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venerdì 25 maggio 2012

Vinci: "Vi racconto la storia del Signore del sorriso Berlusconi e del Paese immondezzaio chiamato Italia"

Anna Vinci e la copertina del suo libro Anna Vinci e la copertina del suo libro 

Vinci: "Vi racconto la storia del Signore del sorriso Berlusconi e del Paese immondezzaio chiamato Italia"

di Andrea Curreli
C’è una bambola con capelli dai boccoli rossi, un fiocco tricolore sulla testa e un orsetto di peluche tra le braccia di pezza. Questa bambola sorride e guarda altrove ma soprattutto ha il volto di Silvio Berlusconi. L’ex premier viene raffigurato così nella copertina del libro di Anna Vinci Il signore del sorriso (Iacobelli editore 2012) e già da questo elemento si può intuire che il modo scelto dalla scrittrice e regista per narrare le gesta del Cavaliere non è proprio quello convenzionale. Berlusconi è stato descritto in tante maniere diverse tra loro, spesso attarverso feroci critiche, ma Vinci ha voluto raccontare in modo diverso la storia di questo leader “nato là dove per nascita non ci sono generali, ma caporali”. Un breve testo, dai tratti ironici volutamente fiabeschi, ma non per questo meno incisivi per raccontare un uomo ambizioso dal sorriso stampato sulla faccia. La giornalista e autrice televisiva, che recentemente ha pubblicato con notevole successo il libro La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, utilizza l’uomo, anche e soprattutto, per raccontare le trasformazioni dell’Italia. Un paese contadino, con quelle campagne divenute ghetti di periferia industriale. Un “immondezzaio” nascosto presto sotto le luci di una Milano da bere. Un modello padano che sarebbe poi diventato stile di vita per molti italiani. Una nazione divenuta “circo” ovvero un luogo dove “non si va per restare con i piedi piantati per terra, ma dove si vuole volare e si vuole immaginare l’azzurro del cielo”.
Vinci, Berlusconi è stato raccontato in tanti modi, lei non lo cita ma preferisce descriverlo con uno stile semplice e diretto a tratti fiabesco. Perché?
"Lo stile che ho utilizzato è semplice e diretto perché non ho voluto fare mediazioni intellettualistiche e non ho tentato di salire in cattedra e tirarmi fuori dal contesto. Non ho voluto assumere un atteggiamento moralistico come se da una parte ci fossi io e la mia purezza - attenzione ai puri perché sono pericolosissimi - e dall’altra questo personaggio al quale mi sono ispirata. E' però evidente che il 'Signore del sorriso' è Silvio Berlusconi. Mi sono avvicinata a questo personaggio con una grande pietas ripensando a quella splendida affermazione di Giorgio Gaber che diceva: ‘Non ho paura del Berlusconi in sé, ma del Berlusconi in me’. Volevo mettere in evidenza che c’è una corresponsabilità, perché un personaggio così non è la causa ma la conseguenza".
Quindi com'è il Berlusconi del suo libro?
"Osservavo Berlusconi e da un lato non mi piaceva per tutto quello che stava facendo al Paese, ma dall'altro ero incuriosita dalla sua giocosità clownistica. Era un personaggio al tempo stesso inquietante e buffo. Per questo ho deciso di raccontare una storia e come accade spesso a chi decide di scrivere ho finito per volere bene al personaggio che però si esaurisce nello stile. Lui infatti ci ha messo sempre la faccia, ma i peggiori sono quelli del contorno che non avendo una faccia non rischiano".
Il suo personaggio diviene anche un mezzo per raccontare le trasformazioni di Milano e in generale dell'Italia?
"Era quello che volevo raccontare. Non a caso c'è un capitolo, intitolato L'immondezzaio, che inizia così: 'Attraversare l’immondezzaio non è semplice, si rischia di perdersi tra rifiuti e plastica. Eppure, il nostro avanzò con cuore spavaldo e, imponderabilità della mente umana, stabilì con la plastica una certa sintonia e, si potrebbe azzardare, simpatia'. Il tono che ho utilizzato è questo, ma è evidente che se non si vuole bonificare l'immondezzaio, bisogna necessariamente attraversarlo e confrontarsi con l'illegalità".
Un Paese immondezzaio dove si sporcano un po' tutti.
"Sì nell'immondezzaio ci sono tutti: dal siciliano appassionato di cavalli, Marcello Dell'Utri, ai consigliori. C'è il mediatore sempre serio Gianni Letta, c'è Maurizio Costanzo ma ci sono anche gli antagonisti o quelli che si considerano più furbi degli altri, vedi Massimo D'Alema. Racconto in modo diverso quell'Italia della massoneria che avevo descritto nel mio libro La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi dopo essermi immersa nei sotterranei del non detto. La trasformazione non sarebbe un problema se non fosse accompagnata dalla dimenticanza dei singoli e dalla rimozione collettiva. E' sempre molto pericoloso nascondere il passato dal quale veniamo".
Lei descrive un quadro desolante, ma quanto mai attuale.
"Quando sento parlare del problema rappresentato dalla 'casta', rimango un po' perplessa. Perché il vero problema non è rappresentato dall'età dei nostri politici ma dal fatto che sono stanziali. Bisogna fare prendere aria perché altrimenti si è convinti di andare oltre ma invece si finisce per restare fermi".
Restiamo in tema ma andiamo oltre il libro: come scriverebbe il capitolo del personaggio Mario Monti?
"Lo chiamerei semplicemente: l'oggetto misterioso. Immagino questo personaggio che avanza silenziosamente dietro alle quinte di un grande spettacolo e a un certo punto si ritrova sul palcoscenico con il sipario alzato. Lui è lì davanti al pubblico e comincia a dare segni di vita emettendo dei suoni strani quasi robotici con estrema lentezza. Se non ci fosse stato Berlusconi prima di questo signore che emette strani suoni accompagnato da una corte di personaggi tutti magrissimi e apparentemente inquietanti, avremmo urlato contro la fine della democrazia. Non diciamo niente perché siamo davanti al fallimento totale della classe politica ma nel mentre l'oggetto misterioso dai suoni inarticolati sta passando ad altro".

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