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venerdì 11 maggio 2012

Oliviero Beha: "Non se ne può più, l'Italia va deberlusconizzata"

Oliviero Beha e la copertina del suo libro Oliviero Beha e la copertina del suo libro 

Oliviero Beha: "Non se ne può più, l'Italia va deberlusconizzata"

di Andrea Curreli
Berlusconi è caduto, ma l'Italia è rimasta impantanata in quel limite culturale che l'ha condizionata dal secondo Dopoguerra fino ai giorni nostri. E' giunta quindi l'ora che il cosidetto Belpaese vada "deberlusconizzato". Potrebbe essere riassunto così il pensiero di Oliviero Beha che presenta il suo nuovo libro dal titolo emblematico Il culo e lo stivale (Chiarelettere, Reverse 2012). Per rendere più chiaro il concetto Beha rafforza il tutto con un esplicito sottotitolo: "I peggiori anni della nostra vita". Il popolare giornalista attraverso questo "manuale di deberlusconizzazione" denuncia il degrado culturale nel quale l'Italia si trova precisando che Berlusconi in realtà non è stato il padre di questo fenomeno ma la logica conseguenza del modo di pensare italico.
Beha, partiamo dal titolo del suo libro che lei definisce “provocatorio, ma neppure troppo”. Cosa intende dire?
"Fino a qualche tempo fa 'culo' era considerata una parolaccia e poteva essere un azzardo mettere questa parola in copertina. Ma è stata sdoganata passando dal linguaggio politico al Parlamento oltre che nel comune parlare di tutti i giorni. E’ diventato desueto il termine 'sedere', ormai solo un verbo. Nella lingua c’è tutto perché le cose esistono se le puoi nominare, almeno è così per noi esseri parlanti. Il dato è che culo viene usato ormai indistintamente a tutti i livelli, da tutte le classi sociali e in tutti i luoghi da Palazzo Chigi, soprattutto da quello dell’altro ieri, ai mercati generali. Ma culo è anche un logo perché in Italia ci siamo cacciati in un cul de sac dal quale non si riesce ad uscire. C’è infatti una forte preoccupazione per i nostri figli. Ma le citazioni sono tante nel libro: ‘negli anni Cinquanta ci si faceva un culo così mentre oggi ci fanno un culo così’, ‘la culona inchiavabile della Merkel’ (frase attribuita a Berlusconi ndr) o l’affermazione di Riccucci ‘è facile fare i froci con il culo degli altri’. Non è questa però l’ossatura del libro".
Lei riprende e approfondisce quanto sosteneva in Dopo di lui il diluvio. Oggi Berlusconi è crollato politicamente, resta il berlusconismo.
"E’ così. C’è una continuità anche perché la tematica italiana viene snocciolata da diversi punti di vista e analizzata nel tempo e nello spazio. Definisco questo libro un manuale di deberlusconizzazione, non tanto per levarci di torno Berlusconi, ma di tutto il modo di pensare che il Cavaliere ha rappresentato e che non era solo di chi votava per lui ma anche di molti di quelli che hanno votato contro. Io dico chiaramente che c’è gente che ha detto tutto il male possibile di Berlusconi comportandosi però come lui. Vorrei accelerare il fenomeno di deberlusconizzazione per uscire dal berlusconismo. Una sorta di derattizzazione che ci deve coinvolgete tutti da sinistra a destra. L’Italia è infatti un Paese ormai invivibile e atroce che sta morendo e per questo c’è un sottotitolo che recita ‘i peggiori anni della nostra vita'".
Lei ribadisce che i mal di pancia della gente davanti alla crisi economica mascherano un ben più grave problema culturale.
"Questo è senz’altro vero e c’è nel libro, ma non sarebbe niente di nuovo. L’aspetto culturale è lo spread del libro, è il buco nero culturale nel quale siamo precipitati. Ma io non me la prendo con gli ultimi vent’anni ma con l’intero Dopoguerra. L’Italia ha lasciato a marcia forzata e troppo in fretta la sua cultura contadina e da allora abbiamo iniziato a pagare un prezzo. Abbiamo lasciato la cultura contadina, non abbiamo avuto il tempo di incamerare quella operaia degli anni Cinquanta e Sessanta. Poi è arrivata la televisione con il suo consumismo di massa e ha soppiantato la cultura operaia tanto è vero che sono spariti anche gli operai. Quindi alzo il tiro della mia ricostruzione e per questo sostengo che Berlusconi non può essere considerato il padre del berlusconismo ma il figlio di una situazione che c’era già prima di lui. Se Berlusconi è potuto arrivare a fare il magnate prima e il presidente del Consiglio dopo perché c’era una situazione che glielo ha permesso. In un altro Paese l’avrebbero cacciato subito".
Oggi si parla tanto di scontro tra politica e antipolitica, nella sua analisi c’è questo tipo di schema?
"Stiamo assistendo sempre meno da spettatori e sempre più da agenti e da attori alla saturazione di questo sistema. Un sistema economico sbagliato, un sistema politico che è finto democratico perché i comitati d’affari hanno sostituito i partiti. Che queste cose le dica io o le dica Beppe Grillo importa relativamente. Il vero problema è che non se ne può più di questa situazione e si cerca di trovare una via d’uscita. Questi tentativi sono molto importanti e seguono i referendum del 2011 e le elezioni a Milano e Napoli di Pisapia e De Magistris, due persone fuori dalla stretta logica di partito. Non se ne può più di come è stato gestito il Paese in questi ultimi cinquant’anni e metto dentro anche il boom economico che è stata la cambiale dal punto di vista culturale che stiamo pagando oggi. Ma non basta dire che non ci sta bene questa classe politica bisogna ribadire che non vanno bene gli italiani che non pagano le tasse, gli italiani che non parlano più l’italiano, che considerano la scuola un impiccio, i figli che non riescono a ereditare niente dai padri. In sintesi non ci sta bene tutto un sistema Paese che sta andando a male".

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