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martedì 18 ottobre 2011

Caro Zanzotto, la sua voce è un costante richiamo etico e civile

ADDIO AD ANDREA ZANZOTTO

La lettera Gli auguri del presidente della Repubblica per i novant' anni del grande poeta veneto. Polemica leghista durante la celebrazione a Padova

Caro Zanzotto, la sua voce è un costante richiamo etico e civile


Pubblichiamo la lettera che Giorgio Napolitano ha inviato ad Andrea Zanzotto per festeggiare i novant' anni compiuti il 10 ottobre scorso  dal poeta di Pieve di Soligo. Nel testo il presidente della Repubblica rende omaggio alla sua «visione della poesia come "sentimento del tempo"» e a un percorso civile segnato dall' «ancoraggio alla Resistenza e alla Costituzione». Il capo dello Stato ricorda anche le tante esperienze che lo legano al poeta, «epoche cruciali come quelle della fine del fascismo e della successiva fioritura democratica», il comune amore per Montale e l' ambiente culturale padovano durante la Seconda guerra mondiale. E proprio a Padova, ieri, la celebrazione del poeta organizzata dalla Regione al Caffè Pedrocchi ha scatenato un piccolo caso politico. Il vicepresidente della Provincia, il leghista Roberto Marcato, escluso dal tavolo dei relatori, ha abbandonato platealmente la sala quando Elio Armano, scultore, ex consigliere regionale pd e amico del poeta, nel suo intervento si è scagliato contro la secessione. A placare la polemica ci ha pensato lo stesso Zanzotto: «Mi hanno raccontato di questo incidente, spero sia stata solo un' impuntatura sul protocollo della cerimonia». Caro Zanzotto, riceva il più affettuoso augurio, per un così bel compleanno, da un suo vicino di età. E non solo di età: perché altre vicinanze ci legano, avendo entrambi vissuto epoche cruciali come quella della fine del fascismo e della successiva fioritura democratica, e condiviso frequentazioni culturali e umane. È rimasta parte importante della mia formazione la Padova del 1942/43, in cui la mia famiglia si trasferì da «sfollata» per l' infierire della guerra su Napoli, e io conclusi il liceo al Tito Livio e incrociai (in libreria Draghi, ricorda?) le alte figure dell' Università antifascista. Mi aprii allora al gusto della poesia, impersonata per me anche da Diego Valeri, cui lei è stato particolarmente vicino; e scoprii quel Montale - rimasto a me sempre caro più di ogni altro contemporaneo - che lei ha giustamente difeso dalla sciocca etichettatura di «afascista» (quanti giovani come me lessero i suoi versi in chiave antifascista!). Le sono vicino, caro Zanzotto, nella visione della poesia come «sentimento del tempo», e sono tra i tanti che ammirano la ricchezza di motivi ispiratori e di accenti con cui l' ha come tale rappresentata. Nell' orizzonte più vasto, poi, dei suoi interessi culturali e civili, ritrovo i fili, a me familiari, non solo di un percorso «tra politica e utopie» come quello da lei rievocato, ma dell' ancoraggio alla Resistenza e alla Costituzione, e dell' idea di «un' unità del Paese, messa in campo fin dal Medioevo» sul terreno della storia letteraria. E colgo in lei la vigile attenzione e il fermo richiamo a valori essenziali dinanzi ai guasti subiti dalla società e dallo Stato, al diffondersi non solo della corruzione ma di una «volgarità fatua e rissosa», di «spinte sgangherate» e di «bassi sentimenti». La ringrazio per questa severità appassionata dei suoi messaggi, per l' amore che rivolge alla natura ferita così come alla gente del suo Veneto - una volta «povera e serva» - sempre faticatrice, ora anch' essa presa in quel «progresso scorsoio» che turba noi tutti. Continui, caro Zanzotto, a farci sentire questa sua limpida voce. Con amicizia. RIPRODUZIONE RISERVATA
Napolitano Giorgio

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