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lunedì 17 ottobre 2011

Paz e la riedizione di "Pompeo", il libro sulla droga che tutti dovrebbero leggere

Andrea Pazienza (1956-1988) e la copertina del libro
Andrea Pazienza (1956-1988) e la copertina del libro 

Paz e la riedizione di "Pompeo", il libro sulla droga che tutti dovrebbero leggere

di Cristiano Sanna
"La Pazienza ha un limite, Pazienza no". E invece quel limite Andrea Pazienza lo raggiunse, ben prima della sua morte prematura nel 1988. La riedizione, a cura di Fandango Libri, del suo Pompeo non fa che confermare quello che sanno tutti coloro che su Paz hanno saputo mantenere lo sguardo lucido, oggettivo, senza annegarlo nella mitologia e nell'inutile pietismo. Quando abbozzò le prime tavole di questo durissimo, affascinante, raggelante viaggio nello sconvolgimento tossico, Apaz era ad Ascona in Svizzera. Richiesto, ma non più richiestissimo fra tanti nuovi talenti emersi nel frattempo, giovane, ma non più la rockstar di carta e china che aveva cantato l'epopea del Settantasette, tra molte rote eroiniche. Ossessionato dal rispettare le scadenze di lavoro, inseguito dai creditori (nonostante i lauti compensi), consumato da una vita da divo. Tutti volevano Pazienza, tutte lo amavano, troppi volevano condividere i propri scarabocchi nelle sue vignette da maestro. Ma qualcosa, nel mentre, era venuto a mancare: la sua adorata Betta, dopo anni di passione e tradimenti, lo aveva lasciato per un fascinoso e affermato pittore, molto amico di Paz. E il suo alter ego Stefano Tamburini, creatore di Ranxerox, era stato messo a dormire per sempre da Madonna Eroina. Pompeo è frutto di tutte queste vicissitudini, e di molto altro.
Un libro da leggere nelle scuole - Visionario, allucinato, ricchissmo di citazioni, testi e ipertesti, rimandi subliminali in 180 pagine, Gli ultimi giorni di Pompeo è il libro che si dovrebbe far leggere in tutte le scuole se si vuole comunicare, senza ipocrisia e senza sconti, ai giovani cosa significa essere tossicodipendenti, quale sia la spirale di godimento e autodistruzione che avvinghia un essere umano in preda alla roba, e a quali svolte brutali e vicoli ciechi porti. Pompeo è un magma, un viaggio nell'inconscio e anche la tragicomica cronaca di una vita scandita dalle dosi, dai conflitti interiori, dalla rabbia per essersi autodivorati e dall'orgoglio di non voler mai cedere del tutto al senso di colpa. Il tratto di Paz è vulcanico, cita la storia dell'arte, quella del fumetto, ha dentro la rabbia punk e la malinconia di una vita borghese raggiunta e aborrita in un secondo. La storia del disegnatore di successo tormentato da un amore finito e dalla seduzione-lotta tossica echeggia la vita di Andrea, questo è ovvio, ma va oltre. Diventa parabola, diventa quasi mitologia (da qui la scelta di nomi epici come Pompeo e Mallardo, rifilati per accostamento irriverente a peromani persi nel vuoto di una vita risucchiata dalle siringhe e dai "tirelli"). Diventa memoria di un sé consumato, diverso dal "supereroe" ventenne che affascinava il mondo con i suoi disegni e stregava le donne con il suo fascino tenero e malandrino.
Fino all'estremo - Pompeo è un capolavoro che fa male, brucia dentro e lascia il freddo interiore a lettura terminata. Un libro che ad ogni rilettura svela nuovi particolari, dettagli che ne chiamano altri. Che lascia il lettore sfinito e ammirato, come il protagonista di fronte a "quel cielo così bianco" che torna nelle tavole della narrazione. Andrea Pazienza scrive in una sequenza di Pompeo: "Vivo sulla lama, mi commuovo nei bassifondi, parlo coi ricercati dello Stato, brigo, mi procuro e dilapido milioni, poi rischio, mi struggo, mi umilio, mi arrendo. Poi mi faccio e tutto torna bello, più splendente di prima. Vuoi mettere risorgere, risorgere, risorgere". E in un'altra, dolorosa e celebratissima tavola: "Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare un' intera via crucis con una semplice stretta di mano o una visita ad un museo e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi e miliardi di parole d'amore". Vale più questo accostamento di tante dubbie elucubrazioni critiche. Storia di Paz, storia di tanti altri, rimasti soli a fissare quel cielo così bianco.
da Tiscali libri

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