Music from Sacred Concerts – Duke Ellington (1899-1974)
Nell’ottobre del 1962 la commissione di una composizione per l’inaugurazione della Grace Cathedral di San Francisco diede a Duke Ellington l’occasione per l’inizio di un personale percorso artistico e spirituale. Nasce così Concert of Sacred Music che vedrà un’applauditissima prima esecuzione nel settembre 1965 e un buon riscontro di vendite per la successiva incisione. Il successo fu rinnovato con l’esecuzione e la pubblicazione nel 1968 del Second Sacred Concert e nel 1973 del Third Sacred Concert la cui uscita precedette di appena sei mesi la scomparsa del suo autore.

I testi, quasi tutti d’ispirazione biblica, avevano anche alcuni interventi dedicati alle problematiche razziali e d’integrazione sociale del popolo afroamericano, particolarmente sentite all’epoca negli Stati Uniti, segnati dagli assassinii dei fratelli Kennedy, di Malcom X e di Martin Luther King. Ellington eseguì spesso varie selezioni tratte dai Sacred Concerts negli ultimi anni della sua vita, ma non lasciò mai una versione definitiva o delle partiture complete di quello che si può definire il suo testamento artistico: anche nelle ultime esibizioni modificò continuamente la successione dei brani in programma e gli arrangiamenti, work in progress stimolato dall’insoddisfazione, dalla necessità del momento e anche dall’incombere della fine del viaggio.

La versione di stasera si basa sulla selezione, tratta da tutti e tre i Concerts, ricostruita e arrangiata da Hoybye e Pedersen nel ’93 sulla base degli scritti e degli ultimi concerti dell’autore, con una scrittura corale notevolmente più elaborata e importante rispetto alle prime esecuzioni. La presenza degli stili storici fondamentali del jazz, dalle radici spiritual alle tecniche più avanzate degli anni ’60, costituisce un interessante compendio della straordinaria personalità di Ellington, attualmente non a caso proiettato dalla critica in una dimensione più ampia e sfaccettata rispetto all’ambito della sola musica afroamericana. L’impegno dell’attuale produzione è stato affrontato dalla Polifonica Santa Cecilia e dall’Orchestra Jazz della Sardegna, due complessi che da tempo dimostrano il valore delle idee e degli artisti regionali anche in ambito nazionale e internazionale: la partecipazione inoltre di una delle più interessanti cantanti nel panorama nazionale, Marta Raviglia, e la direzione affidata al maestro Bruno Tommaso, in questo momento uno dei più importanti direttori-compositori nell’ambito del jazz europeo, aggiungono interesse all’esecuzione di un’opera ormai pienamente collocabile tra i grandi capolavori strumentali – corali del ‘900.



  • Do Diesis Requiem – Stefano Garau (1961)
Il Do Diesis Requiem, di autore sassarese, è basato su alcune parti della Missa pro defunctis, scelta determinata dal tentativo di unire credenti e non credenti nel confidare nel riposo dei defunti e nella pace per chi rimane. Le varie frasi sono inserite in una marcia funebre costruita su un basso ostinato che simula un corteo che passa per poi allontanarsi e spegnersi sulle ultime note basse, come un cuore che lentamente si ferma.


* * *


E’ una coproduzione tra l’ABNO e l’Associazione Polifonica S. Cecilia di Sassari. L’ispirazione di base è stata quella di affrontare una produzione originale che permettesse la fusione tra una big band jazzistica e un ensemble vocale di prestigio per la realizzazione di un’opera sacra ma non priva di connotazioni sociali. I testi, quasi tutti d’ispirazione biblica, hanno infatti degli interventi dedicati alle problematiche razziali e d’integrazione sociale del popolo afroamericano particolarmente sentite negli anni ’60, periodo di composizione dell’opera. La produzione trae spunto dai tre concerti di musica sacra cui Duke Ellington lavorò con particolare devozione negli ultimi anni di vita e che rappresentano il suo testamento spirituale e artistico. La presenza di tutti gli stili storici fondamentali del jazz, dalle radici spiritual alle tecniche più astratte degli anni ’60, costituisce infatti un interessante compendio mediato dalla straordinaria personalità dell’autore, attualmente, non a caso, proiettato dalla critica in una dimensione più ampia e sfaccettata rispetto all’ambito della sola musica afroamericana. La versione in produzione è quella realizzata da Hoybye e Pedersen nei primi anni ’90 da un’attenta selezione e ricognizione degli scritti e delle ultime registrazioni di Ellington. L’autore non lasciò mai una versione definitiva dei suoi Sacred Concerts e anche neile sue ultime esibizioni modificò continuamente i brani in programma e gli arrangiamenti, work in progress stimolato dall’insoddisfazione, dalla necessità del momento e dall’incombere della fine del viaggio. Era necessario, per la resa dell’opera, che un’altra realtà culturale (nel caso specifico un coro di dimensioni ragguardevoli) divenisse parte attiva del progetto. Subito è nato l’interesse comune alla realizzazione dell’opera con la Polifonica S. Cecilia di Sassari, diretta dal maestro Gabriele Verdinelli, importante formazione nell’ambito della musica corale italiana. Il progetto vede anche la partecipazione di una delle più interessanti cantanti nel panorama nazionale, Marta Raviglia. La direzione è affidata al maestro Bruno Tommaso, attualmente uno dei più importanti direttori-compositori nell’ambito del jazz italiano.




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