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mercoledì 16 maggio 2012

Parole e storia: lapalissiano

 
Da dove deriva il termine lapalissiano? Ce ne parla Ivana Palomba.
*****
 
Da un evento storico è derivata la parola “lapalissiano”, a significare una cosa ovvia, banale, insomma tanto palese da non potere essere messa in dubbio.
Il fatto storico si riferisce alla battaglia di Pavia avvenuta il 24 febbraio 1525, che oltre ad essere una delle più brevi battaglie della storia fu anche molto decisiva per le sorti del nostro paese.
Sul terreno italiano guerreggiavano l’esercito di Francesco I (1494-1547), re di Francia, contrapposto a quello dell’imperatore Carlo V (1500-1558), e l’oggetto del contendere era il ducato di Milano, un vero e proprio nodo strategico fra la penisola italiana ed il resto d’Europa.
Le forze in campo per entrambi i fronti erano pressappoco equivalenti, circa venticinquemila uomini, ma gli archibugi usati dagli spagnoli ebbero ben presto la meglio sull’esercito avversario.
I caduti furono all’incirca ottomila e lo stesso re di Francia fu ferito e tradotto in prigionia.
I francesi si erano battuti con grande coraggio e sul terreno, in un misto di pioggia e sangue, giaceva il fior fiore della nobiltà francese, fra i caduti eccellenti vi era anche il maresciallo di Francia Jacques II de Chabannes, signore de la Palice (ca. 1470-1525).
I suoi soldati ne onorarono la morte con una ingenua epigrafe dall’involontario effetto comico:
Hélas! La Palice est mort
Il est mort devant Pavie.
Hélas! S’il n’estoit pas mort
Il seroit encore en vie.
(La Palice è morto, è morto davanti a Pavia e se non fosse morto sarebbe ancora in vita – trad. libera)
O come un’altra versione recita:
Un quart d’heure devant la mort
Il était encore en vie.
(Un quarto d’ora prima della morte era ancora in vita)
Per la verità, qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che la quartina sia stata corrotta e che originariamente fosse:
Hélas! S’il n’estoit pas mort
Il feroit encore envie.
(Se non fosse morto farebbe ancora invidia).
Senz’altro l’ipotesi più attendibile è da intendersi come una lode all’uomo che si era comportato da eroe e aveva combattuto strenuamente fino a pochi attimi prima della morte.
La quartina fu poi scoperta dall’accademico francese Bernard de la Monnoye (1641-1728) che ne parodiò il carattere formando altre quartine, ovviamente “lapalissiane”:
Se del noto La Palisse / la canzone qui ascoltate / vi sarà di gran diletto / sempreché vi divertiate;
Un carattere pacato / Da suo padre avea sortito / Mai mostravasi arrabbiato / Se non era incollerito;
Fu colpito crudelmente / da una perfida ferita / che mortal fu certamente / dacché lui non restò in vita… “ (1)
La “Chanson sur le fameux La Palisse“ diede la stura ad altre imitazioni che si diffusero fra gli studenti, nelle feste e nelle fiere decretando così la fama imperitura di La Palice.
© Ivana Palomba

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