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domenica 3 giugno 2012

"Dodici mesi di satira esentasse": ecco il libro di Spinoza.it

da Tiscali
Bonino, Andreoli e Spinoza Bonino, Andreoli e Spinoza 

"Dodici mesi di satira esentasse": ecco il libro di Spinoza.it

di Cristiano Sanna
"Berlusconi candida Alfano. Quale delle tre è più fastidiosa?". Per chi ama quelle fulminanti. Come: "E' morto Giorgio Bocca. Il solito pessimista". Se invece siete della tribù degli umoristi articolati, eccone un'altra: "Regalate a un concerto neonazista 250 t-shirt con una scritta che diventava antifascista al primo lavaggio. Quello che sapeva leggere ci è rimasto malissimo". Parole di Spinoza.it, autentico caso editoriale che dal Web approda per la terza volta alla pagina stampata. Si intitola Qualcosa di completamente diverso, con smaccato omaggio ai Monty Python, il  libro che raccoglie per i tipi di Aliberti "dodici mesi di satira esentasse su crisi, occupazione, speranze, futuro, e altre cose che il governo sta lavorando per eliminare". Volume a cura di Alessandro Bonino e Stefano Andreoli, istigatori di una nuova mania per la micro-satira che ha preso piede in pochissimo tempo. Il perché ce lo spiega Bonino.
Alessandro: propaggine del microblogging, satira in pillole e via così. Quale delle innumerevoli definizioni date di Spinoza trova più azzeccata?
"Ci possono stare tutte. Secondo me Spinoza.it ha preso piede perché le battute, così secche e immediate, sono facili da diffondere su social network come Twitter, Facebook e Thumblr. Questa condivisione crea un effetto valanga che ha avuto il suo effetto turbo dal 2008 ad oggi. In particolare in quell'anno, con la vittoria alle elezioni di Berlusconi, la satira era sparita dalla circolazione. Spinoza è cresciuto esponenzialmente, si vede che c'è una richiesta ancora inesaurita di satira e che questa necessità trova nella formula delle microbattute un 'format' felice grazie al Web".
Come mai il richiamo a Spinoza? Tutto si può dire del filosofo razionalista olandese ma non che stesse a fare di continuo battute satiriche su temi vari.
"Le risposte possibili sono due: al momento di dare un nome al sito non avevo particolari idee e quasi per caso mi è venuto quel nome. Poi c'è il fatto che Spinoza è il filosofo della letizia, quello contrario alle passioni tristi, dunque alla fine c'entra eccome".
Con l'avvento del governo Monti, con questi professoroni azzimati e impersonali che parlano nel silezio assordante di studi televisivi proni ai loro discorsi, la satira se la passa di nuovo male. I comici soffrono l'assenza di uno showman come Berlusconi. Andate voi a dare una mano agli autori?
"In passato abbiamo collaborato con alcuni programmi televisivi. Ma personalmente non guardo granché la tv e dico che è ovvio che Berlusconi sia più facile da satirizzare perché già di per sé è una parodia. D'altronde è molto più difficile azzannare Monti, Fornero, Passera e colleghi, come è pure vero che in tv esiste molta auto-censura. Ma per quanto ci riguarda troviamo questa sfida molto più stimolante dal punto di vista intellettuale".
Non temete, arrivando al formato-libro, di finire nel calderone di volumi e volumetti epigoni di Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano?
"Quando si discuteva di fare il libro io ero abbastanza perplesso. Mi sembrava strano fare un libro da un blog, poi abbiamo cominciato a selezionare il materiale, di cui circa il 40 per cento ripropone battute già pubblicate in Rete. Ci siamo accorti che mettendole in ordine cronolgico veniva fuori un almanacco umoristico con tutto quello che era successo. Fatti di cronaca e politica con la battuta incorporata. Da un lato la risata dall'altro l'orrore. Comuque è un modo per esercitare la memoria".
Probabilmente l'umorismo serve a far passare lo svelamento di cose poco gradevoli, quelle che molti, a cominciare da chi detiene il potere, vorrebbero dimenticare. L'Italia è il Paese in cui se sveli qualcosa di sporco, di sgradevole, diventi sgradevole anche tu e devi andare via. E' l'atteggiamento con cui Andreotti stigmatizzò l'uscita al cinema dei film neorealisti del dopoguerra.
"E' proprio così, diventa una forma di resistenza. Anche di fronte ad atteggiamenti tipo quelli di chi si scandalizza perché vengono fuori le notizie sul calcio comprato e venduto e sulle scommesse gestite da racket criminali. Ci rendiamo conto? Beh, la satira è un veicolo importante per continuare a tenere aperti gli occhi su ciò che sta attorno a noi, compreso il sistema dei media, preso puntualmente di mira".
Fare i battutisti e gli opinionisti ribelli su Facebook e affini è fin troppo facile. C'è un sacco di gente che dice la sua, clicca su "mi piace" e si mette la coscienza a posto. Ma non è un modo semplicistico di sentirsi schierati per il bene e in pace con la propria coscienza?
"Non ho un'opinione precisa al riguardo, anche io ho spesso l'impressione che ci sia anche troppo ribellismo da scrivania. Però vedo anche che un certo tipo di strumenti legati al Web aiutano a confrontarsi e possono creare aggregazione tra persone che poi scendono anche in piazza, a lottare per i propri diritti. Ci dicono che nei Paesi islamici i social network siano stati determinanti nello spingere la gente a battersi e a informare il resto del mondo della guerra contro le dittature. Mi piace credere che sia così, è una piccola-grande opportunità. Da sola non basta ma intanto c'è".
01 giugno 2012

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