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martedì 25 ottobre 2011

Sanità Spa, la corruzione sta rubando agli italiani il diritto alla salute


Sanità Spa, la corruzione sta rubando agli italiani il diritto alla salute

di Michael Pontrelli
 "Tagliare il malaffare per salvare il diritto di tutti alla cura e all’assistenza" è il sottotitolo di Sanità Spa, il libro inchiesta della giornalista scrittrice Daniela Francese sui mali del sistema sanitario italiano edito da Newton Compton. Abbiamo parlato con l’autrice dell’inchiesta e il quadro che è emerso è purtroppo desolante: sprechi, politici corrotti, medici compiacenti. Una “cricca” di malfattori sta mettendo a repentaglio uno dei più importanti beni comuni, la salute, e purtroppo il Paese piegato dalla peggiore crisi economica e morale dal dopoguerra sembra incapace di porre un freno allo scempio. Per Daniela Francese chi può salvare il diritto alla salute sono gli stessi cittadini che però prima di tutto devono diventare “consapevoli dell’importanza della sanità come bene pubblico”.
A quanto ammonta la spesa sanitaria annuale?
La spesa sanitaria ammonta a circa 130 miliardi di euro ma precisiamo subito che essa corrisponde all’8,7% del Pil contro il 9,2% della media europea e l’8,9% della media Ocse. E’ molto importante precisarlo perché questo significa che non spendiamo troppo, ma spendiamo male".
In che senso spendiamo male?
"Costruendo strutture che rimangono inutilizzate, liquidando prestazioni inutili o inopportune, comperando vaccini che giacciono nei depositi di stoccaggio, acquistando i dispositivi medici a prezzi di gran lunga superiori a quelli di riferimento e riservando briciole alla ricerca. La profonda crisi che investe il Ssn (servizio sanitario nazionale) è il frutto della cattiva gestione e organizzazione delle risorse, del malaffare, del malcostume e non, come certe derive liberiste vogliono far credere, dell’insufficiente contributo dei cittadini. Questo aspetto bisogna sottolinearlo con forza perché la consapevolezza da parte dei cittadini del significato e dei meccanismi del nostro sistema sanitario è molto scarsa".
Nel suo libro lei parla di tradimento della riforma sanitaria del 1978. Cosa è successo?
"La legge 833 del 1978 che ha istituito il Servizio sanitario nazionale è stato un momento alto della nostra democrazia che poggiava sì le sue basi sulla scienza ma anche sulla solidarietà umana. Purtroppo il progetto è rimasto incompiuto in alcune parti e ha subito una serie di attacchi durissimi dalle riforme che si sono succedute a partire dagli anni '90. Per questo ciò che resta va difeso strenuamente e migliorato con una programmazione di lungo respiro che non risponda a lobby, logiche clientelari, voti di scambio e più in generale a tutto il sottobosco della cattiva politica".
Chi ha tradito la legge di riforma sanitaria del 1978?
"Purtroppo non è possibile individuare un solo responsabile. I colpevoli sono diversi: la politica, l’industria del farmaco, i medici. Di sicuro le responsabilità maggiori sono della politica che con le riforme fatte a partire dagli anni '90 ha aziendalizzato il servizio sanitario, ha politicizzato le nomine delle dirigenze delle asl, ha permesso alla professione medica di procedere sul doppio binario del servizio pubblico e dell’attività privata, ha attribuito alle Regioni le competenze in materia sanitaria creando pesanti disparità sul territorio nazionale e avvicinando i centri di spesa alle mafie, che a livello locale esercitano un potere molto forte. Ancora alla politica va la colpa per le gravi carenze nei controlli, causa principale degli sprechi, e del notevole ritardo nell’uso delle nuove tecnologie, fondamentali per continuare a garantire un’assistenza a una popolazione sempre più anziana e sempre più bisognosa di cure".
A cosa si riferisce per politicizzazione della nomina dei manager sanitari ?
"Al fatto che è stato attribuito ai Presidenti di Regione, quindi alla politica, il compito di nominare i direttori generali delle Asl, che ha significato troppo di frequente avere persone incompetenti ai posti di comando. Del resto la legge prevede che essi abbiano tempo 18 mesi, successivi alla nomina, per prepararsi alla funzione: un vero assurdo che diventa ancor più intollerabile se messo a confronto con ciò che chiediamo ai nostri giovani: lauree, specializzazioni, master, tirocini per garantire al massimo un precariato a vita o l’espatrio".
Quali sono invece le responsabilità dei medici?
"Il giudizio negativo sui medici non riguarda ovviamente tutta la categoria ma solamente quella parte colpevole di richiedere accertamenti inutili, colpevole di collusione con i poteri dell’industria o delle mafie a causa della brama di potere e sete di denaro. Un fenomeno purtroppo diffuso è anche quello delle lobby interne che spingono la carriera di personale incompetente e ostacolano la crescita di ricercatori meritevoli ma privi di padrini. Infine la colpa di essere diventata, con la complicità della politica, una casta privilegiata che gode dell’anomalia tutta italiana che permette ad un medico di lavorare la mattina in ospedale e il pomeriggio in una clinica privata. Tempo fa in una intervista Veronesi sottolineava che è come se un giornalista la mattina lavorasse all’Espresso e il pomeriggio a Panorama. Da una ricerca che abbiamo fatto, confrontando il sistema sanitario italiano con quello inglese, entrambi universalistici, è emerso che le visite intramoenia sono una delle cause principali della piaga delle liste di attesa".
Perché spesso i medici sono anche politici?
"Perche nella sanità ci sono tanti solidi pubblici e i soldi pubblici sono gestiti dalla politica. Politica e sanità vanno decisamente a braccetto. Per certi medici è molto importante stare nei centri che decidono della distribuzione delle risorse ancora più se gli interessi non sono leciti come hanno testimoniato varie vicende: da quella di Domenico Crea in Calabria, a Totò Cuffaro in Sicilia, a Chiriaco a Pavia".
Ha parlato anche di responsabilità dell’industria del farmaco. A cosa si riferiva?
"La colpa principale dell’industria farmaceutica è quella di introdurre sul mercato farmaci sempre più costosi, sempre più spesso inutili, o copie di prodotti più economici già in commercio".
Quali sono in questo momento i pericoli che possono ulteriormente indebolire la sanità pubblica?
"Le minacce principali sono tre. Il primo è il federalismo fiscale. I cittadini che abitano nelle regioni con i conti in profondo rosso si troveranno a fronteggiare grandissimi problemi e a dover ancora di più pagare di tasca propria per servizi che come contribuenti hanno già pagato. Un altro pericolo, a cui accennavo già prima, è la spinta delle lobby liberiste per una americanizzazione del sistema sanitario. Sempre più spesso si sente parlare di fondi sanitari e nuove mutue. Tutto questo non servirebbe assolutamente a far stare meglio i cittadini. La sanità basata sui fondi e sulle assicurazioni non va bene, non funziona. Infine dobbiamo stare attenti alla crescente influenza della mafie sulla sanità. I campanelli di allarme non mancano. C’è stato il caso clamoroso della Asl di Pavia che ha svelato la gestione ‘ndranghetista di un’azienda con oltre 700 milioni di euro di budget o quella della Asl di Locri commissariata dopo che la Commissione d’accesso portò allo scoperto una spesa che aveva superato il doppio di quella massima autorizzabile".
C’è la speranza di salvare il servizio sanitario nazionale?
"Non dobbiamo parlare di speranza ma di obbligo perché la sanità è un bene comune e come tale deve essere preservato per le future generazioni. Servizi come quello sanitario non possono funzionare senza una reale lotta agli sprechi, alle lottizzazioni, alle lobby. Una sanità efficiente passa da un sistema di controlli adeguato, da investimenti programmati, da una politica attenta e da una società vigile. Sottolineo in particolare quest’ultimo punto perché l’impegno per salvaguardare il diritto alla salute deve essere un 'dovere' di tutti i cittadini".

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