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domenica 4 dicembre 2011

Manara: "Voglio Penelope Cruz in un mio fumetto"

da LA STAMPA

Manara: "Voglio Penelope Cruz
in un mio fumetto"

Il celebre ritratto di Fellini firmato da Milo Manara

Manara stasera al Circolo
dei Lettori di Torino:
«Sarà la Maddalena
di Caravaggio»

LETIZIA TORTELLO
torino
Le sue donne sono eleganza, poesia. Sono il volto sublime dell’eros. Una musica ammaliante che diventa fumetto, capace di narrare le storie più incredibili. Lui è Milo Manara, uno dei massimi illustratori italiani, che stasera, alle 21, al Circolo dei Lettori, presenta l’ultima fatica uscita dalla penna a china: «Il trombettiere». Narra la vicenda di un suonatore-soldato, Giovanni Martini, e della sua fuga rocambolesca per unirsi a Garibaldi e ai Mille, per viaggiare poi verso New York, mitica città del jazz. L’opera è scritta con il paroliere David Riondino. E’ una sorta di romanzo storico - solo qualche scena, stavolta, è riservata al nudo femminile - edita da Magazzini Salani.

Maestro Manara, anche lei si è fatto attirare dalle celebrazioni dell’Unità?
«Da tempo tengo d’occhio questo soggetto. Ho disegnato un primo trombettiere Martini a fine Anni 70, quando lavoravo al Corriere dei ragazzi. Poi Riondino si è interessato a questa avventura, e finalmente siamo riusciti a dare alla luce un incredibile poema».

Fellini, Enzo Biagi. Ha prestato il tratto ai più grandi. Quale valore aggiunto hanno per lei le produzioni a più mani?
«Di tanto in tanto fa bene prendersi una vacanza e unire le creatività. Recentemente ho lavorato anche con Jodorowsky e Vincenzo Cerami. E ora Riondino, che è un vero cavalcatore di montagne. Certo, ho dovuto faticare non poco: è un disordinato. In ogni momento ripensava alle "decime" del testo e io ero costretto a rifare le tavole».

Per restare ai partner illustri, qual è il suo ricordo più intenso di Hugo Pratt?
«Ci legava un’amicizia fraterna. Avevo una dote che lui apprezzava molto, cioè sapevo sempre quando era il momento di andarmene. Sono stato l’unico a non averci litigato».

Cosa ne pensa dell’immagine erotica oggi, abusata ovunque, dagli spot alla tv? Non le è mai venuta voglia di cambiare genere?
«L’uso dell’erotismo in pubblicità mi scandalizza, è violare qualcosa di sacro, che manda avanti il mondo da sempre. Significa mercificare quel concetto greco di amore che invece è negazione di ogni volgarità. L’albero che rifiorisce a primavera compie un atto erotico, la natura è un trionfo dell’eros, e bisogna imparare a raffigurarlo».

Tra le sue icone, anche donne dello spettacolo. Che ne dice di Penelope Cruz? In questi giorni sta girando a Torino.
«Credo proprio che la utilizzerò come ispiratrice per Maddalena, una delle donne del Caravaggio; sto disegnando la vita del celebre pittore. Mi piacerebbe incontrarla, ma non le chiederei di posare: uno dei pochi vantaggi che il fumetto ha sul cinema è che può usare le immagini delle più belle attrici, senza chiedere loro i diritti».

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