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lunedì 21 novembre 2011

"L'impero della cocaina" l'inchiesta shock su uno dei mali della società moderna


"L'impero della cocaina" l'inchiesta shock su uno dei mali della società moderna

di Michael Pontrelli
La cocaina è uno dei fenomeni più “devastanti” della società moderna. Nell’ultimo decennio il suo consumo è aumentato in modo esponenziale coinvolgendo non più solamente le fasce sociali più abbienti ma anche i cittadini comuni e i giovani. Chi controlla il commercio della “polvere bianca” e da cosa è dipeso il suo successo? A queste domande ha provato a dare una risposta Andrea Amato, giornalista free lance, autore del libro inchiesta L’impero della cocaina edito da Newton Compton Editori. Amato ha condotto una accurata indagine su tutta la filiera della cocaina che va dalla coltivazione in Colombia fino allo spaccio nelle strade delle principali città italiane. Con lui abbiamo approfondito alcuni aspetti di questo grave problema sociale.
Nel libro emerge che la lotta internazionale contro la cocaina non sta producendo i risultati sperati. Come mai?
“Per ogni chilo di cocaina sequestrato dalle forze dell’ordine in tutto il mondo, altri dieci non vengono presi. Per fermarne un chilo si spendono 21.000 dollari. E’ un dato impressionante perché se si considera che vengono trafficate 900 tonnellate di cocaina all’anno si capisce che per fermare il traffico mondiale servirebbe una cifra incredibile. Bloccare il fenomeno all’origine, ovvero estirpare le coltivazioni, è complicatissimo perché le piantagioni sono nella giungla e a questo si aggiunge il fatto che i controlli sul traffico non sono sufficientemente rigidi pur se si hanno molte informazioni a disposizione sulle rotte e sui metodi del traffico. Purtroppo non c’è così tanta volontà di bloccare la forza economica delle organizzazioni criminali tanto è vero che la comunità internazionale non ha ancora messo al bando i paradisi fiscali dove si riciclano i soldi sporchi”.
Chi si oppone all’eliminazione dei paradisi fiscali?
“Un po’ tutti. Dal piccolo imprenditore che lavora in nero, ai poteri forti rappresentati dai grandi gruppi industriali e dalla malavita che esercitano pressioni sulla politica. Obama appena insediato ha detto che li avrebbe messi al bando ma in realtà non si è visto neanche un atto dell’amministrazione americana in questa direzione”.
Nel corso dell’inchiesta ha parlato con tantissimi giovani consumatori di cocaina. Perché la cocaina è così trendy?
“E’ trendy perché si trova molto facilmente e poi perché è una droga prestazionale. Ti fa sentire più forte, più veloce, più rapido. Ti fa sentire un leone quando magari sei agnello. E’ la droga perfetta per questo momento storico sociale dove tutti veniamo spinti ad essere i più forti, i più bravi, i più belli e quando uno si rende conto di non esserlo ha bisogno di un aiuto e la cocaina in questo è perfetta, è la “medicina” ideale”.
Molti tossici sono però adulti che dovrebbero avere una consapevolezza maggiore dei giovani.
“E’ vero e questo avviene perché gli adulti hanno gli stessi problemi prestazionali dei giovani, il dover correre sempre più forte, il dover lavorare 12 ore con la massima allerta e poi perché le insicurezze le hanno i giovani ma anche gli adulti”.
Nella sua inchiesta emerge che, dopo anni di declino, anche il consumo dell’eroina sta crescendo. Come mai?
“Il consumo di eroina ha ripreso a crescere dopo il crollo del regime talebano. E’ rimasta la necessità di sballarsi, di evadere. C’è poi da aggiungere che una persona che si droga diventa multi consumatore, si fa di cocaina, di eroina, di pastiglie”.
La crisi economica che stiamo attraversando può paradossalmente aiutare a frenare il consumo di cocaina?
“Solo in parte. Può incidere sul consumatore occasionale da week end ma non sul consumo di quelli che ne sono dipendenti. I prezzi ormai sono irrisori e piuttosto che smettere di farsi un tossico preferisce smettere di mangiare. La crisi economica sta poi già portando nelle grandi città ad un aumento della microcriminalità così come era negli anni ’70”.
Nel suo libro descrive supermarket della droga a Milano conosciuti a tutti. Perché la polizia non interviene?
“Un dirigente della questura di Milano una volta mi ha detto: ‘Meglio sapere che sono lì e controllarli che non averli in giro ’. Quindi diciamo che è un compromesso in questa infinita lotta allo spaccio”.
La droga è un fenomeno ineliminabile con cui dobbiamo imparare a convivere o si può eliminare?
“La droga è la conseguenza di debolezze umane e quindi è veramente difficile eliminare la propensione dell’uomo al consumo”.
Quanto incide l’educazione familiare nella prevenzione al consumo?
“Per i motivi già descritti chiunque è a rischio, soprattutto in giovane età. E’ indubbio però che la maggior parte dei giovani con problemi di tossicodipendenza hanno alle spalle storie familiari difficili. Famiglie disgregate o per ragioni violente o per assenza dei genitori anche in ceti molto abbienti. Il genitore che è sempre fuori e che delega l’educazione dei propri figli alle tate o alla televisione mette un figlio a rischio”.
Da cosa è nata la “spinta” per condurre una inchiesta sulla cocaina?
“E’ nata anni fa girando la sera per Milano, che è la capitale della cocaina in cui vengono vendute ogni giorno 18.000 dosi, e rendendomi conto che si trattava di un fenomeno di assoluta emergenza”.

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