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giovedì 17 novembre 2011

Dal delitto di Garlasco al massacro di Gorgo, Nazzi racconta il cuore oscuro del Nord


Dal delitto di Garlasco al massacro di Gorgo, Nazzi racconta il cuore oscuro del Nord

di Andrea Curreli
Chiara Poggi, Mariangela Pezzotta, Chiara Marino, Fabio Tollis, Giacomo Brambilla, suor Maria Laura Mainetti, Desirée Piovanelli, Nicola Tommasoli e i coniugi Guido Pelliciardi e Lucia Comin. La lista delle persone uccise nel Nord d'Italia negli ultimi anni potrebbe essere più lunga, ma questi omicidi hanno segnato in modo indelebile l'opinione pubblica occupando a più riprese le pagine della cronaca di quello che un tempo era definito il Belpaese. E Kronaka (Laterza editore, 2011) s’intitola il libro di Stefano Nazzi. Lo stesso nome del blog personale del giornalista di Gente , con quelle "kappa" al posto delle "c" che riportano alla mente gli slogan politici che apparivano sui muri d’Italia negli anni Settanta. Ma la politica in questo scritto è solo una variabile, importante, ma pur sempre una variabile. E’ il sottotitolo che giunge in aiuto del lettore: "Viaggio nel cuore oscuro del Nord". I capitoli del libro si susseguono in un macabro gioco dell’oca e hanno per titoli le località delle varie tappe. Si parte con Garlasco e si termina con Gorgo, nel mezzo una scia di sangue che tocca Somma Lombardo, Como, Chiavenna, Milano, Leno e Verona. Il cuore oscuro del Settentrione è quello dove nascono le Bestie di Satana e dove muoiono Chiara Poggi e Desiree Piovanelli. Il giornalista è molto bravo a raccontare non solo i terribili episodi di "nera" che hanno colpito questa fetta d’Italia, ma anche e soprattutto il contesto sociale e politico nel quale sono maturati. La premessa di Nazzi, che è anche un’amara considerazione, è contenuta tutta in una frase: "La solida provincia del Nord che avevano raccontato non esiste più … Il Nord è un ammasso urbano, un reticolo di aziende. Dov’è la provincia? Dove sono le radici, le tradizioni?".
Nazzi, lei si dilunga sul territorio prima di arrivare al singolo fatto di sangue. Non si può prescindere dalla società per vedere germogliare l’istinto omicida?
"Ho cercato semplicemente di alzare lo sguardo e cercare di vedere tutto dall’alto e cercare una connessione che poi esiste in questa enorme metropoli che è ormai diventato il Nord industriale, dove tutto si assomiglia in un'unica grande metropoli".
Se allarghiamo ulteriormente questa sua prospettiva e passiamo attraverso il Centro fino al Sud con il clamore dell’omicidio di Sarah Scazzi vediamo che la situazione non è molto dissimile.
"Sicuramente è così, non c’è molta differenza. Il Nord ha avuto per anni l’immagine della provincia sicura, calorosa e dove non succede nulla, ma in questi ultimi decenni c’è stato un cambiamento radicale che ha trasformato questa parte del Paese".
La società che lei descrive è caratterizzata dalla perdita del benessere economico, dalla crescita della paura e dal diffondersi della noia e della droga nelle generazioni più giovani. La parola più adatta è disgregazione.
"Il grande benessere che ha investito il Nord, ha portato inevitabilmente anche dei picchi di malessere che nascono in parte dalla noia e in parte dalla mancanza di prospettive da parte dei ragazzi che vivono in una sorta di uniformità. Vivono in questi paesoni che ormai si assomigliano tutti. La crisi ha colpito anche il Nord Est, portando delle situazioni inimmaginabili fino a qualche tempo prima. C’è stata una crescita enorme dell’immigrazione che ha portato un incremento della paura. Ci troviamo davanti a due mondi chiusi che si fronteggiano perché ancora non si capiscono. Nel benessere quindi si sono inseriti dei fattori destabilizzanti".
Il suo libro si chiude con l’omicidio dei coniugi Guido Pelliciardi e Lucia Comin per mano di albanesi e romeni a Gorgo. Il fatto implicitamente conferma le paure dei veneti.
"E’ l’apoteosi della paura per una parte della popolazione. Basta fare un giro nelle cittadine del Nord Est per vedere la quantità di cani da guardia e cancelli presenti. Però non si può non considerare che l’arrivo di tanta immigrazione in Italia non sia stata dirompente. E’ inutile fare del buonismo a tutti i costi perché è innegabile che si è sviluppato un nuovo tipo di criminalità".
Lei analizza otto casi di "nera" e ne cita altrettanti. Tra questi quale ha avuto il maggior impatto su di lei e perché?
"Il caso che mi ha colpito e coinvolto maggiormente è quello delle Bestie di Satana perché ho conosciuto alcuni dei protagonisti. Per certi versi è la storia più incomprensibile, assurda e delirante ma emerge anche l’umanità di alcuni personaggi come Michele Tollis, il papà di Fabio (ucciso dalla setta insieme a Chiara Marino il 17 gennaio 1998 ndr). E’ una storia molto pesante soprattutto per chi conosce quei luoghi con i boschi e la nebbia. Oltretutto è una storia chiusa, ma con tanti dubbi che permangono e forse altre cose da scoprire (si è ipotizzato ma non è stato mai provato che ci fosse un secondo livello della setta composta da satanisti più anziani ndr)".
Il libro si apre con il delitto di Garlasco, lei che idea si è fatto sulla morte di Chiara Poggi?
"L’idea che mi sono fatto sul delitto di Garlasco è quella che si sono fatti un po’ tutti. E’ vero che la scienza ha fatto fare passi avanti enormi nel modo di fare le indagini. Ma bisogna saperle fare e avere la consapevolezza che basta veramente poco per mandare a monte tutto. All’inizio sono stati fatti degli errori nei rilievi scientifici che hanno reso difficile arrivare alla verità. E’ necessario che chi conduce questo tipo di indagini sia super addestrato. La scena del crimine deve essere custodita e analizzata, un po’ come insegnano banalmente i telefilm americani ma come, a volte, non avviene in Italia".
Se le dico Brembate di Sopra, a cosa pensa?
"Penso che le indagini sulla morte di Yara Gambirasio siano di enorme difficoltà. Sono passati mesi senza che gli inquirenti avessero in mano qualcosa perché nessuno ha visto dove andava Yara e non ci sono testimoni. Sono partiti da zero, ma ritengo che stiano lavorando bene e da quanto so il campo si sta restringendo. Forse ci vuole ancora del tempo, ma sono fermamente convinto che arriveranno a una soluzione".
In casi come quello di Yara, l’esposizione mediatica aiuta o è meglio evitare il bombardamento?
"La pressione mediatica spesso crea dei disastri. E’ avvenuto a con Meredith, con Elisa Claps e con Sarah Scazzi. Non è giusto fare pressione su chi deve indagare e attaccarlo se non avviene un arresto entro le 24 ore accusandolo di non fare bene il suo lavoro. E’ giusto seguire la cronaca e raccontare i fatti e le novità quando ci sono avendo però sempre rispetto delle vittime, delle persone coinvolte e di chi lavora a questi casi".

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