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lunedì 31 ottobre 2011

Quando il cinema parla della politica

 
Articolo 21 - CULTURA
Quando il cinema parla della politica
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di Ahmad Rafat

Quando il cinema parla della politica Alla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, che si è aperta con “The Lady”, il film che racconta la vita privata e pubblica del Premio Nobel per la Pace, la birmana Aung San Suu Kyi, è stato proiettato nella sezione “Alice”, un bellissimo film di un giovane regista statunitense. “David” è un film semplice, ma molto profondo, dove si parla della “strana” amicizia tra Daoud/David, un ragazzino musulmano figlio dell’imam della moschea di Brooklyn, e il suo coetaneo ebreo  dai genitori ebreo ortodossi. E’ lo scambio accidentale di una copia del Corano con la  Turah, che spinge il figlio dell’imam ad entrare in una scuola ebraica. Qui nasce una amicizia tra due undicenni, provenienti da ambienti familiari molto conservatori, che scoprono di avere inaspettate affinità.

“ L’idea del film mi è venuta il giorno dopo l’11 settembre, quando mi sono trovato in un vagone della metropolitana di New York seduto accanto a un religioso islamico che indossava una tunica bianca”, dice il trentenne Joel Femdelman, regista di “David”. “Ho subito pensato che poteva essere un terrorista, un bombarolo”, aggiunge il regista che proviene da una famiglia ebrea. “Poco dopo mi sono vergognato ed ho deciso di andare a conoscere da vicino i musulmani che vivono a Brooklyn”, ricorda il regista. L’idea del film nasce proprio dal tentativo di Fendelman di conoscere da vicino i suoi concittadini di fede islamica e di provenienza mediorientale.  “A 10 anni dagli attentati dell’11 settembre- aggiunge il regista- certo l’isteria islamofobica è diminuita, ma la paura c’è ancora e soprattutto c’è il rifiuto dell’altro, un rifiuto basato soprattutto sulla diffidenza e sul rifiuto reciproco di conoscersi”. Il film di Joel Fendelman pone una serie di domande, alle quali la società americana e quella occidentale devono rispondere se vogliono evitare nuovi 11 settembre. “Perché due ragazzini provenienti da culture diverse non possono essere amici?”, si chiede Joel Fendelman. “Se a questa domanda non troviamo una risposta- aggiunge- allora non dovremmo sorprenderci se ci saranno nuovi 11 settembre”. Il film di Fendelman non ha una conclusione positiva. “Idealmente vorrei che l’amicizia tra due undicenni di fede ebraica e musulmana fosse normale e naturale, ma oggi non è possibile, e il mio film chiede il perché di questa impossibilità”, conclude il regista.

Interessante anche “Hotel Lux” del tedesco Leander Haussmann. Il film ripercorre attraverso le vicende di due comici, che spopolano nella Berlino degli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, le vicende di Hitler e Stalin.  Entrambi sognano Hollywood, ma con l’inizio della guerra Mayer, ebreo e comunista, si darà alla macchia entrando in un gruppo insurrezionalista, mentre Zeisig invece, entrato in rotta di collisione con la Gestapo, non più disposta a tollerare le sue audaci pantomime del grande dittatore, è costretto a fuggire a Mosca, rifugiandosi in un albergo che ospita gli esuli tedeschi. "Il Lux è realmente esistito, esiste molto materiale su questo albergo convertito a metà degli anni Trenta in alloggio del Comintern e degli esuli dell'antifascismo", racconta Haussmann. Il regista dice di non voler riscrivere la storia, ma raccontare “l'individuo dentro i grandi avvenimenti storici, l'individuo che non si interessa della politica fino a quando questa non gli impedisce di essere felice".  Il “profugo tedesco fuggito dal nazismo si trova infatti a fare i conti con lo stalinismo. "Di Stalin e delle violenze da lui perpetrate- dice Hausmann- si parla ancora troppo poco, mentre in un momento in cui i russi coltivano nostalgie di quel tremendo passato, è un dovere morale ricordare cosa accadeva a Mosca in quegli anni".

Il cinema non poteva non trattare in un momento così difficile per l’economia mondiale il tema della crisi del capitalismo. Saranno infatti due film, nei prossimi giorni, a parlare della crisi finanziaria: “L’industriale” del maestro Giuliano Montaldo e  “Too big to fail” dell’americano Curtis Hanson.
www.indicinemaitalia.it

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