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mercoledì 2 novembre 2011

Torna Sherlock Holmes, e stavolta è proprio lui


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Torna Sherlock Holmes, e stavolta è proprio lui

Dopo tante rivisitazioni infedeli, esce a Londra il primo sequel autorizzato dal trust di eredi di Conan Doyle


Arthur Conan Doyle (1859-1930) e il suo «erede» Anthony Horowitz, 55 anni (foto da www.guardian.co.uk)
Arthur Conan Doyle (1859-1930) e il suo «erede» Anthony Horowitz, 55 anni (foto da www.guardian.co.uk)
Sherlock Holmes e il dottor Watson compaiono sugli schermi dei cinema di tutto il mondo nella serie-kolossal di film con Robert Downey jr e Jude Law (a Natale uscirà il nuovo episodio), nei telefilm inglesi che l'anno scorso crearono un fenomeno televisivo a sorpresa, e al 221B di Baker Street a Londra continua incredibilmente ad arrivare posta indirizzata all'investigatore più geniale del mondo. Holmes è apparso in storie non autorizzate, cioè fuori dal «canone» firmato Arthur Conan Doyle di quattro romanzi e 56 racconti. Ma il trust di eredi del dottor Doyle che ancora controlla i diritti (scaduti quasi del tutto nel Regno Unito, ancora in vigore negli Usa in una complessa rete di carte bollate) 81 anni dopo la morte dell'autore, l'«Arthur Conan Doyle Estate», ha commissionato un «romanzo autorizzato» che uscirà dopodomani nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Il titolo è The House of Silk, «la casa della seta», e l'autore prescelto è Anthony Horowitz, 55 anni, britannico, autore di storie per bambini e sceneggiatore cinematografico del sequel (già previsto) per il nuovo «Tintin» di Spiel berg.
Anthony Horowitz, 55 anni, l'«erede» Arthur Conan Doyle (foto da www.guardian.co.uk)
Anthony Horowitz, 55 anni, l'«erede» Arthur Conan Doyle (foto da www.guardian.co.uk)
Horowitz è un abile autore di romanzi d'avventura per ragazzi (la serie di Alex Rider edita da Mondadori) che, lavorando a gran velocità visti tutti i suoi impegni anche hollywoodiani, ha consegnato in soli 4 mesi dalla proposta ricevuta nel settembre 2010 il romanzo di 304 pagine ora in uscita. L'azione si svolge nel 1890 ed è raccontata in flashback da Watson come da tradizione: c'è Sherlock ovviamente con il suo Stradivari, c'è la cara governante signora Hudson, c'è anche il fratello di Sherlock, Mycroft, che nell'unica violazione - o per meglio dire aggiunta - al canone lasciato da Doyle si presenta al 221B di Baker Street, indirizzo nel quale finora non era mai apparso. Ma per il resto Horowitz è rispettosissimo dei personaggi e delle loro abitudini, e ha fatto molta attenzione a non aggiungere colpi di scena estranei al modus operandi di Doyle: dunque non c'è Jack lo Squartatore né si vedono comparsate della regina Vittoria come era successo in altri romanzi e film, non autorizzati, ispirati a Holmes. E non c'è ironia, quella dei (disprezzatissimi da Horowitz) film hollywoodiani su Holmes.
Le prime recensioni britanniche - «Sunday Times», «Sunday Telegraph», «The Guardian» - sono ottime, al netto di snobismi inutili visto che da Ian Fleming (007 recentemente riscritto da Sebastian Faulks e Jeffery Deaver) a Trevanian (riscritto da Don Winslow) la narrativa di spionaggio e gialla è fatta di queste contaminazioni (senza contare che capita anche con la narrativa più «nobile», ammesso che queste distinzioni abbiano ancora senso: vedi i giochi letterari di Fruttero & Lucentini e, più di recente, di Don Simmons sull'incompiuto e insoluto Edwin Drood dickensiano).
Matteo Persivale

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