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mercoledì 20 giugno 2012

Biografie Maestro di vite disperate La vita di Lucio Mastronardi, scrittore vigevanese, insegnante controvoglia, nella ricostruzione di Riccardo De Gennaro



Biografie
Maestro di vite disperate

La vita di Lucio Mastronardi, scrittore vigevanese, insegnante controvoglia, nella ricostruzione di Riccardo De Gennaro

di Piersandro Pallavicini
Il Sole 24 Ore 17/6/2012


 «È un libro fuori dal comune, con una forza poetica dentro, una forza di disperazione, una visione assolutamente nera dell'umanità, che riesce a diventare visione poetica. Lo pubblicheremo senz'altro e sarà un'avvenimento». Così scriveva Italo Calvino a Lucio Mastronardi, parlando del manoscritto del suo Maestro di Vigevano. Einaudi lo avrebbe mandato in libreria esattamente cinquant'anni fa, nel maggio del 1962, e il romanzo fu uno dei grandi successi dell'anno: vendette oltre centomila copie, andò in cinquina allo Strega, al Formentor e al Viareggio, vinse il premio Prato e l'anno successivo divenne un film con Elio Petri alla regia e Alberto Sordi come protagonista. Infatti: quando oggi dici «il maestro di Vigevano», ti viene risposto «ma certo, il film con Sordi». Lucio Mastronardi, scrittore, è invece quasi scomparso dalla memoria collettiva, il ricordo alimentato solo da una modesta schiera di estimatori. Uno di questi, Riccardo De Gennaro, a lungo giornalista per Repubblica e Sole 24 Ore, ha appena dato alle stampe la prima biografia completa dello scrittore vigevanese, La rivolta impossibile. Un libro che fa una ricostruzione puntuale ed emozionante della vicenda mastronardiana, e che ha come punti di forza numerose interviste ad amici e a persone che conobbero Mastronardi professionalmente, nonché il lungo carteggio tra Calvino e l'autore della trilogia di Vigevano. Una biografia che, tra le righe, forse senza nemmeno volerlo, suggerisce la ragione del l'odierna smemoratezza: che sta proprio in quella disperazione, in quella visione tutta nera dell'umanità di cui parlava Calvino a proposito de Il Maestro di Vigevano, e che si ritrova tal quale in tutta la breve bibliografia mastronardiana. Difficile ricordare con gioia libri così. Difficile eleggere a eroe letterario uno scrittore che quella disperazione e quel nero li trovava dentro di sé.

Figlio di immigrati molisani, solitario, poco portato agli studi, patologicamente paranoico, maestro elementare controvoglia, Mastronardi non entrò mai nel vortice che travolse Vigevano a partire da metà anni 50, fatto di scarpari che facevano soldi per fare soldi per fare altri soldi ancora, come scrisse Giorgio Bocca nel '61 in un celebre articolo sulla città. La scrittura era la sua consolazione e il suo modo per deridere quel microcosmo vigevanese che gli risultava odioso. Esordì in volume nel 1962 con Il maestro di Vigevano, nei Coralli Einaudi. Era un ritratto per l'appunto nero, cupo, satirico, delle vicende umane ed economiche della cittadina lombarda, capitale italiana della scarpa ai tempi del boom. Alla fine del '62 uscì, nella stessa collana, Il Calzolaio di Vigevano (pur già pubblicato sulla rivista «Il Menabò» nel '59) e nel 64 arrivò il terzo volume che chiuse la trilogia intitolata alla città, Il Meridionale di Vigevano. Occorse aspettare il passaggio a Rizzoli, nel 1971, per l'ultimo e malriuscito romanzo, A casa tua ridono, mentre la bibliografia mastronardiana venne chiusa nel '75 dalla raccolta di racconti L'assicuratore, composta quasi tutta di materiali già editi. Dunque uno scrittore dalla breve stagione, Mastronardi, tutta concentrata in quei primi anni Sessanta ricchi di libri che stigmatizzavano il traumatico passaggio da un paese rurale a uno industriale, un salto in avanti di cui l'Italia non sarebbe mai stata all'altezza e dal quale mai si sarebbe ripresa. Ne scrivevano autori oggi pressoché dimenticati come Quintavalle, Davì, Sala, D'Agata, Simonetta; e altri di cui oggi si conserva memoria solo tra critici e lettori forti, come Ottieri, Volponi, Arpino, Testori; e altri ancora che hanno invece guadagnato in stima e leggenda, tanto da aver oggi intorno l'alone luccicante delle star, come Bianciardi e Arbasino. Mastronardi dove si colloca? Come fa notare De Gennaro nel suo libro, sembra che nemmeno la critica militante se lo ricordi più, vista l'assenza anche solo del suo nome tra quelli citati nel convegno organizzato alla Sapienza, nel 2011, per i 40 anni dalla morte di Luciano Bianciardi. Il toscano una star e il vigevanese dimenticato? Eppure Lucio e Luciano si frequentavano ed erano ottimi amici.

Erano i due outsider, i due ribelli, che nello stesso anno, il '62, uno con Il Maestro, l'altro con La Vita Agra, scrissero i romanzi definitivi sull'Italia del boom. Ma Bianciardi era un toscanaccio trasferito nella grande Milano, frequentatore di Brera, guascone fascinoso sprizzante ironia, che viveva con la sua donna, odiava «il sistema» e lo sfidava testimoniando il suo odio dal di dentro. Mastronardi tutto l'opposto: abitava in provincia, faceva il maestro elementare, era timido e scontroso, a disagio nelle occasioni pubbliche, senza una donna, senza vizi. Era un irregolare costretto in un piccolo mondo conchiuso, con niente di emozionante se non la piazza e gli svarioni e le bassezze degli industrialotti e peggio ancora degli operai che ambivano a diventare «padroni» pure loro. Questo mancava a Mastronardi: il fascino del grande perdente. Era un perdente e basta, che al posto del fascino offriva una colatura amara, una nevrosi paranoide, scatti d'ira e sfottò al veleno. Era un uomo in perenne difficoltà, internato in manicomio più volte, in due occasioni denunciato e arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale, con alle spalle un tentativo di suicidio nel '74, prima di quello con cui se ne andò, nel '79. Insomma un personaggio ostico, per molti indigeribile. Ma proviamo a rovesciare le cose: è singolare che sia stato un uomo così problematico e di semplici origini a scrivere un capolavoro come Il Maestro e due grandi romanzi come Il Calzolaio e Il Meridionale. 


Non sarà il caso di rileggerlo, riscoprirlop, ricordarlo? Come ha cominciato a fare proprio la sua Vigevano  nel nuovo millennio, forse pentita dell’antica ostilità, con un premio letterrio a lui intitolato, una piccola serie di libri sulla sua fugura e il finanziamento della riedizione di A casa tua ridono e dell’Assicuratore.  Benvenuta allora, a 50 anni dal Maestro,  una nuova biografia.

Riccardo De gennaro, la rivolta impossibile, Ediesse, Roma, pagg, 210, euro 10,00.

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