La quercia e la rosa, di Ludovica De Nava

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domenica 23 ottobre 2011

Nell'era dell'umanesimo 2.0 il sapere diventa condiviso


Frontiere

Nell'era dell'umanesimo 2.0 il sapere
diventa condiviso

Da Harvard a Trento, un nuovo modello di narrazione

Se c'è qualcuno che può incarnare le cosiddette «Digital Humanities», nuovo campo del sapere che si sta sempre più affermando, soprattutto in America, e che consiste nel ripensare la funzione delle discipline accademiche di stampo umanistico nell'era della Rete, della condivisione e dei formati aperti, questi è Jeffrey Schnapp. Cinquantasette anni, orecchino al lobo e una vaga somiglianza con Michel Foucault, forse per via del dolcevita e dei capelli rasati, Schnapp, storico medievalista di formazione, docente di letteratura italiana ad Harvard (attualmente sta tenendo un corso sulla Divina Commedia ) è ormai considerato uno dei massimi esperti del settore. Direttore e cofondatore dello Humanities Lab della Stanford University, Jeffrey Schnapp è oggi alla guida del MetaLab di Harvard insieme a James Burns, Daniele Ledda, Kara Oehler, Gerard Pietrusko e Jesse Shapins.

Jeffrey Schnapp
Jeffrey Schnapp
Questo incubatore di idee è una comunità di ricercatori, appassionati di tecnologia, designer, artisti, architetti, giornalisti e studenti impegnati in progetti collettivi che mirano a convogliare ricerca, insegnamento, scrittura, interventi sociali. Si occupa anche dello sviluppo e dell'uso di nuovi strumenti digitali, lanciando un vero e proprio ponte tra due campi apparentemente distanti. Il laboratorio si basa su un forte impegno per avere un impatto sul mondo culturale (ma non solo), spostando i confini tradizionali tra l'accademia e il pubblico, portando la cultura fuori dalla pura speculazione e configurandosi non tanto come un «think tank», ma come un vero e proprio «act-and-make tank». «Il nucleo operativo di questo spazio di ricerca - spiega Schnapp - è interdisciplinare e lavora in diversi settori. Quello degli archivi, prima di tutto, perché il patrimonio culturale nel passaggio dalla conservazione tradizionale a quella digitale permette un processo di democratizzazione straordinaria. Lavoriamo anche sul rapporto tra gli archivi, le collezioni culturali di vario genere, i repertori museali e il mondo digitale che, dal punto di vista tecnico offre moltissime possibilità, basti pensare alla tridimensionalità. Ci interessano i modelli di comunicazione espositiva, il settore della museologia in senso lato, campo in cui lavoriamo attraverso progetti che collegano gli spazi fisici ai nostri strumenti digitali. E poi facciamo un lavoro che potremmo chiamare di genomica culturale: studiamo e cerchiamo di mappare i fenomi culturali attraverso l'uso di strumenti informatici».

Tunnel stradale riadattato in museo di storia locale a Trento
Tunnel stradale riadattato in museo di storia locale a Trento
Nato all'inizio dell'anno, il MetaLab ha prodotto, tra le altre cose, «Sensate», un nuovo giornale accademico che sfrutta le potenzialità multimediali della Rete per ripensare la funzione stessa della critica (ha fatto un remix interattivo de Il medium è il messaggio di Marshall McLuhan), o il progetto Extramuros, basato sulla necessità di reimmaginare l'archivio come una biblioteca multimediale senza mura. Il progetto (che è candidato tra i finalisti del concorso per la costruzione della Biblioteca Digitale degli Stati Uniti) permette al pubblico di creare la sua propria collezione, prendendo materiali dalle biblioteche nazionali, musei di storia locale, social media e altri depositi. È di Schnapp anche l'ideazione, per la Fondazione Museo Storico del Trentino, delle Gallerie di Piedicastello (Trento), presentata nel padiglione italiano della Biennale dell'architettura di Venezia del 2010 e realizzata dallo Studio Terragni. Seimila metri quadri convertiti in museo permanente, esperimento riuscito di riqualificazione di un sito industriale abbandonato, le Gallerie sono uno spazio espositivo dedicato alla storia raccontata attraverso brevi sequenze filmiche, immagini, documenti sonori e documenti riguardanti vari settori, come l'Autonomia, le Dolomiti, l'Immigrazione, lo Sport. Accanto, la topografia umana della regione è rappresentata attraverso una stretta galleria di biografie raccontate, volti e voci. Nello stesso senso va un progetto non ancora realizzato a Gjiri e Panormus (Porto Palermo) in Albania: un museo della guerra fredda che appartiene proprio al quadro di attività di MetaLab.

Un rendering del progetto albanese (foto Faggion)
Un rendering del progetto albanese (foto Faggion)
Il laboratorio ha creato anche (e questa è la parte più strettamente tecnologica) una piattaforma di editoria multimediale, Zeega, che permette l'accesso a questi grandi repertori senza scaricare file, restando dentro la «nuvola». «Zeega - spiega Schnapp - è come un Power Point incentrato sull'utilizzo di video e documenti sonori per creare dei racconti, dei servizi utilizzando file già esistenti. Accanto a questo c'è l'uso di strumenti geospaziali per nuove forme di mappatura e cartografia non necessariamente referenziali, ma anche speculative, che ci permettono di indagare come organizziamo il sapere». Zeega arriva ora anche in Italia, precisamente in Trentino, attraverso la fondazione Ahref, creata da Luca De Biase, che intende usare la piattaforma del MetaLab per creare narrazioni locali condividendo materiali, video, suoni, foto, dati, mappe. Zeega verrà utilizzata per permettere alle comunità di raccontare la propria storia e organizzare la propria memoria. «Si tratta di costruire una rete di comunicazione a livello regionale per rendere più facile la partecipazione di cittadini, enti e istituzioni ai grandi dibattiti della vita sociale - spiega Schnapp -. Noi possiamo mettere a disposizione gli strumenti, di facile uso, che rendono possibile la partecipazione e la comunicazione, per costruire narrazioni condivise, ma anche per invitare i cittadini a una gestione del patrimonio. Questo contribuisce anche alla costruzione di meccanismi di trasparenza per le istituzioni e al progetto di democratizzazione. Oggi prevale ancora la tendenza a pensare che i patrimoni pubblici, artistici e no, appartengano alle grandi istituzioni. L'accessibilità e la messa a disposizione degli archivi digitali è un passo importante e una sfida a collegare una regione montagnosa come il Trentino, dove i collegamenti fisici non sono così immediati».

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