La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava
Storia di un amore importante di Grazia Deledda con lettere autografe. Romanzo di Ludovica De Nava

IN TERRITORIO NEMICO

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Romanzo storico sulla Resistenza di Pier Luigi Zanata e altri 114 scrittori - metodo Scrittura Industriale Collettiva

Dettagli di un sorriso

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NON STO TANTO MALE

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romanzo di Gianni Zanata

sabato 30 giugno 2012

Pier Paolo Pasolini “si ricorda e si immagina”

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Pier Paolo Pasolini “si ricorda e si immagina”

 Scopritelo in un documentario poco o affatto conosciuto di Carlo Di Carlo, del 1967, custodito, insieme a documenti relativi al suo processo produttivo, presso l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.
Un Pasolini pacato che racconta della sua infanzia dei suoi percorsi esistenziali e intellettuali, che spiega cosa sia per lui la letteratura, la poesia, il cinema … da non perdere e da non far perdere agli studenti delle scuole secondarie e universitari.
Il film è visionabile a questo link sul sito dell’Aamod e sul sito dell’archivio Luce.
A seguire alcuni materiali utili per la didattica, ovvero per illustrare con qualche esempio il contesto di produzione del film:
scheda del film PierPaoloPasolini (a cura dell’Aamod); nulla osta per la circolazione del film PierPaoloPasolinitesto del commento del film PieroPaoloPasolinitesto inglese del commento del film PierPaoloPasolini.
Si consiglia, dopo la visione, un confronto tra il Pasolini di questo documentario e il Pasolini che si racconta nei programmi della Rai… che trovate anche su you tube. Le differenze sono notevoli. Buona scoperta!

Un’estate d’amianto, di Gianni Zanata


Un’estate d’amianto
Pomeriggio di sole. Brezza marina, trentaquattro gradi.
Il maresciallo Canuto è seduto di fianco all’apparecchiatura per le intercettazioni telefoniche. Impugna una matita e fissa con espressione assente una rivista di enigmistica poggiata sulla scrivania. Si sfrega il mento con la punta della matita, arriccia le labbra.
Sotto la rivista fa capolino una copia del quotidiano locale.
Titolo a centro pagina: Poetto, l’allarme amianto si estende. Occhiello: Frammenti di eternit anche a Quartu.
Il maresciallo Canuto prende una manciata di salatini da un piattino ormai semivuoto, li sgranocchia rumorosamente. Poi si pulisce le dita strisciandosele con cura sui pantaloni. Quindi beve un sorso di aranciata da una lattina e riprende a riflettere sulle definizioni già risolte.
Sedici orizzontale: lo proteggeva lo schiniere. Sei lettere. Stinco.
Diciannove verticale: dovrebbe spiazzare l’avversario. Undici lettere. Stratagemma. Otto orizzontale: spesso superano i re. Quattro lettere. Assi.
Dodici orizzontale: governo del popolo. Dieci lettere.
Questa è già un filo più difficile, pensa.
Al maresciallo Canuto scappa un rutto al sapore d’agrume. Nello stesso istante, sul display dell’apparecchiatura per le intercettazioni si accende una lucina rossa. Il maresciallo sbuffa, si sistema gli auricolari.
– Pronto?
– Eja.
– Pronto, mi senti?
– Eja! Cosa c’è, avvocato?
– Ma si può sapere che cazzo avete combinato?
– Itta?
– Avete fatto un casino!
– Aundi? Itta ses narèndi?
– Ma, dico, stai scherzando, vero?
– O s’abogau, ma itta bòlisi? Di cosa ti lamenti? Ma l’hai visto il lavoretto che c’abbiamo cravato a Quartu? Amianto in d’ogna logu. Ma sparpagliato bene bene, eh. Doxi chilus, ne abbiamo messo.
– Ma chi cazzo vi ha detto di portare l’eternit a Quartu?
– Oh, innanzitutto, cerca di non urlare, o avvocato. Abbassa la cresta e no ti pongas a tzerriài, banda beni?
– Urlare? Urlare è poco! Vi dovrei prendere tutti a calci in culo!
– Oh, ma ses cugliunendi? Guà che siete stati voi a dirci di riempire di eternit anche la spiaggia di Quartu. Altrimenti lo avremmo scaricato da un’altra parte. Guà che dall’ospedale Marino in poi è ancora tutto da fare, no ti pensis che sia un lavoretto da niente, oh! Sai quanti chili c’abbiamo sistemato, tra la quinta e la sesta fermata? Non c’hai nemmeno un’idea, tu. Itta ndi scisi tui, abogau facc’e pruppu. Non c’hai nemmeno un’idea del casino che abbiamo dovuto fare per trovare tutto quell’amianto. Ma cosa pensi che te lo tirino addosso, l’eternit? Là ghe è roba pericolosa.
– Questo lo so anch’io.
– E inzà cosa vuoi?
– Voglio sapere chi cazzo vi ha detto di buttare l’amianto anche sulla spiaggia di Quartu! Al comune di Quartu ci sono i nostri fratelli, i nostri amici. Capito? Qui il casino l’abbiamo fatto soltanto per.
– Ma itta? Guà che siete stati voi a.
– Ascolta a me. Per che cosa pensi che abbiamo scatenato tutto questo casino, eh? A chi è che dovevamo mettere un cazzo nel culo, eh? Ma non un cazzo qualsiasi. Uno di quei cazzi grossi che prima di sfilarselo vedrai che cosa passerà, il signorino che sta in via Roma, lasciatelo dire.
– Ma guà che.
– Senti a me. A chi è che dovevamo metterlo nel culo? Ai nostri amici di Quartu? Eh?
– No?
– No! Lo capisci? Non sono lì i nostri nemici, mi segui?
– Ma itta ndi scìu! Voi mi avete detto di.
– Noi non ti abbiamo detto proprio niente! Qui le cose stanno diversamente! Tu di politica non ne capisci un cazzo. Ora ti spiego. C’era da rompere i coglioni al signorino di via Roma. C’era da rovinare la stagione estiva dei cagliaritani, così che loro se la prendessero con chi sappiamo. C’era da rovinare la stagione dei baretti. C’era da fare casino, ma molto molto, così che tra qualche anno in quella spiaggia non ci andrà più nessuno, e quando rivinceremo le elezioni, perché le elezioni le vinciamo noi, la prossima volta, te lo dico io, non le vinceranno più questi comunisti dei miei coglioni, capito?, quando saremo noi a governare, di nuovo, finalmente, al Poetto sai cosa ci facciamo?
– No.
– Sai cosa ci facciamo?
– Appu nau ca no!
– Ci facciamo tutti gli alberghi e i Casinò che vogliamo! Altro che spiaggia dei centomila! Hai capito? Roba per pochi! Per la crema, hai capito?
– O avvocato, senti a me.
– Ma cosa ti spiego a fare, tanto non capisci.
– Là ghi no seu tontu, o avvocato! Certe cose le capisco anch’io, cosa credi.
– Ecco, bravo, allora, se le capisci, le cose, mi spieghi che cazzo vi è passato per la testa? Mi spieghi che cosa c’entra l’amianto a Quartu?
– Ma non è sa propriu cosa?
– Nooo!
– E itta ti pozzu nai, o avvocato. A me mi ha chiamato il tizio dell’altra volta e mi ha detto: “Guà che ci sono Renzo, Mariano ed Emilio che”.
– Sssshh! Non ti mettere a fare nomi!
– Eh? Itta? Non ti sento bene.
– Ho detto di NON FARE NOMI al telefono!
– Eja, banda beni. Comunque sia, mi ha chiamato e mi ha detto: “Portane un po’ anche alla Marinella, di quell’eternit”.
– Alla Marinella?
– Eja! E così abbiamo fatto, o avvocato! Secondo te io mi prendo la responsabilità di buttare amianto aundi càpitara?
– E cosa c’entra la Marinella?
– E che cosa ne so, o avvocato! Se non le sapete voi, queste cose. Io di politica non ne capisco niente, l’hai detto anche tu! Deu seu scetti unu manovali, as cumprendiu?
– …
– …
– Oh, cazzo.
– Itta è?
– Oh, cazzo.
– Avvocato? Mi senti?
– Marinella. Oh, cazzo.
– Eja. Così ha detto. E così abbiamo fatto.
– Ma lo sai chi è Marinella? Lo sai?
– Eja, su ristoranti. Si pappara beni, m’anti nau.
– Non c’entra niente il ristorante.
– Ah, no?
– No. Marinella è quella che ha il baretto alla settima fermata. Era lì che dovevate scaricare l’amianto.
– Cess! E immoi? Itta faeusu?
– Lascia perdere.
– Eus fattu casinu?
– Un po’.
– Cess!
– E vabbè. Vuol dire che le prossime elezioni le vinciamo a Cagliari e le perdiamo a Quartu.
– Questa la so, o avvocato!
– Eh?
– Anche se non ne capisco niente, di politica, questa la so, o avvocato! Da una parte vinco io, dall’altra vinci tu: è la regola dell’alternanza! Siamo in democrazia, isbò.
Clic. Si interrompe la comunicazione.
Il maresciallo Canuto si sfila gli auricolari, riprende a consultare il riquadro delle parole crociate.
Dodici orizzontale: governo del popolo. Dieci lettere.
– Assemblea! – dice improvvisamente a voce alta.
Comincia a scrivere. Poi si ferma e scuote la testa.
Non ci sta. Sono nove. Troppo corta. E poi che cosa c’entra l’assemblea, pensa.
Il maresciallo Canuto appoggia la matita, si alza e va alla finestra. Fa caldo, trentacinque gradi. Un soffio d’aria torrida e salmastra gli accarezza il viso, mentre in lontananza, oltre il molo Ichnusa, un gruppo di gabbiani stride e svolazza sulla scia di una piccola barca.
Però, pensa, Cagliari è proprio una bella città.

n.b.
Questa è una storiella finta, una storiella di fantasia, non c’entra nulla con la realtà.
Mi sembra chiaro, no?


LA POESIA DEL SABATO DI LIBRA 2.0

LA POESIA DEL SABATO DI LIBRA 2.0

Yehuda Amichai 1924 - 2000
Sguinzagliare ricordi

In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli,
agli anni che fui nel mondo prima di te
e all’eternità che prima di te andrò a incontrare,

ai proiettili che non mi uccisero in battaglia
ma uccisero i miei amici,
di me migliori perché
non vissero oltre come me,
penso a te nuda davanti al fornello d’estate,
sul libro curva per leggere meglio
nella luce morente del giorno.

Vedi, abbiam vissuto più di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.




LIBRA 2.0 è diventata

Associazione Culturale Libra
eventi, multiculturalità, poesia, reading, libri

Roma Tuscolano, Roma Trastevere, Roma Parioli, Rignano Flaminio, Riano
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--

 La poesia qualcosa vale, credetemi. Impedisce di impazzire del tutto.

-- Charles Bukowski --

Monica Maggi
ASSOCIAZIONE CULTURALE LIBRA
Via Tiberina km. 9,200
00060   Riano
(Roma)
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Cartesio lo conosco quasi a memoria, di Gianni Zanata

Cartesio lo conosco quasi a memoria.
Ieri, durante una pausa delle prove per la festa al circolo degli ex marinai, una festa che non ho ancora capito che cosa ci andiamo a fare, considerato che ad ascoltare ci saranno cinque famigliole di anziani, un pugno di parenti e un imprecisato numero di ex marinai in pensione, e vorrei pure sapere se dobbiamo cambiare la scaletta, che sì, va bene, c’è pure qualche pezzo di Dalla e di Bennato, ma i brani che ci vengono meglio alla fine sono quelli di Santana, dei Rolling Stones e dei Dire Straits, non proprio un repertorio adatto alla serata, mi sa, a un certo punto, tra uno scazzo e l’altro, con Robi che svisava strano sulle corde nuove della Les Paul, Ciccio che batteva fuori tempo sul rullante, e Antonello che si aggrappava alla tastiera del basso, un basso così brutto e mal ridotto che lo abbiamo ribattezzato “la zappa”, mentre ero lì che trafficavo per accendere una sigaretta e guardavo la mia chitarra poggiata su una sedia, Sandro si è avvicinato, mi ha scroccato una Camel e poi mi ha chiesto: “ma tu come te l’immagini il 2000?”.
Razza di domanda: il 2000.
Cazzo, mancano vent’anni, al 2000, siamo ancora nel 1980, gli ho detto. Non riesco a immaginarmi il prossimo anno, o il 1983, o il 1985. Figurarsi il 2000.
Sandro ha fatto sì con la testa. Minchia c’hai ragione, ha detto.
E c’ho ragione sì, ho pensato. Anche se l’immaginazione non mi manca. Nel 2000 sono sicuro di una sola cosa: che suoneremo meglio, molto meglio di come suoniamo adesso.
E questa mattina, una di quelle mattine afose di giugno che quando a Cagliari fa caldo afoso e umido il cielo è sempre un po’ meno azzurro e si soffoca, e se c’è una cosa da fare è andarsene in spiaggia, al Poetto, a giocare a pallone, stare un’ora a mollo e poi sdraiarsi sulla sabbia all’ombra di un casotto, io, ripensando a questa cosa del 2000, mi sono detto che non lo so proprio come sarà il mondo tra vent’anni, quando avrò più o meno l’età che ha oggi mio padre, quando sarò anziano, insomma.
Non so un cazzo, e non mi interessa sapere niente del futuro.
L’unica cosa che so, pur non sapendo niente del futuro, è che questa mattina di giugno sarà una mattina complicata.
A dire il vero lo sapevo anche prima, al risveglio, appena alzato, ma ne ho l’assoluta certezza proprio ora che sono passate le undici e mezza, e guardo la bacheca dove sono esposti gli esiti di fine anno scolastico.
Classe quarta, sezione G. Scorro sino alla penultima riga.
Matematica: quattro. Filosofia: cinque.
Rimandato a settembre. Vaffanculo. Sì, era nell’aria. Già lo immaginavo. Ma vaffanculo lo stesso.
Matematica, e va bene. Ci sta. Niente da dire.
Ma Filosofia. Cinque. Che cazzo. A settembre. Col cinque.
Ma se Cartesio lo conosco quasi a memoria?
Torno a casa. Lo devo dire a mia madre. E vabbè, non casca il mondo. In cucina c’è profumo di basilico e cipolla. Il sugo di mia madre. Inimitabile. Mi fa impazzire.
Due materie, le dico. Lei fa una smorfia. Si asciuga le mani su uno straccio appeso vicino alla finestra.
Eh, le dico, è andata così. Lei fa un’altra smorfia. Come dire: quando lo saprà tuo padre.
E che cazzo. Non casca il mondo.
Vado in camera, mi giro una canna. Poi prendo l’elettrica e mi metto a strimpellare. Due accordi. Sol maggiore e Fa maggiore. Poi un terzo. Re maggiore. Sempre gli stessi. In sequenza. Poi ci metto pure un La minore.
Filosofia, penso. Col cinque. Ma che cazzo.
Mollo la chitarra, non ho più voglia. E forse non ha più voglia nemmeno lei.
Esco, vado in via Roma, alla Casa del Disco.
C’è Stefano alla cassa. Mi guarda con quel suo sguardo triste, velato da un mezzo sorriso ironico. Mi avvicino speranzoso.
È arrivato l’ultimo di Bob Dylan?
Glielo chiedo con un’espressione così mesta e supplicante che a Stefano gli scappa una risata a monosillabo.
Non ancora, mi dice. Forse domani. Chissà.
Domani. Cazzo.
Forse stasera, fa lui sollevando le spalle.
Stasera. Merda, e me lo dici così!
Stasera. Il nuovo disco di Bob Dylan. Che s’è convertito al cristianesimo. Che canta Dio e Gesù. Che canta canzoni gospel. Che durante i concerti inizia a fare discorsi sull’Armageddon e sul Diavolo e sulla potenza della Croce. Bob Dylan che sta due ore sul palco a suonare e a cantare canzoni inedite. Bob Dylan che come a Newport ’65 la gente lo contesta, lo fischia e gliene dice di tutti i colori mentre lui è sul palco, davanti al microfono, impassibile, la chitarra a tracolla come fosse un fucile. Bob Dylan che non canta più le canzoni del passato. Ma non quelle di quindici anni fa, no, non canta più nemmeno quelle di “Street Legal”, che è un disco bellissimo, uscito appena un paio d’anni fa.
Queste cose le ho lette l’altro giorno sul nuovo numero di Ciao 2001, settecento lire, costava seicentocinquanta l’anno scorso, che già mi sembravano molte seicentocinquanta lire l’anno scorso, figurarsi settecento, adesso.
Comunque dico a Stefano che va bene, vuol dire che passerò stasera. Al che lui scuote la testa, si mette a ridere, infila una mano sotto il bancone e tira fuori il nuovo disco di Bob Dylan.
“Saved”. Salvato.
Non gli dico vaffanculo, a Stefano, perché non ho molta voglia di perdere tempo, non vedo l’ora di tornare a casa e di ascoltare il disco, non vedo l’ora di sentire la voce di Bob Dylan, ché qualsiasi cosa abbia deciso di cantare, giuro che mi sta bene, sia Dio, Gesù, la Madonna, i Santi in Paradiso, l’intero Vangelo, non mi interessa, mi interessa solo sentire le sue canzoni, la sua voce, la sua armonica.
“Saved”. Salvato.
Vaffanculo la matematica, la filosofia, Cartesio e pure Hobbes.
Vaffanculo la DC e il PSI.
Vaffanculo il 2000, il caldo umido, e gli ex marinai.
Poi mentre corro verso casa con il disco ancora incellofanato, a un certo punto mi volto e non so come ma lo sguardo cade dritto sullo strillo di un quotidiano in edicola.
Dc 9 dell’Itavia con 81 persone s’inabissa in mare presso Ustica.
Era partito ieri sera da Bologna diretto a Palermo
.
Già sono meno contento. Mi sale un grumo d’ansia. E non so perché ma questa notizia dell’aereo precipitato a Ustica mi fa venire in mente il 2000. E ci ripenso anche a casa, con il trentatré giri che suona le nuove canzoni di Bob Dylan.
Mi viene da pensare che nel 2000 gli aerei non cadranno più, che non ci saranno più guerre, che non ci saranno più ingiustizie, che il PCI sarà il primo partito in Italia, che Mick Jagger sarà il primo ministro britannico, che la benzina sarà gratis per tutti, che il Cagliari vincerà un altro scudetto, che la disco music sarà morta da un pezzo, che basterà una pastiglia per guarire dal cancro, che nelle scuole si insegneranno le canzoni di John Lennon, che Bob Dylan andrà in tournée con il Papa.
Nel 2000. Forse.


Dal 28 luglio al 19 agosto la quattordicesima edizione del Dromos Festival. Concerti, incontri letterari, mostre, laboratori a Oristano e altri centri vicini





 


Dal 28 luglio al 19 agosto la quattordicesima edizione del Dromos Festival.
Concerti, incontri letterari, mostre, laboratori a Oristano e altri centri vicini.
Fra i protagonisti Omar Sosa, Hugh Masekela, Paolo Fresu, Vicente Amigo.
A metà agostoMamma Bluesa Nureci, chiusura a Olmedo conBaranta.
*
 Omar Sosa
Concerti, mostre, incontri letterari, laboratori per ragazzi: è ancora una volta un programma ricco e variegato quello messo in campo dall'associazione culturale Dromos per l'estate in Sardegna. Tre diversi festival per un circuito di eventi che, dal 28 luglio al 19 agosto, si snoda tra Oristano e vari centri della sua provincia, andando a "sconfinare" anche nel Sassarese, a Olmedo.

La prima parte, quella tradizionalmente più corposa, è nel segno del Dromos Festival, quest'anno alla sua quattordicesima edizione. Un cartellone che, proseguendo il viaggio di Dromos nelle geografie culturali, si riconosce sotto il titolo di "¡Santa Hispanidad!": un motto da declinare – tutti i giorni dal 30 luglio all'8 agosto a Oristano, Nurachi e Baratili San Pietro, dopo un prologo a Mogoro (il 28 e il 29 luglio) - alla ricerca dei legami profondi che la grande storia della Spagna ha saputo creare tra tante culture del mondo, compresa quella sarda, dove le tracce lasciate da quasi quattrocento anni di dominazione iberica impregnano ancor oggi lingua, costumi, feste e riti religiosi.
Hugh Masekela
E' la musica, come sempre, a tenere banco con artisti del calibro di Omar Sosa, Hugh Masekela, Vicente Amigo, Juan Carlos Caceres e Anthony Joseph e i nostrani Paolo Fresu, Antonello Salis, Bebo Ferra e Gavino Murgia. Ma non manca, naturalmente, la consueta sezione dedicata alle arti visive, curata dal critico Ivo Serafino Fenu. E, novità di questa edizione, un programma di appuntamenti dal sapore squisitamente letterario, organizzato dall’associazione culturale Luna Scarlatta, con scrittori come Rosa Montero, Santiago Gamboa, Ignacio Martínez de Pisón e Susana Fortes.

Completato il capitolo all'insegna di "¡Santa Hispanidad!", nel cartellone di Dromos ritorna per il sesto anno consecutivo "Mamma Blues", appuntamento di metà agosto ormai ben radicato a Nureci, nell'Alta Marmilla: tre serate (dal 14 al 16) dedicate al blues e ai suoi più immediati dintorni con Peter Karp & Sue Foley, Paolo Bonfanti, The Cyborgs e Corey Harris. E' invece una new entry "Baranta", tappa conclusiva del circuito di Dromos che trae il nome dalla muraglia preistorica nei pressi di Olmedo: un luogo di confine per un trittico di concerti (il 17, 18 e 19 agosto) di musica dialogica, quella che unisce e non disprezza di contaminarsi, come è nella proposta di Saba Anglana o del gruppo sardo Tzocu.
Paolo Fresu


  • ¡Santa Hispanidad!
Come da tradizione, Dromos è soprattutto musica dal vivo: una regola da rispettare anche in questa edizione con nove concerti serali tutti con inizio alle 22 affidati a grandi artisti internazionali. Si parte sabato 28 luglio nella Piazza San Bernardino di Mogoro, con una sorta di anticipazione del festival nel segno di Omar Sosa. Il grande pianista cubano torna sul palco di Dromos quattro mesi dopo unaltra precedente e fortunata anteprima, il concerto di cui è stato protagonista in duo con Paolo Fresu lo scorso marzo a Oristano sulle tracce di "Alma", il cd pubblicato dai due jazzisti a metà febbraio con la Tuk Music. Stavolta Sosa si presenta alla testa del suo trio con Childo Tomas al basso elettrico e Marque Gilmore alla batteria per proporre il suo nuovo progetto Afri-Lectric Experience.

Il 31 luglio la musica di Dromos si trasferisce a Oristano. Apre la serie di appuntamenti nella città di Eleonora la bella voce di Buika, cantante originaria della Guinea ma nata a Maiorca: un percorso esistenziale che si rispecchia nella sua musica, frutto della miscela di flamenco, soul, hip pop, jazz e sonorità africane.

Il 2 agosto è il grande giorno di Hugh Masekela. Il leggendario trombettista sudafricano - 73 anni compiuti ad aprile, icona della lotta allapartheid condotta e vinta attraverso il linguaggio universale della musica (come la compianta Miriam Makeba, con cui fu sposato tra il 1964 e il66) - approda a Oristano alla testa della sua band (Francis Manneh Fuster, percussioni; Fana Zulu, basso; Cameron Ward, chitarra; Randal Skippers, tastiere e Lee-Roy Sauls, batteria) per quella che al momento è lunica data italiana del suo tour estivo.

Il giorno dopo, venerdì 3 agosto, Dromos si sposta nella vicina Nurachi: qui, sul palco dellArenaPeppetto Pau, è di scena Ondatròpica, progetto nato da unidea del musicista colombiano Mario Galeano, anima del gruppo Frente Cumbiero, e del produttore britannico Will Holland in arte Quantic - che mette insieme una compagine di dodici elementi formata da stelle della musica colombiana della vecchia guardia e contemporanea. Il risultato è una fusione di sonorità tradizionali (come cumbia, porro, gaita e champeta) e ska, beat-box, hip-hop, dub e funk.

Non poteva mancare a Dromos un evento dedicato al flamenco: la musica di origine andalusa è infatti uno dei frutti più conosciuti e universalmente apprezzati di quellhispanidad che ispira quest'anno il cartellone del festival. Così, il 4 agosto....
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