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lunedì 18 giugno 2012

Giornalisti per passione, precari per status: presentato il libro 'Senza paracadute' di Antonio Loconte


Giornalisti per passione,
precari per status:
presentato il libro
'Senza paracadute'
di Antonio Loconte

Quando la precarietà diventa la peculiarità di una professione, è tempo di farsi sentire.

di Deborah Brivitello
http://puglialive.net




Bari, 16 giugno 2012. Antonio Loconte (nella foto) giornalista con contratto a tempo indeterminato, è stato licenziato qualche anno fa! Da quest'avventura – disavventura personale, piena di amarezza e tanta voglia di rivalsa, è nato uno straordinario libro che racconta la faccia di una medaglia che ancora poco si conosce ovvero la precarietà economica e professionale del giornalista! Tirocini a non finire, servizi o articoli pagati pochi euro, tante incertezze, la professione del giornalista è oggi più in crisi che mai!

Con la prefazione di Antonio Caprarica, edito da Adda, illustrato da Gaetano Longo, "Senza paracadute" - diario tragicomico di un giornalista precario - di Antonio Loconte, è stato presentato il 15 giugno in una sala del Comune di Bari più che gremita, oltre all'autore erano presenti il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, Paola Laforgia, l'assessore Maria Maugeri, Antonella Morga della CGIL Puglia, il direttore di Barisera Pino Ricco, il giornalista Gustavo Delgado, il presidente dell'Assostampa Puglia Raffaele Lorusso, la giornalista Nica Ruggero che ha moderato l'incontro e l'attrice Tiziana Schiavarelli che ha letto alcuni brani del libro.

Sconforto e ironia, passione ed energia, tutto ciò si è mescolato nella pancia di Antonio Loconte, sentimenti e sensazioni che fanno a pugni con i conti da pagare, con il consuntivo personale, con la voglia di resistere che a volte si raffredda a volte è incandescente! Ecco allora..."Senza paracadute" ovvero vedere fuori dalla propria finestra uno spaccato che normalmente ci sembra trasparente: il lavoro di chi la prepara o se la va a cercare una notizia, una recensione, ecc.! Del resto tutti noi guardiamo un tg, leggiamo un giornale, condividiamo un articolo su fb o twitter, tutti!

"L'amministrazione è vicina alla scelta di lottare per questa professione" ha detto l'assessore Maria Maugeri, poi continuando: "Ci sono tante connessioni tra la politica e il mondo raccontato da questo libro, bisogna continuare a credere che il giornalismo sia una sorta di missione."

"Il mio contratto a tempo indeterminato è durato quanto l'Inter vincente di Mourinho!" Ha esordito così l'autore, divertente e pungente Loconte ha poi parlato dei suoi anni di lavoro: "Il complimento più bello che ho ricevuto me l'ha fatto un signore in un mercato e mi ha detto <>. Ok ora non so perchè abbia detto quel fatto della moglie, comunque quello che è successo a me professionalmente, succede anche ad altri, io sono l'esempio concreto che può succedere a tutti!"


"Soffia il venticello della precarietà" ha confermato Paola Laforgia, poi parlando del libro: "E' piacevole da leggere, racconta una storia personale con molta ironia, ma poi diventa una storia comune oggi. La condizione di giornalista oggi è difficile, in questo periodo c'è qualcosa che si sta muovendo, anche a Lecce è partita una mobilitazione di giornalisti precari, nata dopo il licenziamento di una collega. Come si resiste? Ci vuole un atto di coraggio, non bisogna aspettare che tocchi a te, purtroppo c'è un sistema che consente all'editore di fare quello che vuole, per questo tanta precarietà".

Il presidente Raffaele Lorusso parlando della crisi: "Gli editori devono anche fare i conti e quando i conti non tornano....si taglia! Bisogna 'cambiare il lavoro per non cambiare il lavoro', cioè imparare ad usare i nuovi mezzi a nostra disposizione, imparare a gestirli per rinnovarci".

Interventi con racconti personali, intervallati da alcuni pezzi tragicomici letti dall'attrice Tiziana Schiavarelli, l'incontro è scivolato così, con punti di amarezza e momenti di sagaci testimonianze, ne parliamo con l'autore........

D: "Antonio c'è mai stato un vero momento di sconforto?"

R: "Nel mio libro c'è una vita intera, ci sono lotte e fragilità, amori e lacrime, ma nessun rimpianto, perché non avrei potuto davvero fare di più di quanto ho fatto. Non riesco più a contarli i momenti difficili. Ho anche pensato di farla finita, ma non ho trovato un ramo abbastanza robusto per i miei 92 chili. E allora, dovendo restare in piedi, mi sono rimboccato le maniche e ho scritto, raccontato, denunciato. Una scrittura terapeutica. Ho usato l'arma dell'ironia, del divertissement. Nessuna vendetta o guerra personale. La mia storia per raccontare quella di decine di migliaia di colleghi. Un momento difficile è tutte le volte che qualcuno non vota una cassa integrazione a rotazione; che si prende un giorno di ferie pur di non scioperare. Tutte le volte che si cancella dal proprio telefonino il numero di cellulare dell'ormai ex collega licenziato. Tutte le volte che si pensa "tanto a me non capiterà mai".

D: "Dal libro si denota che hai reagito con ironia e con verve 'battagliera', queste caratteristiche fanno parte di te o le hai dovute imparare dopo il licenziamento?"

R: "Uno che nasce tondo non può morire quadrato. Il senso dell'ironia è sempre stato nelle mie corde, c'è molta autoironia in queste pagine: sui miei chili di troppo, la calvizie e, soprattutto all'inizio della carriera, sulla eccessiva cadenza barese. Poi sono migliorato, però. Fortunatamente non mi sono lasciato andare al licenziamento. Ho reagito, riuscendo a rimanere me stesso. Lo spirito battagliero è quello che mi ha permesso di vestire i panni di un lavavetri a un incrocio per cercare di capire le reazioni della gente; che mi ha permesso di "aggredire" un camionista sorpreso a scaricare scarti di lavorazione edile nel parco di Lama Balice. C'è sempre una battaglia da affrontare, indipendentemente dal fatto di dover raccontare la propria storia o quella di qualcun altro."

D: "A chi consiglieresti il tuo libro?"

R: "Non è un libro solo per addetti ai lavori. Molti di loro lo leggeranno senza ammettere di averlo fatto e magari si saranno fatti qualche pianto e moltissimi sorrisi. E' un libro per ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro, per genitori preoccupati, per chi sogna di fare il giornalista o per chi vuole solo curiosare tra le quinte del nostro "mestieraccio"; per chi ama farsi trascinare fra le righe. Il libro è un insieme di storie, tutte legate da quella principale: la mia, esattamente come succede in una di quelle serie tv americane di sbirri e feroci assassini. Tanti casi, ma l'unico pensiero va a quello irrisolto che ti condiziona il resto della vita. Perché il precariato riguarda tutti."

D: "Cosa dovrebbe cambiare secondo te per rendere la figura professionale meno labile?"

R: "E' la domanda delle domande. Ci sarebbero molte più cose da non fare per rendere migliore il mestiere del giornalismo. Tornare al passato, quando la raccomandazione era uno dei modi - e non l'unico - per affacciarsi in una redazione; non si può consentire a stagisti e tirocinanti di fare ciò che che farebbe un professionista - indipendentemente dal tipo di tesserino che si possiede; non si possono fomentare costosissimi master senza la garanzia di un posto di lavoro; non si possono ritenere degne solo certe battaglie, ogni storia è degna di essere supportata quando ad essere lesa è stata la dignità prima ancora che la professione; non si può consentire ad avvocati, ingegneri, medici, sportivi di professione di esercitare il giornalismo come hobby, togliendo diritti a chi lo fa per vivere; nessuno può dire chi può o non può avere il sogno di fare il giornalista, ma ci vorrebbero più controlli su come si è giornalisti; non si può scrivere quasi gratis per un giornale e prendere lo stipendio da un ospedale, una banca, un ente pubblico, un'associazione sportiva; non si può più consentire a un editore di pagare un pezzo meno di quanto vale un chilo di pane. Questa è la prima parte della classifica. Quando si comincerà a mettere mano a questo elenco potremo continuare con il resto. Il mio è un tentativo di far discutere del nostro mestiere e di chi continua a credere che farsi sfruttare sia l'unico modo per fare il giornalista: 'Tanto prima o poi mi assumeranno'."


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