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giovedì 3 novembre 2011

Il cinema italiano è ancora vivo: alla Mostra di Roma esordio vintage per Cotroneo, applausi per "L’industriale"


Il cinema italiano è ancora vivo: alla Mostra di Roma esordio vintage per Cotroneo, applausi per "L’industriale"

Il cinema italiano è vivo. L’anteprima de “L’Industriale”, di Giuliano Montaldo, ne è la prova: numerosi gli applausi a scena aperta, e la standing ovation a fine proiezione, con tanto di complimenti di Napolitano e signora, discreti ospiti in sala, lascia poco spazio ai dubbi.
Presente il cast al completo, da una commossa Carolina Crescentini al sorridente Pierfrancesco Favino, rispettivamente Laura e Nicola, marito e moglie in un matrimonio condito d’ombre e d’incertezze, dominato da disperata mancanza e ricerca di dialogo.
In una Torino dominata da scioperi e disoccupazione lui, industriale ossessionato dallo spettro del fallimento, non riesce più a comunicare con la compagna, anticonvenzionale rampolla di nobile famiglia, che intravede in un’improbabile quanto incompiuta avventura l’ascolto e le attenzioni che le mancano. Ma Nicola non è poi così distratto: attento ai dettagli, mentre con un colpo di coda tenta di salvare le sorti dell’azienda di famiglia, si mette sulle tracce del presunto amante e lo raggiunge, fino a che…
Con una trama ben costruita, Montaldo regala agli spettatori “l’altro cinema” italiano, quello di qualità, con un film elegante, curato e incisivo, che non manca di trasmettere le passioni, i tormenti e le cadute di personaggi tutt’altro che algidi e patinati.
I coprotagonisti, incastrati nel clichè dei ruoli di avvocato, madre e amica, sono “pedine” sapientemente collocate sullo sfondo, che concorrono a disegnare e mettere a fuoco le figure degli interpreti principali.
Nel panorama di un festival internazionale, cast e regista in stato di grazia hanno ci hanno regalato un piccolo capolavoro tutto italiano.

Per la regia di Ivan Cotroneo, la Napoli di Bellavista in salsa beat. Primi anni ’70: nella famiglia Sansone, insieme al presepe e a San Gennaro, gli unici a rimanere saldamente ancorati alla tradizione sembrano essere i nonni. Figli e nipoti, travolti dalla rivoluzione sessuale e dalle rivendicazioni del femminismo, fanno le spese della loro inadeguatezza ai tempi che cambiano.
Ne paga le conseguenze anche Peppino, dieci anni, il più piccolo e indifeso del clan: quando la mamma Rosaria (Valeria Golino)scopre che il marito Antonio (Luca Zingaretti) la tradisce, si ritira nelle sue stanze e “si alletta”. Ne uscirà solo per recarsi dallo psicanalista, con il quale finirà per rendere al consorte pan per focaccia.
Nel frattempo Peppino, affidato alle cure degli strampalati zii, i giovani Titina (Cristiana Capotondi) e Salvatore (Libero di Rienzo), vivrà da spettatore l’epoca dei figli dei fiori, con tutti gli oneri e gli onori che ne conseguono. Ballando e cantando, assisterà alle evoluzioni dell’amore libero e ingenuo di Titina e copierà il look di Salvatore, tra pantaloni a zampa d’elefante e magliette dai colori psichedelici, come quelli dei parati che rivestono i muri di casa sua. Complice un amico immaginario, il fu Gennaro de Cicco, un cugino strampalato che si credeva Superman, Peppino riuscirà infine a superare indenne gli stravolgimenti di un periodo storico e personale denso e movimentato.
Presentato ieri sera al Festival del Cinema, cast al completo compresa la Fiat 850 verde pisello della famiglia Sansone, l’effetto vintage de “La kryptonite nella borsa” ha contagiato il pubblico e gli addetti ai lavori, che durante i titoli di coda ne hanno applaudito il successo a ritmo di musica. Da vedere.

Un giorno questo dolore ti sarà utile. Someday This Pain Will Be Useful to You.
  Di Roberto Faenza, la trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Cameron si esprime con un film delicato che ricorda la prima produzione di Woody Allen, caratterizzato com’è dall’introspezione dei personaggi, dai dialoghi serrati e sovrapposti e dalla ricostruzione degli interni newyorkesi della upper class americana.
James, efebico ventenne in cerca di identità, lavora assieme a John, il direttore gay, nella galleria d’arte della madre Marjorie, eccentrica cinquantenne al terzo, sfortunato matrimonio.
Mentre la sorella Gillian intrattiene una relazione con un anziano e maritato professore il padre Paul, tra una blefaroplastica e una colazione di lavoro, insegue il mito dell’eterna giovinezza intrattenendo relazioni occasionali con giovani donne.
Fallito ogni tentativo di omologarsi ai comportamenti fatui e superficiali dei suoi coetanei, James si ritira dall’università e arriva a meditare il suicidio.
L’unico contatto col mondo che gli risulta sopportabile e gradito è quello con la nonna Nanette, che con delicata saggezza sa offrigli rifugio e consolazione al male del vivere.
Nel frattempo, uno scherzo ai danni di John, tanto mal riuscito quanto rivelatore, aggraverà a tal punto i tormenti della sua fragile personalità da portarlo ad accettare il risolutivo sostegno di Rowena, insolita e sensibile psicoterapeuta.
Forte della propria consapevolezza, James riuscirà infine a cogliere il senso della propria esistenza dalla morte di Nanette, facendo tesoro dei suoi insegnamenti in un inno alla pienezza della vita.
Con la colonna sonora di Elisa, che avvolge come un abito su misura l’essenza del film presentato ieri sera al Festival del Cinema, il cameo di Faenza rappresenta uno dei pochi casi in cui l’interpretazione cinematografica non tradisce ma anzi premia, ben oltre le aspettative, l’immaginazione di quanti hanno apprezzato il libro dal quale è tratto.
Antonella Scaramuzzino, www.noiroma.it
 
da Tiscali 

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