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martedì 18 ottobre 2011

Marsiglia. Splendida e desolata

da vento largo

Marsiglia. Splendida e desolata


Splendida e desolata, intrisa di nostalgia e di sole. E' la Marsiglia di Izzo: luogo del desiderio e del rimpianto.


Massimo Calandri

Marsiglia


Una città di luce e di vento. Di colori, che qui sono diversi da ogni altra parte del mondo. Più intensi e asciutti, profondi, solari. Una città di spezie, un arcobaleno di strani dialetti e di odori che rimontano da muri screpolati, da antichi palazzi di pietra rosa, da vicoli che salgono fino in cielo e poi si rituffano giù. Verso quel porto che è sempre lo stesso, da tremila anni. Barche ormeggiate che dondolano piano. Joseph Conrad ci arrivò in treno, poi salì su di un veliero per la Martinica e fu un amore senza ritorno. Pagine di libri, pellicole in bianco e nero, pescherecci e night club, mistral e Pernod. Una città di una bellezza che si condivide. Perché a Marsiglia bisogna schierarsi, appassionarsi: essere per, essere contro. Essere, violentemente. E solo allora, ciò che c´è da vedere si lascia vedere. Jean Claude Izzo diceva anche che non era una città per turisti, e forse il poeta - scrittore noir per caso - aveva ragione.

Ma trent´anni dopo la fuga del suo figlio innamorato, Marsiglia ha imparato a convivere con quell´anima romantica, selvaggia e il desiderio di accogliere. Dicono che sia cominciato tutto con i campionati del mondo di calcio, nel 1998. E il collegamento con il Tgv, tre ore da Parigi. Gli investimenti per il recupero di interi quartieri, il nuovo porto della Juliette, l´arrivo delle crociere, il riammodernamento della rete di circolazione urbana. Il prossimo anno sarà quello della consacrazione, Marsiglia capitale europea della cultura e una nuova metamorfosi, 365 giorni di eventi sulle tracce del mare, di quel mare che illumina con i suoi tanti colori.

La cosa migliore è scoprirla perdendocisi dentro, camminando senza fare troppa attenzione al tempo ma gustandone gli angoli nascosti e gli slarghi improvvisi. Tutto comincia e tutto finisce nel Vieux Port, il porto vecchio, quello dei fenici e di Conrad, dei pirati arabi e dei commercianti corsi, dei catalani e di Fabio Montale, il poliziotto protagonista della trilogia di Izzo. Bussate alla porta di una curiosa associazione di amici, i Greeters, sono marsigliesi veri che vi possono accompagnare passo dopo passo, gratuitamente, facendovi scoprire segreti e storie della più vecchia città francese. Questione di passione, appunto. Dal Vieux Port all´imponente palazzo del Pharo c´è un panorama di tutta la città, il forte Saint Jean con la chiesa dei pescatori italiani di Saint Laurent e il forte Saint Nicolas con le sue feritoie.

Monumenti in relativa mutazione ambulante, perché entro la fine dell´anno ci saranno nuove passerelle e centri commerciali, e i vicini depositi delle merci si trasformeranno in musei e spazi per esposizioni. Come il castello che prima ospitava la Legione Straniera e adesso le anfore recuperate in fondo al mare da Jacques Cousteau. Vale la pena scendere giù, ancora il porto vecchio, per risalire il mitico Panier. Però passando prima dalla Quai des Belges, dove all´altezza della targa che ricorda l´arrivo millenario dei marinai greci ci sono le bancarelle dei pescatori appena rientrati e la vendita è libera, ma attenzione ai furgoni posteggiati vicino perché sono quelli che fanno la spola con il mercato della Somati e le sue orate surgelate.

Da qui parte la Canebière - dal provenzale canabre, la canapa delle funi delle navi - , mille metri di strada ad inghiottire il quartiere di Noailles con i suoi mercati multietnici, i gitani con i baffoni che litigano davanti al "Mezopotama", i bimbi senegalesi che scorazzano in rue d´Aubagne, le donne in niquab che comprano i dolci tunisini nella vicina Place du Marché des Capucins. Poco lontano, all´angolo tra rue de la Bonnetterie e la Grande rue, c´è l´hotel de Cabre, la più antica casa marsigliese con le sue finestre a mosaico. Il Panier è il solo che ha resistito ai bombardamenti tedeschi del ´43, insieme al municipio e a Saint Laurent.

Ci si può anche arrivare sfiorando la cinquecentesca chiesa di Saint Ferréol les Augustins, che con ecumenismo tutto marsigliese mischia la sacrestia con un negozio di foto e una tabaccheria. Le strade strette in salita con i negozietti che vendono sapone. Le scalinate sono in pietra di Cassis, la stessa del porto di Alessandria e della Statua della Libertà. È questa l´essenza di Marsiglia, la sua magia, quel rito millenario che si compie arrivando in cima e prendendo un po´ di fresco all´ombra degli ultimi ippocastani di Place des Moulins (erano 15 mulini, ne restano due), seduti sulle vecchie mole circolari trasformate in panchine. Assaporandone i colori, il vento, la luce.

(Da: La Repubblica del 5 ottobre 2011)

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