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venerdì 11 maggio 2012

"Jacovittaggini": l'Italia degli anni Settanta sotto la lente ironica di Jac

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"Jacovittaggini": l'Italia degli anni Settanta sotto la lente ironica di Jac

di Andrea Curreli
"Per non stare con il pennino in bocca, riempio le vignette di particolari come salami, vermi e ossa". Benito Jacovitti parlava così di quel suo modo maniacale di infarcire le sue strisce di improbabili personaggi e bizzarri comprimari. Un pennino in costante movimento che veniva sempre affiancato e sostenuto da battute ironiche espresse in un italiano stravolto e rimodellato a suo uso e consumo. Un modo di fare fumetto iniziato sotto il fascismo e passato senza grandi cambiamento attraverso gli anni fino al 1997, data della morte del grande fumettista con il sigaro in bocca. La sua enorme e straordinaria produzione, capitanata dal celebre Cocco Bill, è stata stampata e riproposta più volte ma è sempre un piacere ammirare le tavole del celebre Jac. Per questo merita attenzione Jacovittaggini, il testo edito da Nuovi Equilibri-Stampa Alternativa che raccoglie per la prima volta in maniera organica tutte le "correnti" dell’umorismo di questo maestro del disegno che amava poco il conformismo italico.
L'Italia davanti allo specchio ironico di Jac - Un anticonformismo sincero che gli era costato un'etichettatura di segno opposto e contrario: qualunquista. Ma da uomo libero qual era, Jacovitti incassava e ribaltava rendendo vana qualsiasi forma di classificazione ideologico-dottrinaria. Qualche anno prima di morire in una celebre intervista si era definito “un clown e un pagliaccio”. “Sono orgoglioso di essere un pagliaccio. Sono un matto” aveva detto Jac pur sapendo di essere sanissimo di testa e dotato di una satira contagiosa. Con i suoi salami e le lische di pesce nascosti tra le pagine l'"estremista di centro" si divertiva a incantare i suoi lettori mettendo in bella mostra tutti i loro difetti. E così le Jacovittaggini che è anche il titolo della pagina a lui riservata dal settimanale L’Europeo tra il 1972 e il 1974, è una carrellata di caricature di un'Italia ossessionata dall'impegno politico ma ancora a piccole beghe da grande paesone qual era. Ecco allora i mariti cornuti, la crisi del petrolio, il governo ladro, il divorzio e il referendum abrogativo. Un quadro ironico ma tremendamente reale perfettamente raccontato dalle immagini di Jac.
Vauro e quegli occhi a palla ereditati dal fumettista - Il testo arricchito da una bella prefazione di Vauro. Il fumettista, lontano anni luce dalle simpatie politiche di Jacovitti, rende omaggio al maestro del fumetto italiano con la sua tradizionale vena ironica. "Jac non mi fregava mai. Mi stupiva sempre. Mi faceva sgranare gli occhi dallo stupore. Tant'è che ancora adesso mi sono rimasti gli occhi a palla proprio come quelli dei suoi personaggi". Un'eredità somatica di Senesi che Jacovitti ovviamente ignorava. "Non è stato il mio maestro per il semplice motivo che lui manco sapeva che esistessi", taglia corto Vauro che ammette però di aver attinto a piene mani dall'arte di Jac. Ma forse l'allievo non è ancora riuscito al superare il maestro.

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